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Massimo Zaffari: dalla Sicilia a Capo Nord, su un velocipede di fine '800

03 Settembre 2023 - 12:24
Giovanni Pellecchia
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Giovanni Pellecchia

Estate d'imprese sportive per tanti atleti padovani. Tra queste, davvero epica appare quella del 50enne Massimo Zaffari.

Lo scorso 7 luglio, il carabiniere originario di Bastia di Rovolon attualmente Maresciallo di stanza al 7° Reggimento "Trentino Alto Adige" (risiede a Bronzolo, una frazione di Bolzano), ha raggiunto Capo Nord nell'estrema punta settentrionale della Norvegia. E' stato il primo nella storia a farlo con un biciclo "vintage" di sua invenzione: dopo 6.700 km di pedalata e con 47.000 metri di dislivello (sic!). Partito lo scorso 22 febbraio dall’ultima spiaggia della Sicilia (Portopalo di Capo Passero) è arrivato, appunto, fino a Capo Nord: un percorso in 78 "tappe", distribuite in tre mesi e mezzo, ricco di imprevisti.

La sua è stata una sfida d'altri tempi. Perché realizzata in sella alla replica di un biciclo degli anni 1870-1890. E che ha tutto il sapore dell’avventura, pur a metà strada tra l’impresa e la goliardia; un viaggio ciclo-turistico, dotato di tenda e sacco a pelo, su una “bici” che pesava 21 kg: senza marce, senza ammortizzazioni, quasi senza freni e con un resistenza aero-dinamica doppia rispetto a quella di una bicicletta normale.

Qual era l'obiettivo?

Non sono mai partito con l’idea di realizzare un’impresa atletica - chiarisce Massimo Zaffari - Per me, lo sport non è vincere gare ma cavalcare emozioni, inseguire sogni, vivere magie, magari dentro un grande viaggio. Certo, ho voluto mettere alla prova i miei limiti fisici... ma in realtà volevo solo riscoprire quel desiderio di "restare stupito" da me stesso!

Si spiega così l'uso di un mezzo tanto particolare?

Mi sembrava che l’uso di un mezzo bellissimo e originale fosse una buona garanzia: un mezzo tanto assurdo quanto affascinante fosse degno di una delle mete più belle d’Europa. E così a fine febbraio sono partito col mio velocipede, “La Penny” (così ha ribattezzato il velocipede, ndr), per unire i due estremi sud e nord di questo continente: la mia personale "Europe coast to coast”. Così non solo ho potuto ammirare paesaggi e città di una bellezza mozzafiato ma, grazie alle proprietà magnetiche e ipnotiche della mia Penny, anche incontrare tante persone: per capire, se e come, cambiano le caratteristiche degli europei (peraltro meno di quello che mi aspettavo). Sono proprio le persone che fanno la differenza tra un grande viaggio e un semplice itinerario: bisognava entrare nelle case delle persone, per fare una colazione, uno spuntino, o talvolta addirittura una notte intera. A tavola si possono capire tante cose di una cultura diversa dalla tua.

Un viaggio, par di capire, in cui la componente umana è stata fondamentale...

Avevo fatto di tutto per vivere un viaggio incentrato sull’incontro di nuove persone. Ma mi è stato poi servito su un piatto d’argento quando, in un mese prima della partenza, ho visto "volatilizzarsi" il mio gruzzoletto di 5.000 euro accumulato negli anni (tra spese per la casa o per la macchina e l'apparecchio dei denti di suo figlio, ndr). Sono partito così con soli 16,47 euro: una somma talmente ridicola che mi ha “obbligato” a cercare il contatto umano per ricevere aiuto e ospitalità. La Sicilia ed il Sud Italia sono stati una buona "palestra" per imparare a trattare (ospitalità per amicizia). Lì, però, avevo le spalle coperte, grazie ad amici e colleghi: per la Sicilia, devo ringraziare Sandro Contarino; per la Calabria, Beppe Contartese; a Roma, Marco Apolloni. Per non parlare dei tanti sconosciuti, incontrati per strada come Pio Perruzzini a Salerno o Alessandra Croci a Viterbo, che mi hanno accolto come uno di famiglia facendomi dormire a casa loro. Decine le persone che mi hanno dato aiuti logistici, come Stefano Gabrielli a Vetralla, sempre dalle parti di Viterbo, o risalendo la penisola Fabio Del Tessandoro a Firenze o Lorenzo Mondo a Ferrara, ma anche in Europa. Posso affermare che la mia non sia stata la fatica di una sola persona, ma un’opera collettiva. A partire dalla mia famiglia, che mi ha sostenuto; passando per i colleghi, che mi hanno sostituito sul lavoro; per finire, appunto, a tutti coloro che mi hanno dato un tetto, un piatto caldo, un massaggio, un aiuto meccanico, o anche un semplice sorriso. Mi piace pensare di poter esser stato per qualcuno "l’attuazione di quel progetto che non si è mai potuto provare": vettore di una speranza, un sogno, un’idea.

Viaggio irto, inevitabilmente, di difficoltà ed imprevisti.

Ho viaggiato con attitudine quanto più divertita ed ottimista possibile. E questo nonostante le tante rotture meccaniche di 8 raggi e 4 cuscinetti (la cui sostituzione è stata possibile solo grazie alle persone incontrate sulla strada) e nonostante gli acciacchi alla gamba destra: che mi hanno portato, in totale, ad incontrare 20 fisioterapisti, 2 olistici, 2 massaggiatori e... 1 santone.

Come si è orientato?

Per la verità, ho applicato un bel po’ di improvvisazione. L’itinerario stesso, in linea con il mio spirito pioneristico, è cambiato più volte: come quella volta che ho aggiunto 400 km e 6000 m di dislivello, decidendo di deviare dalla Svezia solo per vedere le magnifiche isole norvegesi (Lofoten e Senja); o come per il piano di rientro che, di fatto, non c’è mai stato (confidavo nel ritorno in autostop su un camper di italiani)! Ho dovuto vincere anche la mia ancestrale paura di animali: come lupi, orsi, alci e... persino i ghiottoni (ma ghiotti poi di cosa? Mi sono chiesto per tutti i 1.500 km della Svezia). Tra questi, per fortuna, ho incontrato solo due alci imponenti. In compenso, però, ho visto renne, castori, volpi, aquile ed addirittura due balene.

Al di là del bel resoconto, con la miriade di foto e video che si possono vedere sul suo profilo Instagram @massimo_zaffari, o del libro "Tra spazio e tempo: dopo Annibale, Superzaf", cosa le ha lasciato questa impresa?

La soddisfazione di aver realizzato un sogno, che avevo fin da quando ero un bambino che fissava carte geografiche appese al muro, va pari passo con il ricordo di tutte quelle persone ricche di sentimenti ed emozioni che porto nel cuore. Con il racconto della mia avventura, spero di riuscire a ispirare qualcuno ad osare, uscire dalla routine, mettersi in gioco per provare a superare i propri limiti. La cosa più importante, infatti, è continuare a rimanere “stupiti” di sé stessi: credo che la meraviglia sia la migliore arma contro la depressione.

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