Skip to main content

Ilaria Capponi, ex atleta e ex modella: "Lo sport salva la vita"

04 Giugno 2024 - 11:02
Giuliana Valerio
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giuliana Valerio

Anoressia, bulimia, digoressia e altri disturbi alimentari sono la prima causa di morte tra gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, dopo gli incidenti stradali, con un bilancio in ascesa. Nel 2023 si sono avuti 3.780 decessi.
Basterebbero questi dati per fare venire i brividi, ma quando si esce dai numeri e si entra nelle vite vere, nelle esperienze vissute e narrate in prima persona, è difficile trattenere l’angoscia. Un sentimento provato dalle oltre 1.500 persone che hanno ascoltato il talk di Ilaria Capponi nel corso del Tedx che si è svolto a Padova lo scorso 25 maggio. Tema, la sua esperienza, sei anni di bulimia e altrettanti per uscirne, e i modelli disfunzionali alla base dei disturbi alimentari.
Ilaria Capponi, 34 anni, è un ex modella con un passato da giocatrice di basket a livello professionistico, uno dei volti più conosciuti della serie A. Laurea al sacro Cuore di Milano in linguaggi dei Media e due Master, nel 2024 ha annunciato il suo ritiro dalle passerelle, criticando i canoni non salutari dell’industria della moda. Combatte la sua battaglia a favore di una comunicazione mediatica responsabile sui social media e su tv, radio e carta stampata, facendo della sua esperienza personale, sei anni di anoressia e gli ulteriori sei per uscirne, un mezzo per combattere trend e modelli che influenzano in modo negativo i giovani e i giovanissimi, con un focus sul settore moda e sul body positivity.

Il mondo della moda è ancora portatore di messaggi negativi per i nostri adolescenti? Che ne è della rivolta contro le modelle troppo magre di qualche anno fa?
E’ stato un bluff, una sorta di ‘green washing”. Le case di moda continuano a richiedere modelle altissime con taglie impossibili, al massimo la 38, e senza seno. La mia seconda era improponibile per le sfilate di alta moda e mi fasciavo il petto. Il corpo ne patisce le conseguenze: se sono alta 1,81 non posso pesare 51 kg per entrare in una 38 ed essere in salute! Certo, vediamo modelle ‘curvy, abbondanti. Ma in questo modo facciamo passare il messaggio che grasso è bello, e dimentichiamo che non è salutare neppure pesare troppo. Mancano modelle reali, quelle in cui possiamo riconoscerci, che assomigliano alle nostre amiche, alle nostre compagne di classe. Ma il problema non è solo quanto accade sulle passerelle. Le influencer indossano i modelli che le case di moda regalano loro, quelli che vengono indossati nelle sfilate. Sono naturalmente taglie 38. Così anche le influencer per lavorare con la moda devono dimagrire, altrimenti non vengono considerate dalle case. E sono soprattutto loro a dettare lo stile e i modelli di vita alle nostre adolescenti.

Siamo bombardati da immagini di corpi muscolosi e perfetti e di messaggi che inviano a ‘definire’, ‘scolpire’ il proprio corpo. Un canone di bellezza spesso impossibile da raggiungere…
Stiamo parlando di vigoressia, un vero e proprio disturbo alimentare oggi diffusissimo ma sottovalutato. Si tratta di una distorta percezione del proprio corpo che scatena la preoccupazione ossessiva che questo non sia abbastanza muscoloso, con una conseguente compulsione all'esercizio o ad assumere alimenti, integratori o anche farmaci per aumentare la muscolatura e asciugare il fisico. Sembra un problema più innocuo rispetto agli altri disturbi alimentari, ma non lo è. Volere per forza ingrossare la muscolatura, oltre a spingere a prendere schifezze come gli steroidi che non fanno bene, porta anche a volersi definire. E una definizione la si ottiene con delle deprivazioni, con dei sovraccarichi proteici, con espedienti malsani. Anche quello è sbagliato. Quando facevo la modella mi avevano consigliato un personal trainer, che poi ho deciso di non seguire, che mi diceva di smettere di bere nove ore prima delle sfilate, come, mi spiegava, si fa normalmente nelle gare di body building. In questo modo il corpo si libera dell’acqua con la normale diuresi e poi piano piano si ‘asciuga’, perché non ha più acqua. Smettere di bere per otto ore non è per niente salutare, alla lunga distrugge i reni. È una pratica che si fa normalmente nelle sfilate di bikini importanti, come preparazione pre show. C’è anche chi beve l’acqua del ferro da stiro, demineralizzata. Così come è normale per le modelle non avere il ciclo per molti anni, mangiare cotone imbevuto d’acqua per resistere alla fame…

