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Il calcio è passione, socialità e rispetto. La lezione di vita di Robert Agnello

10 Luglio 2024 - 14:52

Giancarlo Noviello
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Giancarlo Noviello

Il calcio a 5 è diventato la sua più grande passione, che cresce ad ogni singola occasione, ogni partita lo arricchisce e lo forma psicologicamente, fisicamente, moralmente e non solo: il calcio per lui è vita, socialità e rispetto.

Robert Agnello è un ragazzo di 12 anni sordo dalla nascita, come i sui genitori Ursula e Renato, ques'ultimo giocatore di calcio a cinque con un passato importante. Robert parla con la sua lingua madre LIS (Lingua dei Segni Italiana), ed è determinato e maturo per la sua età. Il prossimo settembre frequenterà la terza media presso l’Istituto Comprensivo di Campodarsego.

La sua storia è fatta di studio, calcio giocato, allenamenti e soddisfazioni sportive.

Robert quando hai iniziato a praticare lo sport?

Al primo anno di vita ho iniziato con il nuoto, poi dalla prima elementare è arrivata la “consacrazione” con il calcio a 5. Una disciplina che ho scelto con entusiasmo, perché a differenza del calcio a 11, si predilige più la velocità e si possono evidenziare, in campo, le proprie capacità tecniche.

Quando è arrivata la prima chiamata al Petrarca Calcio a 5?

Dalla prima elementare. Mio papà è stato in passato un giocatore di livello nazionale, vincendo molte medaglie. Il mio desiderio era quello di ereditare la sua passione e seguire per certi versi le sue “orme”. Mi piacerebbe, un giorno, diventare competitivo come lui.

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Quanti allenamenti svolgi durante la settimana?

Due a settimana, più la partita domenicale. Un bell’impegno che devo far conciliare con lo studio. Il mio ruolo è laterale e pivot. Sono il classico laterale che agisce solitamente sulle fasce laterali del campo. È chiaro che a volte, essendo le dimensioni del campo più piccole rispetto a quelle tradizionali del calcio a 11, vengo chiamato anche ad agire in avanti per fare la punta, a seconda però delle situazioni di gioco.

A quale giocatore ti vorresti ispirare? 

Sicuramente Cristiano Ronaldo, mi piace molto la sua tecnica. Poi, da tifoso juventino, apprezzo molto Chiesa. La mia squadra del cuore, infatti, è la Juventus

Ti piacerebbe in futuro diventare professionista?
Mi piacerebbe senz’altro, anche se ritengo che la priorità maggiore, in questo momento, sia lo studio. Bisogna prima realizzarsi con una professione lavorativa e, poi, valutare eventualmente con attenzione il proprio futuro.

Come è andato il tuo campionato di calcio a 5?

Quest’anno, rispetto all’anno precedente, abbiamo vinto tante partite disputando un grande campionato, grazie anche al supporto dei nostri allenatori che ci hanno corretto alcuni nostri punti deboli, aumentando la nostra autostima nel gioco e migliorando le nostre potenzialità. Il mio allenatore mi ha insegnato anche le giuste strategie per migliorare l’aspetto comunicativo, dal momento che all’inizio si sono verificate alcune difficoltà proprio nel dialogo.

Quanti goal hai fatto?

In verità di goal ne ho realizzati pochi, ma ho fatto molti assist. Anche per il ruolo che ricopro, devo lavorare molto sugli assist.

Ti trovi bene con l’allenatore?

Molto bene. Quest’anno rimarrò sempre nella squadra Petrarca di Padova, ma passerò all'under 15, per cui di solito l’allenatore cambia. Non sarà facile, ma sono sempre pronto ad affrontare le sfide. Mio papà Renato ha svolto su di me un lavoro estremamente prezioso dal punto di vista comunicativo. Lui, in passato, è stato un grande giocatore e mi ha insegnato ad utilizzare gli strumenti efficaci per migliorare il mio linguaggio in campo, suggerendomi di rispettare i regolamenti adottati dai bambini sordi, come ad esempio utilizzare la bandierina o la mano e la didattica con la lavagnetta magnetica futsal sia in allenamento che nelle partite.

A volte mi sono trovato ad affrontare situazioni di grande sconforto, e solo grazie ai miei genitori e gli allenatori, ho migliorato la mia comunicazione. I miei genitori, fortunatamente, sono appassionati di sport, mia mamma per il nuoto, mio papà per il calcio a 5, e solo grazie alla loro determinazione sono riuscito a gestire tutte le situazioni di particolare difficoltà nell’ambito comunicativo. I ragazzi come me che si allenano per raggiungere un determinato obiettivo, devono lavorare molto, e trovare lo stimolo necessario per continuare a praticare questo bellissimo sport.

