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Rossella Cappotto: la danza una costante di vita

24 Agosto 2024 - 10:02

 

Roberto Turetta
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Roberto Turetta

Al momento si trova in ospedale per una caduta con il mezzo con cui si sposta quotidianamente, la sedia a rotelle. Ma Rossella Cappotto, 52 anni di Vigonza, è pronta a ripartire più forte che mai. Questo, perché non soltanto di suo non molla mai, ma è una che riesce a trovare pure nuovi stimoli e voglia di divertirsi. Dopo il rovinoso incidente che nel 2009 la rese paraplegica, ha scoperto una nuova vita attraverso una grande passione di sempre: la danza.

«Ero in sella al mio scooter, a poche centinaia di metri di casa –spiega-. Ma, nei pressi di una rotatoria mal segnalata, caddi malamente e riportai una grave lesione midollare. Passai due mesi in riabilitazione e altri sette in unità spinale, ma da allora non ho più potuto camminare. E' stato terribile, perché dovevo completamente ridefinire le mie giornate, sentivo un vuoto appena tornata a casa e temevo di non saper fare più nulla. Non avevo del resto più nessuno in stanza a cui chiedere aiuto o supporto».

Una nuova vita da accettare e ripensare. «Non potevo più lavorare, io che gestivo con i miei genitori un ristorante di famiglia. E nel contempo c'erano due figli piccoli da crescere. Per non parlare di tante cose che in quei momenti mi infastidivano, anche solo ascoltare musica».

Ecco però che giunse in aiuto lo sport. «Da sempre mi cimentavo in attività fisiche di qualche tipo, dalla pallavolo alla ginnastica. Anche se il vero amore fin da piccola era la danza. Dopo l'incidente, per qualche tempo mi ero cimentata con la scherma in carrozzina, anche con buoni risultati. Finché scoprii per caso -grazie a un video su Youtube- la danza sulla sedia a rotelle: da allora mi si è aperto un mondo».

Da lì a praticarla il passo è stato breve. «Nel 2016, durante una giornata dedicata alla disabilità, conobbi l'associazione Total Dance Academy di Piazzola sul Brenta e la maestra Sandra Crescini. Mi tesserai subito e cominciò una nuova avventura. Sandra è molto pignola, ci tiene a far bene le cose. In ogni caso, la danza è sempre stata qualcosa di naturale per me: i nuovi movimenti da fare senza gambe mi venivano spontanei, quasi senza fatica, mi facevo guidare dal cuore e dal cervello».

Il piacere del ballo, seppure in modalità diverse, è stato accompagnato dall'allenamento costante. «Prima dell'ultimo infortunio, una caduta da un gradino che mi è costata la rottura di due femori, mi esercitavo nella sede della Total Dance almeno quattro volte alla settimana. A cui si è aggiunta una quinta per la specialità hip hop, nel mio paese di residenza a Vigonza».

E sono arrivati i podi. «Dapprima nel campionato regionale, con tanti primi posti. Poi in quello nazionale: nel 2021 con l’oro nel solo, l’argento nella coppia, un altro oro nel piccolo gruppi; nel 2022, l’argento nella coppia e nel solo. Quindi la Coppa del Mondo, nel 2021, con un quarto posto nel singolo freestyle e buoni posizionamenti anche a coppie, e tante gare internazionali». Esibizioni fatte assieme a Catia Scanferla, già descritta in questa testata per i risultati nel tiro a segno in carrozzina.

E non finisce qui. «Entro metà settembre dovrebbero dimettermi. Conto di partecipare alle competizioni in programma a Praga a fine ottobre, in aggiunta a tutte quelle in Italia nel corso del 2025».
Tanti impegni, che si aggiungono alla promozione sociale. «Da tre anni seguo la segreteria dell’associazione Paratetraplegici Nord Est, che un anno fa si è riunita con altre realtà analoghe nella Faip Veneto (Federazione delle Associazioni Italiane per Paraplegici) -continua Rossella-. Lo scopo è far conoscere le opportunità di svago e le iniziative per chi si ritrova nelle mie condizioni fisiche: in tanti non escono più di casa, soprattutto a una certa età, ed è un peccato».

Senza dimenticare la famiglia. «Non ho più lavorato da quel fatidico incidente, anche perché i miei genitori in precedenza avevano versato tutti i contributi dovuti e vivo comunque con la pensione di invalidità. Se non altro, ho potuto dedicarmi ai miei figli: che senso avrebbe avuto lavorare e impiegare i soldi guadagnati per pagare una baby sitter? Ho preferito coltivare i miei affetti e mi sono pure risposata dopo la separazione».

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