Tu dici che lo sport ti ha salvato la vita.
E’ così, e per questo ho creato un progetto insieme alla Federazione Italiana Pallacanestro, che porto nelle scuole dove offro la mia testimonianza. Si chiama proprio “Lo sport che salva la vita”, perché nel mio caso lo sport mi ha ridato una dimensione che avevo totalmente perso nell’ambiente della moda. Quando ho cominciato ad allenarmi seriamente nella pallacanestro e a giocare nelle serie maggiori, ho cominciato a vivere in modo diverso il mio corpo. Da modella ero abituata a far deperire e a sfinire il mio corpo, inseguendo per misure che lo danneggiavano. Invece, paradossalmente appena arrivata a giocare in serie A essendo molto longilinea avevo il problema opposto: ho dovuto mettere su massa perché altrimenti in campo sarei stata spostata con un soffio. Ho dovuto fare il percorso contrario, rifiutando tutto ciò cui avevo ambito fino a quel momento, l’estrema magrezza. Se per lavorare nel mondo della moda e lavorare a determinati livelli dovevo sfinire il mio corpo, renderlo più esile possibile, nello sport, invece, mi sono ritrovata a dargli un nuovo valore. Per performare il mio corpo doveva essere alimentato, doveva riposare. Lo sport ti insegna l’amore per il tuo corpo, perché è il mezzo con il quale tu puoi raggiungere il risultato. Questa è stata la mia salvezza. Sono arrivata con lo sport a ritrovare quell’amor proprio che ci vuole per rispettare il proprio corpo, per nutrirlo, per riposarlo in modo tale che possa performare al massimo. Lo sport mi ha insegnato il rispetto per me stessa.

Fare sport sin da piccoli aiuta a sviluppare un giusto rapporto con il proprio corpo.
Non solo. Lo sport per i bambini è fondamentale, è parte integrante dell’educazione, insegna a saper stare al mondo. A me lo sport ha insegnato a studiare, a prendere consapevolezza dei miei limiti, a superarli e quindi a renderli parte di me e cambiare traiettoria, imparando ad amare e curare il mio corpo, amandolo e prendendomene cura invece che annullarlo. E cambiare traiettoria è fondamentale, soprattutto se pensiamo che nel 2023 sono morti per disturbi alimentari 3780 adolescenti in Italia tra i 14 e i 18 anni, la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. È importante che i giovani facciano sport, ma bisogna anche che lo sport venga praticato in modo sano. E qui bisogna chiamare in causa i genitori, che devono fare praticare lo sport ai propri figli per la bellezza dei messaggi e dei valori, ma non deve essere una condanna. Non bisogna alzare troppo l’asticella, perché a volte abbiamo dei canoni, degli standard troppo alti che non rispecchiano per forza la natura, il fisico, la genetica, il talento del ragazzo. Quindi non bisogna fare pressioni, e calibrare le aspettative.

Eppure anche nel mondo dello sport si sente talvolta parlare di storture, di disturbi alimentari e non solo, indotti proprio dalla necessità di forzare il corpo alla prestazione.
Ci sono sport in cui i disturbi alimentari sono sicuramente più diffusi: quelli che richiedono il canone della leggerezza e della agilità. Penso alle ginnaste: sono spesso venute fuori dinamiche malsane nella gestione del peso delle atlete, necessario per mantenere quei numeri e risultati che diversamente non raggiungerebbero. Ma penso anche alla danza classica: le ballerine devono essere leggere, vanno sollevate. Bisogna rientrare in un certo peso, altrimenti non si può danzare. Che è esattamente il problema che ho riscontrato della moda.
Inoltre in queste discipline si inizia fin da bambini, in età decisamente più a rischio. Dai dieci, dodici anni i bambini sono bombardati mediaticamente da immagini che tutto sono meno che modelli positivi, usano il cellulare sin dalla tenera età, hanno accesso ai social sempre più presto e seguono quei modelli. Il connubio estrema magrezza = risultati = successo anche nello sport può essere molto pericoloso.

