
Danza Butoh: conoscere la “fragilità” dello Stare in piedi per raggiungere il Benessere
Giovanni Pellecchia
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Presentato il 22 marzo scorso nell’ambito dell’Italian Youth Forum Padova 2025 “Patrimonio e Well-Being, la cultura che cura” il percorso di cura e benessere attraverso la Danza Butoh.
Danza Butoh, è tutta questione di… equilibrio
Questo tipo di danza molto particolare non si annuncia con delle coreografie né si interessa al gesto atletico, tipico della danza classica e moderna occidentale. La sua azione, infatti, si basa... sulla perdita dell’equilibrio, considerata esperienza necessaria per poter mettere in moto tutto ciò che serve a riacquistarlo.
Arte scioccante e provocatoria, androgina e psico-somatica, nell’uso di musica e costumi scombussola le tradizionali distinzioni di genere e differenze tra est e ovest del Mondo.
Danza “proibita” in quanto sovversiva, catartica e liberatoria, nasce nel 1959 in Giappone, nella cui lingua butoh o passo di danza, indica letteralmente “pestare con i piedi” è oggi un fenomeno internazionale.
Chi danza in questo modo si allena per conoscere “la fragilità” del proprio stare in piedi: per questo, nel programma di allenamento, non c’è un vero gesto giusto o sbagliato; bensì solo quelli rigidi o convulsi della malattia (es. Parkinson), di cui il convegno tenutosi a Padova ha presentato alcune esperienze mirate.
La Danza Butoh e la sua capacità di cura è stata presentata da Ines Testoni professoressa ordinaria Psicologia sociale al Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata dell’Università di Padova dove dirige due Master: “Death studies & The End of Life” e “Creative Arts Therapies per il sostegno alla resilienza (CAT)”.
«Nel primo anno di attivazione in Ateneo del Master in Creative Arts Therapies – ha spiegato Testoni – ho deciso di inserire tra le materie di approfondimento la danza Butoh ispirata dal movimento Ankoku-butō o "danza tenebrosa", presente in Giappone negli anni '50. Elementi caratteristici sono la possibilità di dipingere il corpo e la libertà di esprimere anche sentimenti negativi con smorfie e movimenti bizzarri che possono essere lentissimi come pure velocissimi. Il Master, attraverso queste forme intime espressive, mira a far acquisire competenze trasversalmente applicabili in vari contesti professionali: mediante l’utilizzo delle Arti terapie, per aiutare e sostenere le persone che si trovano in difficoltà».
«All'interno del Master in CAT, grazie alla competenza del danzatore Damiano Fina, la propongo come pratica di danza terapia – conclude - con l’obiettivo di condividere con le equipe terapeutiche uno strumento esperienziale dalla potente carica catartica. La differenza tra “to cure” e “to care” consiste nel fatto che il primo ha l’obiettivo restituire le capacità performative della persona che deve affrontare una perdita (sia esistenziale o somatica); il secondo ha a che fare con la possibilità di scoprire il senso della sofferenza per attraversarla».
Damiano Fina è il gran “testimonial” di tale danza in Italia. Indaga il senso originario dell’eternità attraverso la filosofia (la sua ricerca artistica ed accademica è influenzata da quella di Emanuele Severino e dai filosofi della antica Grecia) ed appunto la Danza Butoh. Si è esibito in Giappone, a Parigi, Berlino, Londra, Madrid, Salonicco e New York oltre che in vari festival in Italia; e conduce dei laboratori di danza per attraversare il crinale tra il “prima” ed il “dopo” (un lutto e/o un trauma).
È possibile partecipare al suo laboratorio di Danza Butoh a Padova, ogni giovedì nella Casa Azzurra da ottobre 2025 a maggio 2026.
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