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Padova, 27-29 marzo, Fiera del Cicloturismo: la bici ridisegna le città e il turismo

14 Febbraio 2026 - 10:52
Giuliana Valerio
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Giuliana Valerio

Conto alla rovescia per la Fiera del Cicloturismo che dal 27 al 29 marzo 2026 torna nei padiglioni della Fiera di Padova. Una scelta tutt’altro che casuale: Padova è oggi la prima città italiana per chilometri di piste ciclabili in rapporto alla superficie, con 195 km di rete, case avanzate ai semafori e sistemi di monitoraggio dei flussi che testimoniano un approccio strutturato alla mobilità su due ruote.

La manifestazione riunirà destinazioni turistiche italiane ed estere – dalla Corsica alla Croazia, dalla Valle della Loira al Portogallo, fino a Slovenia, Spagna, Svizzera e Turchia – insieme a numerose regioni italiane. Ma si parlerà anche di servizi, noleggio, infrastrutture e intermodalità, con un focus particolare sul cicloturismo urbano, un segmento in forte crescita che sta cambiando il modo di vivere e visitare le città.

Un modello europeo che mette la bici al centro

Sempre più amministrazioni stanno comprendendo che la qualità della vita urbana è strettamente legata alla possibilità di muoversi in modo sicuro, sostenibile ed efficiente. A certificarlo è il Copenhagenize Index, che valuta le città in base a infrastrutture, sicurezza e politiche pubbliche per la ciclabilità. In cima alla classifica torna Utrecht, mentre per l’Italia l’ingresso di Bologna tra le prime trenta città al mondo rappresenta un segnale importante di maturità del sistema.

Esperienze consolidate come quelle di Valencia, Gand, Lubiana, Parigi e Berna dimostrano che una rete ciclabile continua e integrata con il trasporto pubblico non è solo un’infrastruttura, ma un vero progetto di qualità urbana. In queste città la bicicletta è parte della quotidianità dei residenti e diventa uno strumento privilegiato anche per i visitatori, che possono esplorare in modo più lento e profondo quartieri, parchi e aree meno centrali.

Questo approccio, però, è realizzabile solo quando le piste ciclabili sono connesse tra loro in una rete organica e sicura, ma non basta. Occorrono anche servizi concreti, tra cui noleggio di biciclette, app di navigazione con guide dedicate, parcheggi sicuri presso le strutture di interesse e le strutture ricettive.

Pianificazione e “Città 30”: la trasformazione italiana

In Italia, la legge 11 gennaio 2018 ha introdotto l’obbligo del Biciplan per le città metropolitane e i comuni sopra i 100 mila abitanti, integrato nei PUMS. Si tratta di uno strumento strategico che ridisegna la mobilità urbana attraverso reti ciclabili portanti, collegamenti di quartiere, ciclostazioni e interscambi con il trasporto pubblico, affiancati da incentivi come il Bike to Work e il Bike to School.

Parallelamente si sta diffondendo il modello “Città 30”, sperimentato per primo in Italia da Cesena e rafforzato in anni recenti a Bologna, che prevede il limite di velocità a 30 km/h nei centri urbani.

Città come Milano, Torino, Roma, Firenze, Genova, Verona, Parma, Reggio Emilia, Vicenza, Olbia hanno avviato sperimentazioni con risultati positivi su incidentalità e mobilità sostenibile. Il modello implica un ridisegno dello spazio urbano: marciapiedi più ampi, più piste ciclabili, aree verdi, sharing mobility e maggiore accessibilità.

La riduzione della velocità non è solo una misura di sicurezza, ma un cambio di paradigma: strade meno dominate dalle auto, maggiore vivibilità e condizioni più favorevoli alla mobilità attiva. Il modello “Città 30” ha favorito l’uso della bicicletta nei centri delle città, che sono (o vengono percepite) come più sicure. È quindi aumentato il bike sharing, bike to school e bike to work, vale a dire l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto anche in condivisione, per andare al lavoro o accompagnare a scuola i figli.
Del resto, anche il rapporto UNICEF “A ruote libere” conferma che una mobilità urbana sicura è fondamentale per migliorare la qualità di vita dei bambini. Gli spostamenti attivi casa-scuola riducono traffico e velocità, migliorano la qualità dell’aria, aumentano la sicurezza stradale e rendono le città più vivibili e inclusive.

I vantaggi per chi pedala, per le città e per il turismo

Muoversi in bicicletta in ambito urbano significa innanzitutto ridurre i costi di spostamento e guadagnare in autonomia. Sulle distanze brevi e medie, tipiche degli spostamenti cittadini, la bici è spesso il mezzo più rapido, capace di evitare congestioni e tempi morti. A questo si aggiunge un beneficio diretto sulla salute: l’attività fisica quotidiana contribuisce a ridurre stress e sedentarietà, migliorando il benessere complessivo.

Per le città, l’impatto è ancora più evidente. Ogni spostamento in bicicletta sostituisce potenzialmente un tragitto in auto, con una riduzione immediata di traffico, emissioni e rumore. Meno automobili in circolazione significano anche meno spazio destinato ai parcheggi e più aree che possono essere restituite a verde pubblico, marciapiedi più ampi e luoghi di socialità. La sicurezza stradale tende a migliorare quando le velocità si abbassano e la presenza di ciclisti diventa strutturale nello spazio urbano.

Inoltre, studi promossi da EIT Urban Mobility e Cycling Industries Europe realizzati su 150 città europee evidenziano anche  benefici economici tangibili, tra risparmi sanitari (40 milioni di euro) e incremento della produttività (30 milioni di euro).

Dal punto di vista turistico, poi, il cicloturismo urbano amplia l’offerta e differenzia l’esperienza. Il visitatore non si limita alle aree pedonali del centro storico, ma può raggiungere quartieri periferici, percorsi fluviali, parchi e poli culturali meno conosciuti. Questo favorisce una distribuzione più equilibrata dei flussi, contribuisce alla destagionalizzazione e genera nuove opportunità economiche per noleggiatori, guide, strutture ricettive bike-friendly e servizi digitali dedicati.

I numeri della crescita

Secondo il 22° Rapporto ISFORT sulla mobilità, la quota di spostamenti in bicicletta in Italia è passata dal 4,1% del 2024 al 5,2% nel primo semestre 2025, con un incremento significativo in un solo anno. Il Nord-Est resta l’area con la maggiore diffusione, ma il Sud registra le crescite percentuali più marcate nel medio periodo.

Alla Fiera di Padova buone pratiche che fanno scuola
La Fiera del Cicloturismo non sarà solo un appuntamento per appassionati, ma un momento di confronto sul ruolo strategico della bicicletta come strumento di rigenerazione urbana, attrattore turistico e leva concreta di qualità della vita.

Nei padiglioni della Fiera saranno protagonisti alcuni progetti simbolo della mobilità ciclabile italiana, tra cui Padova, che rappresenta un laboratorio avanzato di pianificazione ciclabile..

Il GRAB - Grande Raccordo Anulare delle Bici collega centro e periferie di Roma con un anello di circa 50 km integrato con metro e ferrovie.

AbbracciaMI consente di percorrere 70 km attorno a Milano attraversando parchi e quartieri.

La Bicipolitana di Pesaro ha introdotto per prima in Italia una rete strutturata come una metropolitana ciclabile.

Il Comune di Firenze ha incentivato la mobilità attiva con il progetto “Pedala, Firenze ti premia”, coinvolgendo migliaia di cittadini.

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