Insomma, possono giungere messaggi che spingono ad intervenire sul proprio corpo per arrivare a prestazioni che magari non potrebbe sostenere per sua natura.
Si è pericolosamente spostata la scala delle priorità: bisognerebbe fare sport perché ci si diverte, perché è una passione, che ti fa star bene, ma quando diventa una schiavitù e mette a dura prova il tuo corpo, non senti più adeguato, non ti diverti più. È lì che bisogna fermarsi e riflettere.
Un esempio è quando le ragazze giungono allo sviluppo: arrivano il seno, i fianchi, lo scombussolamento ormonale cambia la figura, rendendola diversa da quella di una bimba. Che però è quella che viene richiesta anche nelle ragazze e nelle adulte in alcuni sport, come appunto la ginnastica, dove le atlete non possono superare una certa altezza e un certo peso. Così si comincia a intervenire sul corpo, arrivando magari a costringerlo ad arrestare lo sviluppo. E’ quello il momento in cui il genitore, che è un adulto, deve comprendere quanto sia compatibile e giusto quello sport per il proprio figlio, cercare di capire come e se rimanga comunque sano aderirvi. Cero, è possibile trascurare la salute e trasformare il proprio corpo per raggiungere un traguardo, che magari poi si raggiunge anche. Ma la performance non sarà mai efficace se non si asseconda la propria natura. Se si perde peso per rimanere in un peso che non ci appartiene, in gara non renderemo mai come qualcuno che invece per motivi genetici è già predisposto a quel tipo di prestazione. Lo sport è bello per questo: tutti i giorni ti confronti con i tuoi limiti e ti insegna a prenderne atto. Io sapevo che non avevo l’altezza per restare in serie A, ero la seconda più bassa del campionato! Ma era una consapevolezza cui lo sport mi ha portato con evidenze obiettive e non ne ho fatto una tragedia. Bisogna esser consapevoli dei limiti che ti pone il tuo corpo e ascoltarlo.

© chesport.infoTutti i diritti riservati

Le più lette

Pallavolo: Fefè de Giorgi a Padova per Tre tocchi d'autore

L'allenatore della nazionale ed ex giocatore presenta il suo libro "Egoisti di squadra"

Basket e impianti, LupeBasket per S. Martino di Lupari: con Sport Bonus, raccolti oltre 100.000 euro

Il presidente Vittorio Giuriati: «Ci siamo dati da fare ed abbiamo ottenuto un'importante risposta da questi investitori»

Catia Scanferla, il tiro a segno per colpire gli effetti della sclerosi multipla

Vicampionessa in due specialità, l’atleta padovana è anche falconiera e danzatrice del ventre

Pallavolo Padova: la stagione agonistica è finita...ma non per tutti

Convocati tre padovani per la Volleyball Nations League e quattro allo stage in vista della nuova nazionale di De Giorgi

“Fate i genitori e lasciate fare all’allenatore il suo lavoro; dovete essere i supporter dei vostri figli, non i loro ultras”

Intervista esclusiva a Alessandro Mora, mental coach di atleti olimpici e squadre professionistiche

Assindustria Sport porta “L’atletica a scuola”

Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Cariparo e coinvolgerà 15 istituti scolastici e oltre 2 mila studenti. Lezioni in classe, esercitazioni in pista e incontri con i grandi atleti del club gialloblù

Tre giovani calciatori del Campodarsego Calcio in campo nazionale

Lazio Cup, il portiere Alessandro Conti vice la finale con la maglia della nazionale LND Under 17. Per Barzaghideanu e Pasquetto ottimo secondo posto alla Juniores CUP

Breaking: la corsa di B Girl Alessandrina per le Olimpiadi di Parigi

A Padova per perfezionare tecnica e stile alla B Students Accademy

Basket in carrozzina: Self Group Padova Millennium torna in serie A!

La formazione di Jacopo Da Villa, battendo in finale i Giovani Tenaci Roma, ha inanellato 16 vittorie su 16 partite