
Morti improvvise in campo: intervista esclusiva al prof. Andrea Ermolao, esperto in medicina dello Sport
Giancarlo Noviello
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Professor Andrea Ermolao, in questa ultimi mesi il mondo del calcio è rimasto col fiato sospeso per il giovane centrocampista della Fiorentina Edoardo Bove, che ha perso i sensi in campo a causa di una aritmia del cuore. In passato abbiamo assistito anche alla morte improvvisa di Davide Astori il capitano della Fiorentina. L’opinione pubblica si è dunque interrogata su come sia possibile che simili eventi tragici si possano verificare in giovani sportivi che, di norma, dovrebbero essere controllati e seguiti più di altri. Come si spiega?
Con il fatto che possono essere presenti patologie intercorrenti, non presenti al momento della visita annuale. In questi, ma anche in altri rari casi, le patologie possono essere completamente silenti dal punto di vista clinico e non identificabili con gli esami standard, previsti per il rilascio dell’idoneità sportiva agonistica. È sempre possibile l’errore medico, talora legato a comportamenti non coerenti con le linee guida.
In tempi molto recenti, un altro difensore del Vicenza, Vladimir Golemic, non è riuscito ad ottenere l’idoneità agonistica. Ora il granitico difensore gioca nella Serie A serba. L’Italia rimane ancora uno dei Paesi più all’avanguardia nella prevenzione. Esiste uno speciale protocollo cardiologico per arrivare subito alla diagnosi?
In Italia esistono delle leggi molto precise in merito al rilascio dell’idoneità sportiva agonistica, associate a protocolli cardiologici regolarmente aggiornati che in altre nazioni non sono presenti. I nostri protocolli sono il frutto di oltre 40 anni di esperienza e studi che, partendo da uno screening di base, seguito da eventuali accertamenti di II e III livello, hanno permesso di migliorare la nostra capacità di individuare precocemente le principali patologie cardiologiche correlate alla morte improvvisa nell’atleta, ma anche molte altre condizioni cliniche che in questo modo è possibile trattare precocemente.
Per la legge italiana, in presenza di un rischio potenziale, la tutela della salute prevale sulla volontà dell’atleta di svolgere attività sportive agonistiche e la responsabilità medico-legale della decisione è demandata al medico specialista in medicina dello sport.
Quali sono le principali cause di morte cardiaca improvvisa tra gli sportivi?
In generale, ad esclusione delle cause traumatiche e di natura cerebro-vascolare, le cause più frequenti sono anomalie congenite delle coronarie, condizioni su base genetica come le cardiomiopatie ipertrofica e aritmogena, la tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica e le patologie dei canali ionici.
Infine ci possono essere condizioni “incidentali”, come la miocardite acuta e la commotio cordis, che è legata ad un trauma a livello della regione precordiale. In rari casi, le cause rimangono purtroppo ignote, malgrado gli accertamenti anatomopatologici.
Esiste un modo per prevenire i drammi?
Oltre alla prevenzione primaria, attraverso l’identificazione precoce e la gestione efficace della patologia, la disponibilità e l’utilizzo di un defibrillatore risultano le condizioni fondamentali per prevenire la morte e limitare i danni secondari all’arresto cardiaco. Ecco perché è importante garantire la presenza dei defibrillatori all’interno delle strutture sportiva, ma non solo, e diffondere la conoscenza delle modalità di esecuzione della Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP) e della defibrillazione precoce in una popolazione più ampia possibile.
In occasione dell’arresto cardiaco del giocatore della Danimarca Christian Eriksen, alcuni commentatori avevano colto l’occasione per suggerire un possibile legame con il vaccino contro Covid-19. Ci può essere una correlazione a tal proposito?
Non esistono attualmente prove a sostegno dell'affermazione che la vaccinazione con il vaccino ad mRNA per il COVID-19 aumenti il rischio di sequele miocardiche, arresti cardiaci o morte improvvisa negli atleti.
Una recente analisi su atleti di età inferiore ai 40 anni ha stimato un eccesso da 2 a 8 casi di miocardite per 1 milione in seguito alla somministrazione della prima dose di vaccino e da 3 a 15 casi per 1 milione in seguito alla seconda dose, con qualche differenza tra i diversi vaccini. Al contrario, sono stati stimati una media di 10 casi in più di miocardite per 1 milione di soggetti risultati positivi al test SARS-CoV-2. Sul web sono comparse molte false notizie di complicanze cardiache e morti in seguito alla vaccinazione, tuttavia, malgrado complicanze cardiache siano possibili, ad oggi non sono segnalati casi confermati di atleti con conseguenze cardiache di rilievo in seguito a vaccinazione per il SARS-CoV-2.
