Skip to main content

Letture per l'estate: "Rimpalli" di Teodoro Lorenzo

25 Luglio 2024 - 12:48
Roberto Guidetti
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Roberto Guidetti

L'importanza del titolo per un libro non è un luogo comune, tantopiù ai giorni nostri, in cui di nuovi volumi (scritti dal vicino di casa, come dal premio Nobel) ne escono quotidianamente a decine, spiazzando l'appassionato “divoratore” anche dal punto di vista economico, visto il valore di vendita (ma non di mercato) delle pagine stampate.
“Rimpalli” di Teodoro Lorenzo, classe 1962 (Voglino Editrice), uscito nel dicembre scorso, è un emblematico esempio in questo senso, perché parla di calcio nel senso più nostalgico della parola a partire da quel termine tecnico, “rimpalli”, che indica l'esito positivo o negativo del rimbalzo della palla a favorirci o farci disperare, dove l'elemento-fortuna risulta determinante. E' una meravigliosa metafora della vita, un'italianizzazione sportiva della splendida espressione anglosassone “sliding doors”, dove le porte scorrevoli (questo il senso letterale del termine) possono farci passare o escluderci.
Lorenzo parla con cognizione di causa dell'esperienza-pallone (non calcio), a partire dai campetti di strada, come esaltazione dei valori del divertimento, anche quando si trova ad affrontare prosceni in cui prevalgono concetti quali vittoria a tutti i costi, interessi economici e di classifica e dove l'educazione e il rispetto, appresi nelle scuole-calcio da ragazzini, vengono spazzati via da logiche “adulte” più ciniche e controverse.

La Torino del calcio nel cuore e nei piedi di un ragazzino 

Teodoro Lorenzo ha vestito la maglia giovanile della Juventus e quella adulta dell'Alessandria, uno dei nomi gloriosi del calcio “storico” italiano (oggi caduto in disgrazia), nel cui stadio, il Mocagatta, hanno posato piedi e tacchetti personaggi leggendari del pallone mondiale.

Lorenzo racconta la propria esperienza di figlio di emigrati a Torino, ricostruisce la sua storia di “ragazzino appassionato di pallone” (anche con il racconto di un terribile incidente, che gli precluderà la serie A) a confronto con la storia della città, del Piemonte e d'Italia, passando - attraverso giudizi assai diversi - da figure come Cavour e Primo Levi a Vittorio Emanuele II e... Boniperti, tracciando un panorama estremamente critico della “nobiltà” della città della Mole Antonelliana.
Se la parte centrale del volume, infarcita di storia, tende a frenare il dinamismo del percorso narrativo, la parte conclusiva (volendo arbitrariamente distribuire i 31 capitoli in tre distinte sezioni) è quella che avvince e riconcilia con il nostro tempo, in cui però troppe cose sono cambiate nell'ultimo quarantennio.

