
Disturbi Alimentari, il 15 marzo la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla
Giuliana Valerio
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Oltre 3 milioni (ma è un numero sottostimato) di persone in cura o a rischio, pari a circa il 6% della popolazione; una forte prevalenza delle femmine sui maschi, circa 8-9 su 10 e un aumento di esordi precoci, con il 30% dei casi sotto i 14 anni e riscontri già tra gli 8 e i 10 anni.
Sono i numeri dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), una malattia che coinvolge sempre più minori e che è causa di circa 4 mila morti ogni anno in Italia, la seconda causa di morte tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali.
Informazione, sensibilizzazione e ascolto sono i primi strumenti per cercare di contenere questo fenomeno, che sta sempre più aumentando anche a causa delle restrizioni causate dalla pandemia e dell’uso poco consapevole dei social. Eppure, nonostante l'emergenza, i finanziamenti destinati al contrasto dei DCA hanno subito tagli, con un rifinanziamento di 500.000 euro per anno per il 2025-2027.
Il 15 marzo si celebra la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla per sensibilizzare sul tema e in questo contesto ad Abano Terme è stata organizzata oggi, 14 marzo, nell’ambito degli incontri dell’Aperitivo letterario di Alì, nel centro commerciale Aponense, una mattinata di confronto tra giovani, esperti e associazioni.
All’incontro hanno partecipato 40 studenti e 3 insegnanti dell’Istituto F. Lazzarini di Bresseo di Teolo, scuola che negli ultimi anni ha già ospitato percorsi di prevenzione sui disagi dell’adolescenza realizzati dall’associazione Ali di Vita ODV. Presenti anche ragazzi e allenatori della Pallamano Mestrino, realtà sportiva del territorio sensibile alle iniziative di carattere educativo e sociale.
L’occasione era la presentazione del libro di Elisabetta Gemmo, il racconto educativo per ragazzi “Anche Challye ha le ali e ha imparato a volare” (La Carmelina Edizioni), rivolto soprattutto ai giovani tra i 12 e i 14 anni ma capace di parlare anche a genitori ed educatori.
Il libro racconta la storia di Sabrina, detta Challye, una ragazza alle prese con difficoltà familiari e scolastiche che la portano a sviluppare un rapporto problematico con il proprio corpo e con il cibo. Un racconto che affronta temi molto attuali come l’influenza dei social media, la costruzione dell’identità e le fragilità dell’età adolescenziale.
A tenere le fila dell’incontro, Edoardo Pittalis, giornalista, Loredana Borgato, presidente dell’associazione Ali di Vita ODV, la psicologa e psicoterapeuta Michela Pepe e il sociologo e semiologo Filiberto Tartaglia. TFocus sui disturbi alimentari ma anche sulle dinamiche del web, capaci di incidere pesantemente sulla percezione di sé, l’amicizia, il dialogo e il sostegno degli adulti, che possono rappresentare una via di uscita.
I disturbi alimentari sono una malattia, e quindi vanno curati come si farebbe con una qualsiasi altra patologia, rivolgendosi ad esperti e alle associazioni che lavorano con adolescenti e famiglie, come ha spiegato Loredana Borgato, presidente dell’associazione Ali di Vita ODV, che quest’anno celebra i suoi 10 anni di attività e che rappresenta quella cerniera tra lo smarrimento di chi si trova ad affrontare la realtà dei disturbi alimentari, il sostegno psicologico e le strutture sociosanitarie dedicate sul territorio.
Dei rischi di affidarsi senza riserve al mondo dei social, dell’intelligenza artificiale e del web ha parlato il sociologo Filiberto Tartaglia, che ha ricordato come sia necessario “guardare negli occhi le persone” per fidarsi e affidarsi, e come i libri possano offrire l’attivarsi di quel mondo di fantasia e sogno che troppo spesso si cerca nel web.
Infine, ha invitato i ragazzi a praticare una maggiore “sobrietà digitale”, raccomandazione valida anche per gli adulti “per non diventare protesi umane di dispositivi artificiali”.
Aveva già fatto una lezione a scuola con i ragazzi la psicologa Michela Pepe, che ha continuato il suo dialogo con loro rispondendo a domande molto puntuali e concrete: cosa devo fare se capisco che una mia amica ha problemi col cibo? A chi devo rivolgermi? Quali sono i segnali di allarme? Iperattivismo, isolamento, sensazione di freddo costante, modifiche drastiche nelle abitudini alimentari e un cambio delle abitudini di vita più in generale: non si fanno più le cose che si facevano prima, insieme agli altri, e tipiche dell’età. La risposta? Non cambiare le proprie abitudini per seguire quelle dall’amica che ha problemi, ma portarla a ritrovare la sua quotidianità. E soprattutto, l’ascolto.
“I ragazzi e le ragazze vogliono essere ascoltati, visti e non giudicati – ha spiegato – Non occorre fare un loro interrogatorio per capirli, ma basta guardarli negli occhi. E ricordare che i disturbi alimentari sono una malattia, non una colpa. Quando sono in difficoltà lanciano segnali, cercano gli adulti, ma purtroppo spesso questi non sono in grado di aiutarli. Ecco perché bisogna lavorare anche con gli adulti, sono fragili e anche loro vanno aiutati, ma restano una risorsa importante, cui bisogna che si rivolgano”.
Ma allora, come fare per capire quale adulto può essere d’aiuto? hanno chiesto i ragazzi. “Bisogna seguire l’istinto – ha risposto – ma anche provare, fare dei tentativi delle verifiche prima di aprirsi e capire se fidarsi. E ricordate che l’adulto deve essere un ponte verso altri adulti che sono in grado di aiutare a uscirne: gli psicologi e gli psichiatri, non i nutrizionisti o gli amici o, tantomeno, il web”.
Video
La mattinata è stata aperta da un momento artistico curato dall’Associazione Il Melograno ODV, che ha proposto una breve interpretazione della fiaba “Nessun luogo è lontano” di Richard Bach, richiamando il valore delle relazioni e della vicinanza tra le persone nei momenti di difficoltà e si è chiusa con un rinfresco tutti insieme.
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Il numero verde
Se pensi che tu o una persona cara possa soffrire di disturbi del comportamento alimentare chiama il numero verde 800 180 969.
E' un servizio di counseling telefonico gratuito che offre uno spazio di ascolto e di orientamento.
Foto di Elisa Brentan
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