
Elisa Cocco Lasta, da Isola Vicentina a Capo Nord in bici e in nome della solidarietà
Roberto Turetta
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In bici da Isola Vicentina a Capo Nord, in nome della solidarietà a favore del Mozambico.
E' il viaggio che ha da poco compiuto in solitaria Elisa Cocco Lasta, 30enne residente nel Comune vicentino, con la propria mountain bike e pochi indumenti nello zaino.
Lo ha iniziato il 24 luglio da Isola, suo Comune di residenza, per concluderlo ufficialmente a Capo Nord l’11 agosto scorso, in questa nota località norvegese ai confini con il circolo polare artico, e tornare in aereo il 14. Una sfida con se stessa ma anche contro l’indifferenza, per far conoscere i problemi del paese africano da lei visitato nell’autunno precedente come volontaria di Asem Italia, l'associazione basata a Selvazano Dentro, una filiale della onlus per il Mozambico fondata nel 1991 da Barbara Hofmann.
«Da sempre pratico la corsa sportiva, da quella più tradizionale al trail, nonché altre discipline come lo sci – spiega Elisa, che di professione cura la pubblicità digitale per le aziende -. A un certo punto ho saputo che dei miei amici erano arrivati in bici fino in Scandinavia e mi sono detta: perché no? Ho deciso di sfruttare il massimo delle settimane concessemi dal datore di lavoro per le ferie e così sono partita in sella alla bici. Ho pensato a un tragitto internazionale perché mi piace viaggiare nel vero senso della parola e scoprire cose nuove. In parte è lo stesso spirito che mi aveva portato in Mozambico dal 30 ottobre al 17 novembre, sebbene facessi già parte di Asem da oltre otto anni».
Lei infatti aveva lavorato nella stessa realtà di Lorella Biasio, attuale presidente di Asem Italia, che a suo tempo la convinse a iscriversi all’associazione. Finché nel 2022 ci fu l’esperienza di volontariato vera e propria in loco, da cui è nata la finalità sociale del giro in bicicletta.
«Era una scenario di povertà assoluta, mi ha fatto davvero male imbattermi in così tanti bambini privi di servizi essenziali come cibo e acqua. Ho pensato così di trasformare la mia fatica sui pedali in una vera e propria raccolta fondi».
Quanto al percorso, è stato un tabellino di marcia impressionante con una media di 150 chilometri al giorno (anche 200 in certi casi).
Queste le tappe: da Isola a Bolzano, poi Innsbruck, e in successione Monaco, Norimberga, Coburg, Erfurt, Hannover e Lubecca. Da Lubecca 36 ore di traghetto per il mar Baltico e approdo a Helsinki in Finlandia. Dalla capitale finlandese la prosecuzione per Heinola, Juyaskola, Rovaniemi (capitale della Lapponia e città ufficiale di Babbo Natale) e Sodankylä. Quindi la Norvegia per le località Karasjok, Odelfjord e finalmente Capo Nord.
«Sono arrivata nei tempi previsti. Poi sono rimasta altri tre giorni in una cittadina là vicino per riposare, ospitata da un amico, e lunedì 14 sono tornata in Italia con l’aereo. Durante le corse mangiavo almeno ogni ora perché il mio corpo necessitava di calorie e proteine: cioccolata a volontà, panini, frutta. E tanta acqua. Con me avevo solo tre cambi e un materassino su cui dormire la notte. Per le pause notturne trovavo campeggi e altre strutture all’aperto, fermate di autobus coperte come in Finlandia, amici o famiglie del posto che mi ospitavano a casa loro. Non sono mancati momenti di disagio. Per esempio in Alto Adige si era rotto un pedale e ho dovuto farlo riparare a Bolzano. Per non parlare della parte di tragitto in Germania, costantemente sotto la pioggia. A cui si aggiungono i crampi alla schiena e ai cervicali per le tante ore sopra una sella, cui rimediavo con stretching e lunghe distese».
Non una passeggiata, quindi, e nel vero senso della parola. «Confesso di aver avuto un po’ paura all’inizio, anche perché ero da sola. Ma poi cambi mentalità, trasformi i problemi in soluzioni».

Il successo non si è fermato al rispetto delle tempistiche prefissate, ma include la parte solidale. «In tanti hanno fatto donazioni, da amici e parenti al capo dell’agenzia di marketing per cui lavoro adesso».
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