
Lucia Candiotto taglia il traguardo delle 100 maratone
Giancarlo Noviello
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Lucia Candiotto, 57 anni, ha portato a termine la sua grande “mission”: tagliare il traguardo delle 100 maratone in carriera.
Ci è riuscita al termine della Padova Marathon, che si è corsa domenica scorsa, in poco più di 4 ore. Le cento maratone di Lucia sono un record e una storia che negli annali non ha precedenti.
"Ma la cosa bella, al di là dei numeri, dei record, è che alla mia età, ho girato davvero molto, anche nei luoghi più inospitali della Terra. Il viaggio prima, poi la mia passione, la corsa, quindi stare bene, con me stessa, innanzitutto”.
“Io resto convinta che lo sport possa cambiarci, nel fisico ma anche nello spirito, metterci di fronte a quel che siamo realmente, costringerci ad acquisirne consapevolezza, nei pregi come nei limiti – esordisce la maratoneta, ultramaratoneta e mamma di Villa del Conte -. La mia vita di atleta, da quando avevo 12 anni, non è stata solo di medaglie e trofei. Ci sono stati i cali, lo stress, i crolli. E anche da qui e dalla capacità di rialzarsi si misura la forza di una vera runner. E gli infortuni. Ma non mi sono mai persa d’animo e dopo tanti anni di preparazione e il tempo sottratto ai miei affetti, ho sempre accarezzato il mio sogno: ovvero quello di tagliare un giorno il traguardo delle 100 maratone. E sono riuscita a farlo a Padova, nella straordinaria cornice di Prato della Valle, la piazza più bella al mondo. Un’emozione indescrivibile, talmente forte da “crollare” in un pianto liberatorio, circondata dall’affetto dei miei compagni di viaggio che cito uno per uno: Walter, Marzia, Lorenza l’artefice di tante mie imprese e amica di una vita, Tiziana, Marika, Costantino, Giordano, Giacomo, Michele, Giulia arrivata dalle Marche per me, Giovanni e Giulio, assieme ai compagni della Foredil che mi hanno riservato la “festa finale” all’arrivo con tanto di nastro come i veri “top runner” che vincono una maratona, e diversi striscioni. I ringraziamenti per tutti i miei successi nella corsa li voglio estendere in maniera particolare al mio allenatore Paolo Santello che ha tirato fuori il meglio di me , allenandomi e facendomi fare il mio personal best alla maratona di Treviso con il tempo di 3 ore e 26 minuti, a Lorenza, un’amicizia nata dalla stessa passione della corsa e che tutt’ora si allena con me lungo le strade di Villa del Conte e a tutti coloro che mi hanno sempre sostenuto nelle mie avventure impossibili. Perché runner non vuol dire solo mettere le scarpette e correre a perdifiato finché ce n'è. Vuol dire soprattutto conoscere il proprio corpo e sapersi fermare, se necessario. La maturità di una donna e di un atleta si riconosce anche dal rispetto dei propri limiti psicofisici. Ogni tanto quando mi chiedono qual è stata la maratona più bella che ho corso nella mia carriera, rispondo sempre: Padova, la città dove tutto ebbe inizio….ora inizio a toccare il cielo con un dito, viaggio sopra una nuvola e prima o poi scenderò. Intanto mi godo il momento. L’ho sognato e con tanta fatica e spirito di sacrificio l’ho raggiunto".

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