Quali sono i controlli più utili da fare nei giovani atleti?
Quelli attualmente previsti per il rilascio dell’idoneità sportiva agonistica, naturalmente puntando alla qualità ed all’accuratezza delle visite, condizione indispensabile per aumentare la sensibilità diagnostica degli accertamenti. Un altro consiglio per tutti gli atleti, anche se già in possesso della certificazione sportiva agonistica, è quello di non trascurare mai eventuali nuove sintomatologie di nuova comparsa, quali dolore e/o senso di oppressione toracica, sensazione di battito irregolare, maggior affaticabilità, riduzione della performance, episodi vertiginosi e/o di perdita di coscienza, specialmente quando questi si correlano alla pratica di attività fisica.
Alcuni anni fa, presso l’Università di Padova, è stata inaugurata una palestra medica di cui Lei è responsabile. Di cosa si tratta?
È una palestra medica che lavora in collegamento diretto con il nostro ambulatorio per la prescrizione di esercizio fisico adattato alle condizioni cliniche e funzionali delle persone portatrici di patologie croniche. In questo ambulatorio valutiamo pazienti con patologie cardiovascolari, congenite, genetiche e acquisite, persone sottoposte a trapianto di organo solido (cuore, rene, fegato), soggetti con patologie metaboliche rare, reumatologiche, neoplastiche e soggetti inseriti nel percorso assistenziale per la terapia dell’obesità.
Per queste persone la pratica di attività fisica è fondamentale, ma necessita di un’attenta valutazione clinica e funzionale preliminare, variabile a seconda della patologia di base, seguita da una prescrizione di esercizio fisico individualizzato e adattato. Il paziente può svolgere un periodo iniziale di esercizio fisico nella nostra palestra medica, proseguendo poi sul territorio, anche avvalendosi delle palestre della salute identificate e certificate dalla Regione Veneto.
Nella sua esperienza di medico dello sport, Le è accaduto di dover “fermare” qualche atleta?
Capita abbastanza raramente, ma purtroppo può capitare. In alcuni casi lo stop all’attività agonistica è solo temporaneo, in altri, è permanente. Tuttavia, sono veramente molto poche le condizioni cliniche nelle quali l’attività fisica/sportiva è assolutamente controindicata. P
Più spesso, l’atleta deve prendere coscienza che la sua condizione di salute, per la sua sicurezza, gli preclude l’attività agonistica e/o ad elevata intensità, ma non la pratica di un’attività fisico-sportiva adattata alla sua patologia, che può comunque risultare gratificante e può fornirgli importanti benefici per il suo stato di salute generale. Quindi, non è un “fermare”, ma un reindirizzare ad una corretta pratica, che tuteli al meglio la sua salute.
Nel 2006 uno studio di Domenico Corrado, ordinario di Cardiologia all'Università di Padova sulla prestigiosa rivista 'JAMA', ha dimostrato come nella regione Veneto l'incidenza di morte improvvisa dell'atleta sia calata quasi del 90% in seguito all'introduzione dello screening medico-sportivo. Rimangono, però, alcuni punti da chiarire, che puntualmente emergono nei dibattiti tra esperti, come l'utilità di ripetere periodicamente lo screening. Lei cosa suggerisce al riguardo?
E’ vero che non esiste ancora un completo accordo a livello internazionale circa l’utilizzo di una visita di screening medico-sportivo per identificare precocemente patologie o condizioni di possibile rischio di eventi avversi cardiovascolari, anche fatali. Questo però è molto legato anche ad una diversa legislazione e a diverse politiche sanitarie presenti in molti Stati, che si basano anche su valutazioni economiche.
In realtà, sappiamo bene che molte patologie danno una loro manifestazione clinica nel periodo adolescenziale, ma con un’età di esordio variabile. Inoltre, possono esistere condizioni cliniche di nuova insorgenza, quali ad esempio stati infettivi/infiammatori che colpiscono il muscolo cardiaco che possono essere acquisite a qualsiasi età. A questo proposito, le evidenze che provengono proprio da un’analisi di dati della regione Veneto suggeriscono che una valutazione seriata, cioè annuale, come previsto dalla legislazione italiana, è in grado di identificare con maggior sensibilità ed efficacia queste condizioni cliniche, che non erano presenti alla prima visita. Quindi, il mio parere è che sia assolutamente utile eseguire controlli regolari, riferendo eventuali sintomi cardiovascolari ed esigendo una visita complete e approfondita, come detto in precedenza.
Lo scopo della visita non dev’essere l’ottenimento del certificato, ma la tutela della salute e la prevenzione a 360°, non solamente quella cardiovascolare.
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