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Le imprese impossibili di Riccardo Bucci

29 Dicembre 2023 - 10:49
Giancarlo Noviello
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Giancarlo Noviello

Il triathlon è quella disciplina che tre amici americani alle Hawaii inventarono durante una serata 'alcolica', discutendo su quale fosse lo sport più faticoso. All’ennesimo whisky decisero che la risposta era riunire in un’unica competizione 3,8 chilometri a nuoto, 180 in bici e 42,195 (una maratona) di corsa.

Riccardo Bucci, 59 anni portati bene e padre di tre figli, è riuscito nell’impresa di qualificarsi ai campionati del mondo di Ironman alle Hawaii, il più duro e ambizioso traguardo che ogni triatleta aspira a raggiungere per diventare “finisher”. Difficile trovare l'aggettivo giusto per Riccardo. Incredibile. Inossidabile. Incontenibile. "I" anche come Ironman, la parola chiave di queste sue imprese, destinate ad entrare nel Guinness dei Primati, per la sua categoria.

Ma a Riccardo il cronometro è sempre andato stretto, non solo negli Ironman, e si è messo alla prova anche in altre sfide in acque libere, soprattutto in quelle prove dove si va alla scoperta dei propri limiti.

Dopo la memorabile Capri-Napoli, dove è riuscito a coprire i 37 chilometri che separano l’isola dell’arcipelago dal capoluogo campano, quest’anno ha affreonato un’altra sfida altrettanto impossibile: la Gran Fondo di nuoto nel Golfo di Trieste. “La traversata del Golfo di Trieste e 'Ultraoceanman' a Palermo, rispettivamente di 18 e 26 km, sono state le uniche gare del 2023 – racconta Riccardo Bucci -. La prima è servita da allenamento per capire se ero in grado di fare la seconda. Essendo “Oceanman” il circuito di gare più diffuso a livello mondiale, nel quale già nel 2015 ero arrivato secondo alla finale europea a Benidorm, ci tenevo a fare bella figura".

Ma cerchiamo di riavvolgere il nastro.

Da quando ha iniziato esattamente a praticare sport?
Pratico sport dall’età di 12 anni ed ho nuotato fino ai 21, concludendo la “carriera” all’interno del Centro Sportivo della Marina Militare. Poi, dopo qualche anno di stop, ho iniziato gradualmente a cimentarmi con il Triathlon nel quale per due anni, nel 2004 e 2005, mi sono classificato per la finale del campionato del mondo di Iroman a Kona (Hawaii).

Durante la sua carriera agonistica è riuscito a conseguire anche successi nel Gran Prix Nazionale, due qualificazioni al campionato del mondo di Ironman alle Hawaii e un successo nella propria categoria all’Ironman in Sud Africa. Dove nasce tutta questa passione per queste imprese che superano, talvolta, il limite fisiologico umano?
Sono manifestazioni sportive che un essere umano affronta proprio per cercare di capire dove “non” sono i suoi limiti. La mia determinazione e capacità di sopportare impegni prolungati (quasi come se fossi colpito da autismo latente ed intermittente) mi aiutano a dare il meglio quando le condizioni diventano più difficili.

Come riesce ad incastrare lo sport con il suo lavoro? Recentemente ha intrapreso una scelta lavorativa diversa. Da dottore commercialista, ora gestisce anche due impianti natatori nel padovano e nel veneziano. Perché questo passo così impegnativo?
Attualmente conservo, come impegni lavorativi, sia lo studio professionale, sia la gestione dei due impianti. Ho la fortuna di avere collaboratori eccezionali, bastano poche parole per capirsi. Inoltre, la capacità di programmarsi, acquisita dallo sport aiuta molto. La volontà di iniziare a gestire gli impianti, che inizialmente mi coinvolgevano al 50 per cento, è maturata dopo la prematura scomparsa dell’amico Tonino Spagnolo. La sua famiglia mi ha chiesto di portare avanti il progetto iniziato assieme a Tonino, e lo sto facendo volentieri anche perché le piscine rimangono sempre la mia passione.

