
Paolo Bottacin, una vita intera nel calcio veneto
Roberto Turetta
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ci sono persone che il calcio non lo giocano soltanto, ma lo vivono quasi tout court. Paolo Bottacin figura tra queste, perché con la sua carriera da giocatore prima e da allenatore poi ha scandito buona parte del calcio veneto dilettantistico e professionistico.
I momenti più salienti di questo percorso li ha raccolti nel libro “La mia storia il mio calcio”, pubblicato dalla casa editrice cittadellese Biblos e presentato a Cittadella il 21 settembre scorso in un incontro dell’associazione Panathlon. Proprio la cittadina murata lo ha consacrato con la promozione in C2 del 1989.
«Ho girato più squadre, ma cercando sempre di essere fedele al massimo a chi mi dava l’opportunità di essere in campo –spiega Bottacin, classe 1943, originario di Loreggiola ma residente a Vedelago dopo l’adolescenza e la gioventù a Castelfranco Veneto -. I primi calci al pallone, come tanti giocatori del passato, li ho dati nei campetti del patronato. Poi è il tesseramento con una società castellana che allora militava in seconda categoria, la Vigor, quindi con la Cittadellese. Il mio ruolo era di mezzala ».
Molto presto arriva l’esperienza da allenatore a Vedelago, nel ’61, appena diciottenne e ancora calciatore. «In quell’anno ho seguito un corso specifico a Coverciano (quartiere di Firenze), dove si trova tutt’ora il ritiro della Nazionale. Il nostro mentore è Giovanni Ferrari, ex colonna dell’Italia campione del mondo nel 1934 e nel 1938. Un uomo con le idee molto chiare ma anche molto pignolo, che esige sempre risposte con le sue parole: “Bisogna individuare il difetto e poi eliminarlo” ci ripeteva spesso. Prendo comunque il patentino di secondo categoria, che permetteva di allenare anche a livello professionistico fino alla C, nonché di fare da secondo allenatore in B e in A».
Bottacin continua a giocare fino al 1970, passando per il Giorgione principale squadra castellana e chiudendo nello stesso Vedelago. Da tecnico, oltre a far salire di categoria il Vedelago fino alla Promozione, passa per la Miranese, la Pievigina, il Salzano. Fino ad arrivare al Cittadella nel 1987.
«Il presidente del Vedelago, Rodolfo Pellizzari, e quello del Cittadella, Angelo Gabrielli, erano amici: l’ok al trasferimento giunse presto –prosegue Bottacin-. Io però entrai in punta di piedi perché i granata allora militavano in Serie D, non ero mai arrivato fino a quel traguardo. In ogni caso l’ambiente mi piacque subito, andavo d’accordo con tutti e fu facile costituire un gruppo solido. C’erano del resto persone molto preparate e motivate, come il preparatore atletico Tita Fabrin e il direttore sportivo Renato Giaretta, l’allenatore dietro la siepe perché non seguiva mai le partite dagli spalti. Due anni centrammo la promozione in C2: fu la prima volta in un campionato professionistico».
Al Citta Bottacin rimase fino al 1991. Seguirono altre avventure da tecnico, ancora in C2 con il Valdagno, poi il Belluno in Serie D, fino alle ultime con le giovanili della Luparense nell’era Vilnai. Non manca neppure il ruolo di direttore sportivo, come al Santa Lucia di Piave.
« Il calcio era un secondo lavoro, perché il primo era in officina a Castelfranco e a seguire a San Giorgio delle Pertiche, dove riparavo vagoni ferroviari. A questo sport ho dedicato comunque tantissimo tempo e ho avuto modo di conoscere e far crescere grandi giocatori: Giancarlo Pasinato, partito nel Citta e poi approdato all’Inter e al Milan; Luciano Favero esploso alla Juventus di Platini; Bernardino Fabbian dell’Inter. Per fortuna a casa avevo una moglie che era una sicurezza, capiva questa mia fortissima passione e ha cresciuto mio figlio».
© chesport.infoTutti i diritti riservati
Le più lette

La nuova vita di Serena Banzato, oggi atleta paralimpica
"Dopo la seconda laurea il Cammino di Santiago, il viaggio dei miei sogni. In Galizia un'infezione terribile ed è cambiata la mia vita"

Gaia Mercurio, dalla riabilitazione in acqua al record europeo nei 50 rana SB7
L’atleta paralimpica del Gabbiano, quarta in Europa e sesta nel mondo nei 100 rana: «Continuare a crederci anche quando sembra difficile»

Catia Scanferla, il tiro a segno per colpire gli effetti della sclerosi multipla
Vicampionessa in due specialità, l’atleta padovana è anche falconiera e danzatrice del ventre

Fare sport piace sempre di più
Un'analisi intergenerazionale rivela la crescita progressiva della popolazione che sceglie di praticare regolarmente un’attività sportiva

Blind Tennis: Ludovico De Checchi, campione e testimonial
Padovano, ipovedente da quando aveva nove anni, oggi è 14° nella classifica mondiale

Football americano Tackle Under 19: all’Italia la sfida contro la Repubblica Ceca
Conquistato così a Padova il 6°posto nel ranking europeo Tackle. E per le Olimpiadi si guarda al Flag



