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Moreno Pesce, una vita “in salita” tra trail, vertical race e alpinismo

05 Ottobre 2024 - 12:27

 

Monia Pasqualetto
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Monia Pasqualetto

La passione per la moto, la velocità, la voglia di conquistare il mondo. Un giorno lo schianto e la perdita della gamba sinistra. E’ un amaro appuntamento con il destino quello che ha vissuto Moreno Pesce, 48 anni di Noale (VE), quando aveva appena 21 anni. Un momento difficile che ha segnato un netto confine tra un prima, contraddistinto dalla vita tipica e spensierata dei vent’anni, e un dopo che, anticipando le conclusioni, è stato in realtà l’inizio di una nuova vita: “la mia seconda vita”, come la definisce Moreno.

Carattere volitivo, determinato e ribelle per natura, dopo l’incidente motociclistico, Moreno ha accolto piano piano la sua nuova condizione e ha iniziato un graduale percorso di crescita personale che lo ha portato ad essere oggi un grande atleta paralimpico, pluripremiato, autore di imprese sportive estreme, testimonial di eventi legati all’inclusività, simbolo e modello di una mentalità vincente che non disconosce i limiti ma che è in grado di mettere in campo tutte le risorse per superarli.

Esperto ed appassionato di trail, vertical race e ascese alpinistiche ha oggi un curriculum lunghissimo che racconta avventure da brividi. Per citarne alcune: la risalita del “Ghiacciaio delle Terre Desolate” (Hvannadalshnjùkur, 2.110 metri), in Islanda, il secondo più grande vulcano attivo d’Europa, del Monte Rosa, dell’Etna, della Cima Grande di Lavaredo, della Cima Gran Paradiso, del Monte Civetta.

In una delle sue ultime escursioni, martedì scorso, 2 ottobre, è stato artefice di una scoperta che è balzata alle cronache nazionali e ha suscitato indignazione generale, a partire dallo stesso Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Durante una risalita delle Tre Cime di Lavaredo si è imbattuto in una scritta, "Tourists go home" (turisti andate a casa, ndr) effettuata da ignoti, con un pennarello indelebile,  in uno dei massi simbolo delle Dolomiti Bellunesi: un reperto dal valore storico inestimabile che custodisce impronte di dinosauro. La sua passione per la montagna e il profondo rispetto di chi è abituato a vivere in modo genuino e veritiero la natura, lo ha portato a denunciare l'amaro ritrovamento con un'ampia testimonianza videofotografica.   

E’ tra l’altro stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana nel giugno del 2023 e ha vinto il premio di Atleta Paralimpico dell’Anno riconosciuto dalla Città di Noale nel 2019. L’anno successivo è stato candidato per il premio di atleta paralimpico dell’anno nell’ambito del concorso Gazzetta Sports Awards. Tra le tantissime attività e gli ambiziosi progetti, Pesce tiene anche incontri didattici all’interno di istituti scolastici di diverso ordine e grado, raccontando la sua esperienza di vita a centinaia di ragazzi ed è autore del libro “L’arto fantasma e le mie paure”, edito da Michael Edizioni.

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Moreno, partiamo dall’inizio: da quell’incidente motociclistico che ha rappresentato uno spartiacque nella sua vita.

Nel momento in cui ho avuto l’incidente avevo 21 anni. Sono passato dal sentirmi il padrone del mondo, perché in sostanza avevo tutto, ad una situazione in cui ho iniziato a pormi delle domande: che cosa potrò rifare di quello che facevo prima e che cosa potrò fare a partire da adesso? All’inizio pensavo che ce l’avrei fatta, che sarei tornato presto in piedi, che mi sarei rialzato. Non sarebbe stato come prima ma qualcosa avrei fatto. Ho convissuto con questo pensiero fino al giorno del mio 22emo compleanno. In quel giorno, il 13 dicembre, mi sono reso realmente conto di quello che era successo e di quanto pesante fosse quello che era accaduto al mio corpo. Mi sono ritrovato a festeggiare i miei 22 anni senza una gamba e mi sono chiesto cosa c’era da festeggiare. Da lì è iniziato un periodo grigio. Non avevo più un lavoro, ero sulle spalle dei miei genitori, per la protesi elettronica avrei dovuto sopportare una spesa di 25 milioni di lire. Non sapevo se ne valeva la pena oppure no.

Poi, però, qualcosa nella sua testa è cambiato e la sua vita ha preso una piega decisamente diversa.

Da quella situazione di grigiore sono gradualmente riemerso. Sono ripartito. E sono ripartito in maniera completamente diversa da come ero prima. Confrontandomi e dialogando con le altre persone ho imparato ad ascoltare e anche a percepire il dolore degli altri. E’ allora che mi sono chiesto che cosa avessi io di così grave da non poterlo superare se solo avessi voluto. Dovevo essere io a volerlo. Dipendeva solo da me.

E’ l’inizio di un percorso che ha aperto le porte alla sua “seconda vita”…

Con il tempo, e stiamo parlando di anni, la mia disabilità è diventata un carattere distintivo. Ho ripreso, per sfida inizialmente, a fare camminate in montagna, grazie anche al supporto della mia compagna Antonella. Ho imparato a superare il giudizio degli altri iscrivendomi a corsi di nuoto. Per il mare ci è voluto un po’ più tempo. Ho affrontato la spiaggia grazie a mia figlia. Tutto questo faceva parte di un percorso di recupero della fiducia in me stesso e nelle mie capacità.

Da qui il grande salto che l’ha portata a compiere imprese sportive al limite dell’impossibile. Come è riuscito a raggiungere obiettivi così ambiziosi?

Dopo avere esaurito tutti i percorsi nella val di Fiemme, ho iniziato ad alzare l’asticella. Un giorno mi hanno invitato a partecipare ad una gara di paese, poi ad altre iniziative sportive. E in questo processo, un ruolo fondamentale è stato svolto da Ennio Dantone, presidente di una squadra sportiva della Val di Fassa, che mi ha dato stimolo e motivazione per puntare sempre un po’ più in alto. Da qui è realmente iniziata la mia seconda vita. Mi sono trovato nella situazione di gestire me stesso, i cedimenti tecnici e fisici, la poca preparazione…Ho, in sostanza, preso confidenza con la mia disabilità e un giorno sono riuscito a risalire una pista da sci innevata e ghiacciata, con pendenze da brividi. A quel punto dovevo solo capire qual era il mio limite.

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In una battuta, a caldo, c’è una domanda che ieri si faceva e oggi non più?

Oggi non chiedo più: posso provare? Oggi mi invitano a partecipare. Dal mio provare a fare qualcosa al raggiungimento di un obiettivo c’è uno spazio che è un valore aggiunto. E’ questo valore aggiunto che metto a disposizione degli altri e che spero diventi un aiuto e uno stimolo per le persone che stanno attraversando un momento di difficoltà.

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