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Il lungo viaggio di Adriano Piovesan attraverso i Balcani

25 Novembre 2023 - 08:52

 

Giancarlo Noviello
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Giancarlo Noviello

Ventotto giorni in bicicletta in tutta la complessità di un territorio, la penisola balcanica, che ancora oggi non ha completamente superato i terribili conflitti degli scorsi decenni. Un’area che fa da ponte tra Est e Ovest, che è parte dell’Europa ma che l’Europa sente a volte come profondamente diversa da sé. Tanto è durato il viaggio di Adriano Piovesan, 64 anni, padovano di Caselle di Selvazzano, che ha pedalato ininterrottamente per 3.112 chilometri, con oltre 25 mila metri di dislivello, attraversando montagne impervie, salite dure e ripide discese, paesaggi affascinanti e simpatici incontri con le popolazioni locali. Un viaggio in bici da sempre sognato in una terra così vicina, ma considerata ancora esotica.

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“Si è trattato del viaggio della mia vita – ha raccontato con emozione Adriano Piovesan -, in quanto fu la prima esperienza che affrontai da ragazzino con mio papà. Per cercare di capire questa terra non ho trovato modo migliore che percorrerla lungo un viaggio fatto di pedali e confini, attraversando Lubiana, Zagabria, Skopje, Pristina, Podgorica e Sarajevo. Un viaggio dritto al cuore “ferito” ma ancora pulsante dei Balcani, i cui battiti si percepiscono chiaramente anche da parte dell’Adriatico. Sono stati ventotto giorni impegnativi, durante i quali ho incontrato popoli gentili, ospitali e accoglienti, e sono riuscito a costruire tante nuove amicizie soprattutto in Macedonia, Kosovo e Montenegro, incrociando cicloturisti con cui ho avuto il piacere di condividere un po' di chilometri assieme. Un viaggio preparato in tre anni, dove sono riuscito a curare ogni minimo dettaglio tecnico, dall’attrezzatura della bici fino all’abbigliamento, passando per l’alimentazione e il materiale di primo soccorso”.

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Che tipologia di allenamento ha seguito per portare a termine questa lunga avventura e quali difficoltà ha incontrato lungo il percorso?
Non mi sono preoccupato tanto per l’allenamento, perché generalmente, ogni anno, percorro 10 mila chilometri. Il confine con la Serbia per l’accesso alla Macedonia era difficile, perché la statale l’avevano chiusa con un muro di ferro e non si passava. L’unico passaggio dalla Serbia alla Macedonia era l’autostrada, la famosa “rotta balcanica”, considerato il tratto più sicuro per un ciclista.


Ha trovato molta accoglienza nella ex Jugoslavia?
Mi fermavano con molta curiosità, perché chi percorreva in bicicletta quei luoghi martoriati dalla guerra, generalmente era considerato più povero rispetto alla popolazione locale. Ricorderò sempre una piacevole esperienza. Quando entrai in Macedonia, non ero in possesso di monete macedone e non accettavano l’euro; così qualcuno pensò bene di offrirmi la birra. Il Montenegro mi trasmetteva molta paura ma la gradita sorpresa è sempre arrivata dalle persone che, con la loro generosità e gentilezza, mi hanno sempre trasmesso un’elevata carica motivazionale che mi ha consentito di concludere questa avventura”.


In precedenza aveva compiuto altre imprese?
Il Cammino di Santiago, percorrendo 900 chilometri, 2 mila chilometri li ho pedalati dalle sorgenti del Danubio fino a Budapest, e 1000 chilometri facendo il giro della Calabria, senza riuscire ad incrociare un ciclista lungo la strada.


Quale sarà il suo prossimo obiettivo?
Si tratterà di una nuova e grande avventura ciclistica e umana rivolta a quegli sportivi che amano la condivisione di sfide ambiziose. Come indica il nome Padova Parigi 2024, si svolgerà tra queste due città, attraverso un percorso a tappe che accompagnerà gli atleti padovani all’Olimpiade di Parigi, con l’obiettivo di raccogliere fondi da devolvere alla Fondazione Città della Speranza. Non si tratterà di una vera e propria competizione, ma di una sfida personale da portare a termine assieme ai compagni di viaggio, attraverso paesaggi meravigliosi che collegano queste due città.

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