Poi è arrivata l’idea di creare una associazione e partecipare all’European Futsal Under 12 e 14 a Madrid

In questi ultimi anni, grazie anche al lavoro di mio padre e altri genitori, è stata creata un’associazione denominata Vivaio Sport Sordi, dove vengono seguiti alcuni ragazzi sordi che intendono praticare il calcio a cinque o la pallavolo, e affiliarsi alla federazione. Quest’anno alcuni ragazzi sordi italiani sono stati protagonisti all’European Futsal Under 12 e 14 a Madrid. IInsieme ai coetanei provenienti da Spagna, Belgio e Francia, abbiamo vissuto un’esperienza unica di crescita personale e sportiva, affrontando sfide e dimostrando con determinazione che i sogni sportivi possono essere realizzati senza ostacoli. Tutto questo è stato reso possibile grazie all’ENS (Ente Nazionale Sordi), alle associazioni e a generosi donatori italiani che hanno permesso a giovani talenti di partecipare a questa significativa esperienza di unione e di cultura, mettendo in pratica le lingue dei segni internazionali.

Ti piacerebbe arrivare a giocare in Nazionale?

Magari! Il mio obiettivo è quello di arrivare un giorno ad indossare la maglia della Nazionale Italiana. Voglio rendere orgogliosi i miei genitori. Mi piacerebbe tanto.

Il sogno nel cassetto?

Vincere il campionato sarebbe indubbiamente importante, anche se in futuro mi piacerebbe praticare molti altri sport. Nel mio recente passato sportivo, sono riuscito a partecipare a diverse gare di sci classificandomi tra i primi tre a Torino e Biella. Mi piace lo sport in genere, e diventare un campione universale in tutti gli sport. Quello che adoro di più è il Cable.

Quale è il tuo punto debole e quello di forza?

Il mio punto debole è quando inizio a giocare a calcetto e cerco di adattarmi un po' alle situazioni e orientarmi in campo. Il mio punto di forza e quello di non fermarmi mai e lottare su ogni pallone.

Se dovessi descriverti con un aggettivo?

Tenace. Spero in giorno di essere considerato un fenomeno, come veniva chiamato il mio papà quando era in campo.

Chi sono i tuoi grandi tifosi?

Papà, mamma e mia sorella.

Nutri qualche altra passione?

Mi piacciono i fumetti, i Lego, i videogiochi, ma la grande passione rimane sempre per il teatro Visual Vernacular.

L’ultimo libro che hai letto?

Wonder, un libro molto legato alla diversità, al mio vissuto. Mi è piaciuto molto e per certi versi mi sono ritrovato in questo personaggio.

A proposito di diversità, come la vivi rispetto ai tuoi coetanei?

Io la differenza non la “sento”. L’unica verità è che io non ci “sento”. Scusami per il giro di parole. Abbiamo le stesse emozioni, e quando non li comprendo appieno, cerco di leggere il loro labiale, per il resto non ho problemi. Con i miei compagni mi trovo molto bene e mi aiutano molto. E se non ci riusciamo a capire, ci scriviamo i bigliettini di carta. È qualche volta sono io ad insegnare la lingua dei segni a loro. C’è una ragazza cui sono molto legato, Noemi, che ci siamo conosciuti dalle elementari. Lei è bravissima a comunicare con la lingua dei segni e ci capiamo al volo.

Il tuo obiettivo da grande?

È diventare, un giorno, il presidente dell’Ente Nazionale che tutela i sordi.

Chi vorresti ringraziare per i tuoi successi sportivi?

Voglio ringraziare in primis i miei genitori che sono spesso presenti durante la mia vita calcistica e che mi hanno trasmesso valori e principi importanti. Hanno sempre cercato di non farmi sentire il peso della sordità e spronato a non sentirmi inferiore a nessun altro. Ringrazio sempre i compagni di squadra sempre pronti a stimolarmi durante la mia vita calcistica e quotidiana. Ringrazio la mia scuola, l’Istituto Comprensivo di Campodarsego, che mi sta offrendo la possibilità di completare nel migliore dei modi il mio percorso formativo e di coltivare i valori dello sport che è vita, integrazione e rispetto.

Anche mamma Ursula ha voluto lanciare un messaggio significativo rivolto al mondo sport, evidenziando la sua importanza.

Lo sport non è solo un semplice passatempo o un'attività ristoratrice - spiega -, ma è il primo mezzo di crescita. Lo sport sano, non quello malato di competizione e di protagonismo, è l'attività educativa per eccellenza. È fondamentale per far sì che un ragazzo come mio figlio Robert possa dimostrare, nonostante sordità, che non è da meno rispetto ai suoi coetanei udenti. Ognuno di noi è speciale perché unico. Credere sempre e comunque, diffidare sempre di chi dice "in queste tue condizioni avresti difficoltà" o cose simili. Mai perdere la speranza, mai mollare, mai farsi fermare. Spesso purtroppo capita, da chi involontariamente o magari anche volontariamente, cerca di scoraggiare con parole negative. Io dico sempre: testa alta, coltivare la propria passione, seguire i propri sogni, si sfonda in ogni caso nella vita. La soddisfazione non te la danno gli altri, ma le prestazioni che hai saputo offrire e dire grazie a te stesso è già un ottimo traguardo. È fondamentale integrare quotidianamente attività sportive che sfidino i pregiudizi e le euristiche, permettendo ai ragazzi sordi di brillare e mostrare i loro talenti come tutti gli altri. Questo impegno è cruciale per tutti gli istruttori sportivi, poiché favorisce l’autostima di questi giovani e promuove il loro benessere sportivo. Auguro ogni successo a tutti i bambini e ragazzi sordi sportivi.

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