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Fare sport piace sempre di più

28 Agosto 2025 - 15:25

 

Monia Pasqualetto
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Monia Pasqualetto

Aumento della pratica sportiva, riduzione della sedentarietà, maggiore partecipazione sportiva da parte degli adolescenti, diminuzione del gap di genere nello sport. Sono questi alcuni aspetti che emergono dal Rapporto Annuale dell’Istat 2025, rilanciati anche da Sport e Salute spa (azienda pubblica che promuove lo sviluppo dello sport in Italia, ndr), nell’ambito di un’analisi più generale sui percorsi di vita delle diverse generazioni.

Uno dei dati principali riguarda proprio il graduale aumento, di generazione in generazione, a partire dagli anni del dopoguerra, della pratica sportiva, sia quella svolta saltuariamente sia quella praticata in modo continuativo. Un dato su tutti. Considerando i nati tra il 1945 e il 1949 a praticare sport erano meno di due persone su 100 (18,3%). Se si prendono in considerazione i nati dal 1975 al 1979 la percentuale sale al 40%. I livelli più elevati si rincontrano per le generazioni appartenenti alla seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso con punte massime di due ragazzi 10-14 anni su tre.

Un buon indicatore del fatto che lo sport ha via via assunto un ruolo sempre più importante nelle abitudini e negli stili di vita individuali favorendo, non solo occasioni di inclusioni e socialità, ma anche e soprattutto un corretto ed equilibrato sviluppo psico-fisico e il benessere della popolazione.

Nell’ultimo trentennio sono sempre di più le persone che decidono di investire il tempo libero nello sport in modo stabile: prendendo la fascia dai dieci anni in su, si è passati dal 16,6% nel 1995 al 27,6% nel 2023 con un incremento pari a oltre dieci punti percentuali.

Stabile il dato su chi pratica sport saltuario (9%), mentre è in calo la quota di chi fa attività fisiche, quali passeggiate, nuoto, bicicletta (36% nel 1995, 28,4% nel 2023). Lieve riduzione, infine, anche per la quota di popolazione sedentaria che passa dal 39% a più di una persona su tre.

Anche il divario di genere si è ridotto, soprattutto nelle generazioni più giovani, con le ragazze di 10-14 anni che passano dal 47,8 per cento di sportive tra le nate nel 1980-1984 al 63,5 per cento tra quelle del 1990-1994.

La fotografia offerta dall’Istat è, in realtà, inserita in un contesto molto più ampio che, se da un lato evidenzia fattori significativamente positivi e in miglioramento in termini di longevità, qualità della vita, benessere individuale e collettivo, dall’altro non manca di sottolineare alcune importanti criticità.

La sedentarietà ad esempio. E’ vero che si è ridotta nel corso degli anni ma la quota si mantiene ad oggi elevata (più di una persona su tre non pratica alcuna attività sportiva). La partecipazione attiva ad uno sport tende, inoltre, a ridursi con l’ingresso nell’età adulta e, poi, con l’avanzare dell’età.

A preoccupare maggiormente sono, tuttavia, i dati relativi al sovrappeso e all’obesità. Patologie che colpiscono già e sempre più la fascia di popolazione in età infantile e che rappresentano un fattore di rischio all’insorgenza di altre malattie cronico-degenerative del sistema cardiovascolare, del diabete di tipo 2 e di alcune forme tumorali.

Dal rapporto si evince, dunque, un processo sicuramente positivo sotto il profilo della pratica sportiva anche se non vanno trascurati tutti quei fattori che ancora tendono ad incidere negativamente sullo stile di vita della popolazione e sui quali c'è ampio margine di lavoro. Così come riporta la stessa analisi dell’Istat: "osservarne (contesto demografico, sociale ed economico del Paese, ndr) l’evoluzione della struttura e dei comportamenti significa cogliere i cambiamenti in atto, ma anche programmare in modo più efficace gli interventi necessari per gestire meglio le possibili traiettorie e criticità future".

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