
Damiano Marini, "La musica nella testa" che risuona nelle grandi vittorie nello sport e nella vita
Roberto Turetta
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Un lavoro da ingegnere, la passione per lo sport e la moto, i progetti di viaggi futuri. La vita di Damiano Marini, 42 anni di Rubano, scorreva come quella di tanti trentenni, finché nel 2013 un drammatico incidente la cambiò drasticamente, costringendolo alla sedie a rotelle. Da allora è partito un percorso che non soltanto lo ha visto recuperare capacità e piaceri che sembravano perduti, ma anche la voglia di fare sport e di competere. E' salito su una handbike e da lì è iniziato un percorso in ascesa che lo ha portato a conquistare nel giugno scorso il titolo di campione italiano.
«Era il 2013. Mi stavo recando a lavoro in sella alla mia moto quando un ragazzo in auto, all’altezza dell’Opera della Provvidenza di Rubano, sbagliò manovra e mi fece cadere rovinosamente -spiega-. Sbattei la schiena e il bacino, all’inizio un dolore lancinante poi non sentii più niente nella parte bassa».
Quindi i soccorsi e il periodo di degenza. «Fu un periodo terribile, ero bloccato a letto tra le mura di ospedale, paralizzato in tutti i sensi. Credevo che tutto fosse perduto per sempre». Poi il lento ma graduale recupero. «Tornai a casa dopo qualche mese, ma non fu facile: ostacoli che prima non c’erano comparivano ovunque adesso che non potevo camminare. Ed era comunque difficile accettare quella mia condizione, provavo a dare una spiegazione razionale al perché di tutto: dove ho sbagliato io? Perché è successo a me?».
Gli amici ricoprirono un ruolo importantissimo. «Sono stati loro la chiave, loro mi hanno incoraggiato ad andare avanti. E la mia ragazza. La pietà della gente invece mi abbatteva, vedevo il mio timore di non potere fare più nulla. Ma per fortuna chi mi stava vicino mi ha dato la carica per ripartire».
Il resto lo ha fatto lo sport. «Avevo sempre praticato discipline sportive, tra calcio e nuoto. Finché nel 2014 un mio conoscente mi fece provare l’handbike, su cui possono competere quelli che non usano più le gambe. Non mi cimentai subito con quel mezzo, non mi sentivo in grado di dimagrire di 10 chili e di dover percorrere almeno 10mila chilometri all’anno. Ebbi la forza di iniziare tre anni più tardi. Prove su prove, tanti sforzi, fino al recupero della dovuta forma fisica. Ho capito che l’importante è affrontare i propri limiti, fare bene, divertirsi. E dopo qualche tempo disputai i primi tornei».
Passaggi che racconta in forma romanzata nel libro autobiografico “La musica nella mia testa”, presentato da marzo in più occasioni. Il 25 giugno l’epilogo di Bergamo con la conquista del titolo di campione italiano.
«Sono arrivato prima di tutti, il coronamento di tante fatiche e di un impegno continuo. Mi piace davvero l'handbike: ti mette alla prova, sei prima di tutto tu contro te stesso. Questo, nonostante una certa pericolosità, perché corri sempre su strada e non hai una visuale ottimale. Ma quest’anno è arrivata un’altra grandissima gioia: è nata mia figlia. L’abbiamo chiamata Vittoria, anche in considerazione del mio trionfo sportivo».
Oltre all’handbike Marini pratica anche il paratriathlon.
Foto: MIlosh Wood
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