Oltre al nuoto, ha scoperto il triathlon, uno sport multidisciplinare che abbina tre prove: il nuoto, che già pratica da moltissimi anni, la bici e la corsa. Come si fa ad eccellere in questo sport, soprattutto quando si portano a termine due ironman, un traguardo difficile da raggiungere. Dove si possono trovare le motivazioni e la perseveranza in una disciplina così impegnativa?
Le motivazioni e la perseveranza necessarie per le discipline di endurance come nuoto di gran fondo, “open water” o “Ironman”, partono fondamentalmente dalla mente e dal cuore. Ho sempre cercato di dimostrare, come diceva Cassius Clay, che il talento senza la volontà non va da nessuna parte. Essendo un soggetto che non dispone di particolari talenti fisici, ho cercato di utilizzare la mente e la passione per raggiungere determinati obbiettivi agonistici. In queste discipline, dal mio punto di vista, è fondamentale ascoltare e conoscere il proprio corpo. Devi conoscere il tuo “consumo istantaneo” e comprendere se si dispone del necessario “carburante” per arrivare alla fine di ogni singola gara, divertendosi.

Con il nuoto è riuscito a coinvolgere anche la figlia Zoe Penelope? E’ felice di questa scelta?
L’anno scorso, Zoe Penelope, ha nuotato a Vigonza sotto la guida illuminata di Agnese Priore, ed ha raggiunto buoni livelli (terza, nel suo anno di nascita, in Italia a delfino). Al momento ha sospeso l’attività per sua scelta. Pur non condividendo, la rispetto appoggiandola in tutto ciò che fa.

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Cosa le ha dato e tolto lo sport, in generale? Secondo il suo punto di vista avrebbe potuto fare di più nella sua carriera?
Credo che lo sport mi abbia solo DATO. Dato la capacità di imparare ad organizzarmi, dato la capacità di sacrificarmi per un obiettivo, dato la possibilità di utilizzare come principio cardine di vita la passione, dato la capacità di non arrendermi mai, dato la capacità di ricominciare anche dopo una delusione. Non credo che avrei potuto ottenere di più nella mia carriera, forse no…. Ma in ogni caso sono felice cosi, sia per il “viaggio” che per i risultati raggiunti.

Quali sono i prossimi obiettivi?
Al momento non ho obiettivi precisi anche se un’altra gran fondo degna di questo nome sarebbe bello portarla a termine.

Qualche consigliio per le giovani generazioni?
Da ex agonista vorrei dire a tutti i giovani: affrontate la vita come una gara, con la voglia di vincere e con la consapevolezza che comunque, dopo aver dato il massimo, si termina la competizione felici. Lo Sport insegna a dominare la paura, a trionfare sulla fatica ed a vincere le difficoltà; lo sport ci spinge a scegliere di agire, senza pensarci mille volte, senza aver paura di farlo. Lo sport è un invito a sperare, sognare, impegnarsi … un invito a “vivere” ricordandosi che bisogna applicarsi ogni giorno, magari poco ma ogni giorno. 

Ha un sogno nel cassetto?
Si. Il mio sogno è fare una nuotata collettiva (ludica) con tutti i miei 3 figli: Carlotta, Zoe Penelope e Pietro Achille.

 

La carriera di Riccardo Bucci

  • Nel 2004 e nel 2005 si qualifica ai campionati del mondo di Ironman alle Hawaii.
  • Nel 2005 risulta vincitore di categoria all’Ironman South Africa.
  • Per il nuoto di fondo, nel 2004, conquista il titolo italiano 5km. Nel 2007, 2008 e 2009, conquista il titolo italiano 10km fondo e nel mezzofondo sprint.
  • Nel 2009 arriva settimo ai campionati europei 5km fondo.
  • Nel 2010, conquista un quarto posto ai campionati mondiali 200 delfino.
  • Tra il 2009 e 2015, vince per tre volte la classifica nazionale Fondo (gare da 5km a 10km).
  • Sempre nello stesso periodo, risulta più volte vincitore master nella traversata dello stretto di Messina.
  • Nel 2015, conquista il terzo posto alla Capri-Napoli (37km nuoto) in 8 ore 32 minuti.
  • Nel 2016 e 2017, arriva il primo Grand Prix nazionale Fondo (gare da 5 a 10km).
  • Nel 2018 altro titolo italiano 10km.
  • Nel fondo 2017 / 2018 / 2019, arriva primo nel Grand Prix nazionale di gran fondo categoria master (gare da 10 a 20km).
  • Negli ultimi anni, dal 2015 al 2022, è arrivato sempre nei primi dieci nelle graduatorie mondiali dei 1500 stile libero in piscina.

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