
Le Olimpiadi di Parigi raccontate da una giornalista padovana
Monia Pasqualetto
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E’ stata uno dei volti e una delle voci che hanno raccontato a milioni di italiani le Olimpiadi di Parigi, in scena dal 26 luglio all’11 agosto. Inviata per Eurosport, Aglaia Pezzato, giornalista sportiva, 30 anni, originaria di Vigonza, ha vissuto per due settimane nella capitale francese dedicandosi full time a fornire notizie e risultati degli azzurri impegnati nella disciplina del nuoto. Uno sport che Aglaia conosce molto bene. E’ stata, infatti, per anni una nuotatrice a livello agonistico, disputando gare nazionali e internazionali, a fianco di atlete del calibro di Federica Pellegrini. Ha partecipato, tra l’altro, alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 arrivando in finale nei 4x100 stile libero ed è in forza al gruppo sportivo dell’Esercito Italiano.
Aglaia, nel 2016 era impegnata, da atleta, a portare in alto la bandiera italiana alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Due mesi fa le Olimpiadi l’hanno vista ancora protagonista ma a bordo piscina, con il microfono e la telecamera accesi. Che effetto le ha fatto?
Vorrei dire che è più faticoso fare un Olimpiade da giornalista che non da atleta. Da atleta hai un team che ti supporta, ti organizza le giornate e pianifica tutti i tuoi impegni. Da inviata ho dovuto fare tutto, o quasi, da sola: dagli spostamenti, all’organizzazione delle giornate, dell’agenda e degli impegni lavorativi. E’ stata un’esperienza molto faticosa ma sicuramente affascinante che mi ha dato modo, tra le altre cose, di vivere “dietro le quinte” e di vedere quante persone lavorano attorno a questo tipo di eventi.
Nel 2022 ha terminato la carriera agonistica e oggi è una stimata giornalista, responsabile tra l’altro di un’importante rivista americana che tratta di nuoto. Come è arrivata a Eurosport?
Sono stata contattata dall’emittente che mi ha chiesto se ero disponibile a fare parte del team che si sarebbe occupato delle Olimpiadi di Parigi. Per me è stata un’occasione da cogliere al volo. Inizialmente ho pensato che mi chiedessero di occuparmi dei commenti tecnici essendo esperta di nuoto. E, invece, sono entrata nella squadra degli inviati a Parigi. Un gruppo di dieci giornalisti. Una grande sorpresa che mi ha reso davvero felice. Seguire le Olimpiadi in loco è un’esperienza unica.
In cosa consisteva il suo lavoro?
Ho seguito per nove giorni gli azzurri impegnati nelle gare di nuoto facendo le interviste a bordo vasca agli atleti. Quando uscivano dall’acqua ero il primo viso che vedevano. Ed ero un viso familiare per loro. Mi sono ritirata dal circuito agonistico tre anni fa e conoscevo quasi tutti i nuotatori della squadra italiana. Atleti con i quali avevo condiviso in precedenza esperienze sportive e con i quali avevo stretto amicizia. Ho, inoltre, effettuato dei servizi per Eurosport International quando il corrispondente incaricato era impossibilitato a partecipare.
Ha accennato alla conoscenza e all’amicizia che già aveva, per il suo passato sportivo, con molti azzurri. Un elemento che se da un lato facilita le interviste, dall’altro necessita di una buona capacità di controllo dell’empatia.
Senza dubbio. E’ stato bellissimo intervistare gli atleti. La mia esperienza sportiva e le interviste che io stessa avevo fatto in precedenza mi hanno aiutato a porre le giuste domande, anche dal punto di vista tecnico. In alcuni momenti, soprattutto quando il risultato non era quello sperato e la gara non era stata brillante, arrivava per me la parte più complicata. So come ci si sente perché l’ho provato anch’io. E’ stato difficile mantenere il distacco in certi momenti nei quali, magari, avrei voluto consolare l’atleta più che intervistarlo. E’ stata una bella sfida anche da questo punto di vista.
Un servizio o una diretta possono durare una manciata di minuti. Il lavoro che c’è dietro è però lungo e faticoso. Ci descrive come erano le sue giornate a Parigi?
Erano molto intense. Ero alloggiata in un albergo assieme agli altri colleghi di Eurosport. La sede in cui si svolgevano alcuni sport, come il volley, era a noi vicina. Io, che seguivo il nuoto, dovevo recarmi a La Défense che distava oltre un’ora dall’alloggio. Partivo alle 8 del mattino perché volevo seguire gli allenamenti e i riscaldamenti degli atleti. E’ una fase in cui si raccolgono informazioni importanti sullo stato e sulla forma fisica degli sportivi. Dopo le gare e le interviste venivano magari richiesti dei collegamenti per servizi ulteriori e, quindi, rientravo intorno all’una di notte. Le giornate erano molte lunghe.
Ha avuto modo di visitare la capitale francese?
Dopo i primi nove giorni, ho avuto un paio di giorni di pausa. Avevo già visitato Parigi anche se, indubbiamente, è stato emozionante vederla addobbata per i giochi olimpici. Ho preferito impiegare questa pausa per seguire le Olimpiadi più da vicino. Grazie al pass per la stampa ho avuto la possibilità di assistere alle gare da bordo campo, incontrare gli sportivi… Per una grande appassionata di sport come sono io vivere le Olimpiadi così da vicino è stato uno splendido regalo.
Ci racconta il momento più difficile che ha vissuto e quello più emozionante?
Dal punto di vista professionale i due momenti coincidono. Un giorno il mio responsabile mi ha comunicato che avremo fatto una diretta. Psicologicamente la registrazione tranquillizza mentre la diretta spaventa un po’. Quando tutto è finito e la live è andata bene ho provato davvero una grande emozione. Dal punto di vista personale, invece, le medaglie di Gregorio Paltrinieri, che conosco da più di un decennio, sono state un’emozione immensa. Non era un risultato scontato e sono stata felicissima per lui.
Un’ultima domanda Aglaia sul rapporto con i colleghi: collaborazione o rivalità?
Ho trovato una squadra stupenda. Abbiamo lavorato in team con reciproca collaborazione. Io, alla mia prima esperienza di questo tipo, mi sono sentita supportata. Eravamo, tra l’altro, tutti appassionati di sport e dopo la giornata di lavoro, quando ci ritrovavamo, continuavamo a parlare di sport e solo di sport. Abbiamo vissuto in una sorta di bolla per due settimane.
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