Nella Torino e nel calcio che cambia
È mutata morfologicamente la città (non più quella dei campetti, rimpiazzati da colate di cemento), è cambiato l'uomo, con l'avvento di internet e del telefonino, ed è cambiato il calcio, che addirittura Tedoro Lorenzo ripudia oggi come grande amore di un tempo, sottoposto ad un insostenibile “lifting” mentale, con tattica e schemi a sostituire spettacolarità ed emozioni.
Alla vigilia dell'ultimo, sciagurato Europeo della Nazionale di Luciano Spalletti, uno che di calcio se ne intende veramente, il bassanese Maurizio Viscidi, in un dibattito radiofonico ha detto che non esiste più il “calcio di strada” e che il senso del vero pallone, quello dei duelli uno contro uno, appartiene soltanto ai libri di storia. Teodoro Lorenzo rincara la dose, attribuendo oggi un senso “rugbistico” al calcio, votato soprattutto ai passaggi laterali e retrostanti, piuttosto che alle giocate in profondità.
Emergono nel racconto figure di amici, come il tragico “eroe” Paolo Pesante, fondamentale nella crescita di Teodoro Lorenzo, o lo sfacciato (e poco torinese) Facciolà, ma anche esempi iconici (si direbbe oggi) nella vita dell'autore come il comandante Mark, protagonista dei fumetti alla pari di Tex, Zagor, capitan Miki e Black Macigno (così importanti per i ragazzini degli anni settanta e ottanta, oggi pallidamente replicati dai manga giapponesi), Giuseppe Garibaldi, unico autentico protagonista dell'unità d'Italia, inviso ai Savoia, perché “uomo del popolo”, Primo Levi, scrittore ed intellettuale mai allineato al sistema, che pagò tragicamente la propria inquietudine. E due calciatori: Pietro Anastasi, centravanti affermato e vincente (pure figlio di emigrati), espressione di umiltà e abnegazione a scapito di discutibili qualità tecniche, e Diego Maradona, il più grande in assoluto, alla faccia di un maggiormente “omologato” Pelè, eroe controverso e negativo di un senso del pallone (non del calcio), che non esiste più, quello che – a fine partita – lo faceva rimanere in campo per provare tiri e palleggi, magari rotolandosi nel fango, inarrivabile “buon selvaggio” di Rousseau dalle fattezze decisamente poco atletiche, capace non di scatenare l'ovazione, ma di far rimanere a bocca aperta il mondo, usando “soltanto” il piede sinistro.
Ispirato da Dio stesso, con tutto il rispetto per un altro fuoriclasse del rettangolo di gioco, Mario Corso, di San Michele Extra (periferia Est di Verona), a cui un commissario tecnico straniero – qualche decennio prima del “pibe de oro” - aveva affibbiato l'epiteto di “piede sinistro di Dio”, giocatore anarchico e talentuosissimo (celeberrime le sue punizioni “a foglia morta”), assai originale negli atteggiamenti: come quando faceva caldo ed il sole illuminava a turno porzioni di campo, andava sempre a scegliere di collocarsi nelle zone d'ombra. Incurante delle indicazioni del suo allenatore (con cui non andò mai d'accordo), tal Helenio Herrera, argentino - come Maradona - che ha cambiato il modo di vedere il calcio. Altroché il celebratissimo Arrigo Sacchi, che l'autore - a sorpresa - ridimensiona drasticamente, spiazzando estimatori ed appassionati del bel calcio.
Come spiazzò il mondo il 2 a 1 di Maradona ai Mondali del 1986 contro l'Inghilterra (vinti proprio dall'Argentina), che il più grande numero 10 di tutti i tempi realizzò, superando metà squadra avversaria in una discesa, da metà campo verso la porta, rimasta nella memoria collettiva della generazione dell'autore, quella che oggi ha da poco superato i 60 anni. E che ha segnato la storia dell'uomo, viziata da un goal precedente (qualche minuto prima) dello stesso Diego Armando, messo a segno grazie ad una clamorosa ed evidente irregolarità con la mano, che il dio del calcio “oscurò” alla vista di arbitro, guardalinee e giocatori, ma non di milioni di telespettatori nei 5 continenti, decretando l'unico - e finora autentico - “miracolo” del percorso umano pallonaro!

© chesport.infoTutti i diritti riservati

Le più lette

Provincia di Padova, Corecom ed Esu sottoscrivono una dichiarazione d’intenti contro il linguaggio d’odio nello sport

Vicampionessa in due specialità, l’atleta padovana è anche falconiera e danzatrice del ventre

bambini impegnati in attività sportive

La Guida del Pediatri per aiutare i genitori ad avviare correttamente i bambini all’attività sportiva.

20 Novembre 2025: una data significativa per il Basket padovano

Il 28enne padovano si è laureato in Scienze Motorie ed è stato celebrato dalle Fiamme Gialle per il titolo del 2025

La possibile eredità lasciata dalla partita di Serie A al Plebiscito nell’ambito di “Padova Sensoriabile”