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Vela: l'impresa di Riccardo Tosetto, il Giro del Mondo in solitaria senza scalo

15 Aprile 2024 - 11:04
Giovanni Pellecchia
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Giovanni Pellecchia

Altro che Giro del mondo in ottanta giorni o Capitano Nemo (per restare ai celebri romanzi di avventura ottocenteschi di Jules Verne)… Riccardo Tosetto, skipper nato a Cittadella 36 anni fa, ha realizzato davvero il giro del mondo: completando la Global Solo Challenge. «La barca a vela è uno dei capitoli più belli della mia vita. Sogno di completare il Giro del Mondo nella Global Solo Challenge del 2023 a bordo della mia “Obportus” Class40»: la frase che campeggiava sul suo sito ufficiale, ora è diventata realtà.

Riccardo Tosetto entra nella storia: è il 6° velista italiano di sempre ad aver terminato questo giro del mondo in solitaria senza scalo in barca a vela. Tra i 17 partecipanti all’edizione 2023-24, con partenze scaglionate a seconda del loro tipo di imbarcazione (dalle più lente a quelle più veloci, la sua nel penultimo gruppo), uno dei soli cinque arrivati (un sesto deve ancora arrivare e un settimo completerà il percorso, anche se ormai fuori competizione).

Un viaggio durato oltre cinque mesi. Tosetto era partito da La Coruña lo scorso 29 ottobre: dopo 153 giorni di navigazione (tre più del previsto), è rientrato nello stesso porto spagnolo. Tornato sulla “terraferma”, dopo il meritato abbraccio alla famiglia, a seguito della grande impresa realizzata mercoledì 10 aprile è stato accolto nella sede di WorldAppeal a Villa Giusti a Padova, l’agenzia di marketing che lo supporta, per un brindisi “a sorpresa” con amici e simpatizzanti. «Eccoci qua. Un grandissimo grazie a tutti – si è rivolto, sorridente, ai presenti - Una bella soddisfazione: mi emoziona ancora ripensarci. Un sogno che si avvera, a coronamento di tre anni di intenso lavoro. E’ stata però forse più dura, sia fisicamente che mentalmente, di quanto immaginavo… Lo rifarei? Sì!»

Il viaggio

Nei cinque mesi in mare per circumnavigare il mondo, ha passato l'Equatore, il Capo di Buona Speranza e Capo Horn. Facendo “incontri” importanti: su tutti, quello notturno con le balene. Oltre a potersi “riempire gli occhi” con le bellezze dei luoghi più sperduti.

Non sono mancati momenti veramente difficili: in diverse occasioni, si è ritrovato a dover affrontare venti forti e onde alte fino a 6-8 metri che lo hanno costretto a rattoppare vela e randa.

«E’ stata davvero tosta – riavvolge il nastro - La cosa più dura, senza dubbio il freddo: adesso a Capo Horn nevica e ci sono zero gradi; quando sono passato io la temperatura era comunque di 7° e di 4° quella dell’acqua, ti arrivavano in faccia degli “aghi di ghiaccio”. Per non parlare dei Sargassi (nell’Oceano Atlantico, ndr): sono come le vinacce dell’uva o come la “gamigna” della Laguna, ma molto più fitte e galleggiano incastrandosi sotto la barca… Due volte al giorno per 10 minuti mi hanno costretto ad arretrare. Vicino all’Equatore, invece, le condizioni erano praticamente estive: temperature intorno ai 30°, anche se ogni tanto c’erano temporali di forse intensità. Non puoi però fare il bagno: se quando ti tuffi hai un piccolo problema, come può essere un crampo o un malore, rischi la vita. Dalla risalita dell’Atlantico, comunque, l’unico obiettivo era terminare: più della metà dei partenti non ce l’ha fatta! Contrariamente ad una ragazza americana di 29 anni, arrivata seconda, sapevo del resto di non avere altre possibilità. Per questo, quando tre giorni prima di arrivare ormai vicino al traguardo, c’è stata la rottura del piloto mi è montata delusione e scoramento. Ma per fortuna, dopo 1-2 ore fermo, sono riuscito a rimediare».

Com’è stato l’incontro con le balene (di cui racconta sul sito)? «Due balene enormi, più grandi di una stanza! All’inizio ho avuto abbastanza paura, anche perché quando accennavo a cambiare direzione, loro mi hanno seguito. Poi, però, quando ho acceso i riflettori per riprenderle… sono sparite! I delfini australi, che non hanno la pinna dorsale, invece, viaggiano insieme a migliaia...».

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Dal punto di vista fisico, com’è andata? «Mai avuto mal di terra, per fortuna. In barca, invece, durante il viaggio ho avuto il torcicollo e una fastidiosa otite; senza dimenticare la rovinosa e dolorosa caduta. Ero seguito da due-tre medici. C’era una costante comunicazione con tutti: Starlink (il sistema internet satellitare che non viene usato dai Paesi sotto dittatura, ndr), da questo punto di vista, nell’arco di un anno e mezzo scarso ha rivoluzionato il modo di comunicare in barca a vela, come fino a 15-20 anni fa sarebbe stato impensabile. Cambierei il mangiare: facevo due pasti al giorno, e niente alcool (qualcuno lo corregge ricordando come avesse a bordo 7 birre!, ndr). Ho perso 11kg, ma forse qualcuno di più: mi son pesato solo domenica, tornato a casa dopo sette giorni. Ecco, quel che mancavano di più erano i comfort: il cibo, dormire, lavarsi. Quando, sceso a terra, ho potuto sciacquare le mani con acqua calda, mi sono commosso!».

Una vita in mare

Viaggio che per Tosetto parte da lontano. Dopo aver imparato a navigare a vela fin da piccolo all’età di 14 anni, insieme ad Angelo Preden navigatore oceanico e maestro, ha iniziato vela d’altura nei lunghi trasferimenti in Mediterraneo. Dopo alcune stagioni, matura la scelta di trasformare la sua passione in professione: nel novembre 2006, assieme a Preden, acquista “Blue Drake” ed in due anni naviga tutto il Mediterraneo; trascorre una stagione ai Caraibi; ed effettua due Traversate Atlantiche, percorrendo più di 25.000 miglia. Queste, nel frattempo, sono diventate quattro per oltre 100.000 migliaia di navigazione. Trascorre la maggior parte del tempo nell’Egeo, mare noto agli skipper per i suoi venti costanti e sostenuti: con Ventomare, società di vela d’altura & charter, riesce ad unire passione e lavoro.
Il rientro in Italia e ritorno alla vita normale sulla terraferma, di fatto, è solo una “pausa”: «Resterò a casa un mese e mezzo, poi partirò per la stagione estiva nel mare della Grecia. Per ottobre, vediamo: in effetti, ho già in mente alcuni progetti… Un progetto più grande della Global Solo Challenge? No, non c’è!»

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