
Mattia Picello: l’amore per l’atletica come sfida, ma soprattutto occasione di crescita personale
Giancarlo Noviello
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mattia Picello, padovano, ex ottocentista e campione italiano under 23 con i colori di Assindustria Sport Padova, si racconta a Che sport come un libro aperto, sviscerando aneddoti e tutto il suo amore incondizionato per l’atletica leggera, che giustifica i tanti sacrifici a cui tutti gli atleti, come lui, si sottopongono ogni giorno per raggiungere determinati obiettivi agonistici.
Mattia Picello, dopo la prima medaglia di Bronzo al Valore Atletico ottenuta nel 2012 per il titolo Italiano nella 4x400, recentemente le è stata assegnata dalla FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) la Quercia di I grado, un riconoscimento che viene attribuito a chi ha svolto un’attività sportiva ininterrotta nell’ambito federale di almeno dieci anni. Si sente orgoglioso di avere ottenuto questo prestigioso premio alla carriera?
Certamente. Sono molto orgoglioso perché sono stato il più giovane ad aver ricevuto questa importante onorificenza. Rivolgo i miei ringraziamenti a chi si è fatto promotore di questa assegnazione ed alla FIDAL stessa per il conferimento. Sono stato il più giovane eletto in Consiglio Regionale FIDAL Veneto nel 2012, il più votato nel 2016 e sono già alla terza conferma consecutiva dal 2021. Penso di aver esaudito le aspettative di chi aveva riposto fiducia in me. Considero il Comitato, ma più ampiamente tutta la Federazione, come una grande famiglia che, giorno dopo giorno, cerca di far crescere tutto il movimento dell’atletica leggera, rimanendo al passo con i tempi frenetici nei quali oggi viviamo, ma tenendo ben salda la “mission” che noi dirigenti ci siamo dati, ovvero partecipare in maniera attiva a un elemento cardine della società che per me è sempre stato un valore imprescindibile: lo sport.
Mattia riavvolgiamo un po' il nastro, e ripercorriamo la sua storia sportiva. Lei si è fregiato del titolo italiano under 23 sugli 800 metri e nella 4x400 assoluti con la maglia gialloblù di Assindustria Sport Padova. Cosa ricorda di quel periodo agonistico così ricco di soddisfazioni?
Un periodo unico, che porterò sempre con me. Sono stati anni nei quali con Assindustria Sport (con loro sono rimasto tesserato dal 2005 al 2012), siamo davvero riusciti a vincere tutto, non ultimo anche lo Scudetto del 2008, prima società civile in Italia a potersi fregiare di questo titolo. Eravamo un gruppo di atleti ed atlete, ma prima di tutto di amici, quindi era una gioia incontrarsi ad ogni manifestazione o trasferta. Anche se qualche atleta arrivava da fuori Regione e ci si vedeva meno, eravamo comunque costantemente in contatto e, con molti e molte di loro siamo ancora ottimi amici. Sotto la guida di Silvana Santi come General Manager e Francesco Peghin prima e Federico de Stefani poi (come Presidenti), i colori gialloblù facevano veramente paura a tante compagini italiane anche più blasonate di noi. Eravamo davvero un bel gruppo. Il titolo italiano negli 800 fu una soddisfazione enorme per chi, come me, aveva puntato sin da bambino a quella agognata Maglia Tricolore. I due titoli Italiani nella staffetta 4x400 (uno U23 e uno Assoluto, battendo tutti i gruppi militari) rimangono una dimostrazione di come questa disciplina abbia sempre avuto mille variabili e non è sempre detto che i più attesi la spuntino; a volte ci sono delle belle sorprese! Ricordo ancora quell'arrivo vittorioso della 4x400 ai campionati italiani assoluti di Milano nel 2009 e le lacrime di commozione della Santi per il nostro titolo.

Quando è iniziata la sua esperienza con la corsa?
Ho iniziato a calcare la pista nell'ormai lontana estate del 1995, sulle orme di mia sorella Sara che praticava atletica già da due anni. Lei smise poco dopo, per me invece fu amore a prima vista. Ho un ricordo indelebile. Siamo nel 1996, esattamente il 21 gennaio. Partecipo alla mia prima gara FIDAL sui prati di Castelnuovo di Teolo, un cross provinciale. Partiamo, stacco tutti...alcuni signori accanto ai miei genitori dissero: "ma dove va’ quello? tra un po' scoppierà!". Poco dopo mia mamma rispose decisa: "beh, speriamo di no, vedremo..." Risultato finale: vinco per distacco e da quel momento creo un legame con questo sport che mai più avrei interrotto.
Perché ha scelto come specialità gli 800 metri?
Da esordiente e ragazzo ho fatto di tutto; da cadetto mi sono avvicinato progressivamente alle medie distanze, c'erano i 600mt e i 1200mt. Li correvo entrambi discretamente. Nel settembre 2001, al secondo anno da cadetto, la FIDAL Veneto mi convoca per i Campionati Nazionali ad Isernia: arrivo 5° nei 600m. Da allievo, poi, la distanza gara passa ai fatidici 800mt e, dal 2003, non l'ho più mollata. Tutto mi faceva sentire a mio agio nel doppio giro di pista, dalla buona velocità di base alla tenuta che avevo già.
Quali caratteristiche bisogna avere per eccellere sulle distanze del mezzofondo?
Bisogna possedere un mix di caratteristiche. La velocità, la resistenza alla velocità, ma anche buone doti aerobiche, di forza e non da meno di tattica di gara in quanto gli 800mt, ad esempio, rappresentano la disciplina olimpica più veloce che si corre uomo contro uomo e non in corsia.
Cosa le ha dato e cosa invece le ha tolto l’atletica leggera?
Mi ha dato tantissimo. Potrei stare ore, giorni, mesi, a raccontare quanti siano stati gli avvenimenti che sono entrati a far parte nella mia vita direttamente o indirettamente collegati all'Atletica. Per esempio, prima di fare il Consigliere Regionale, ho fatto parte del direttivo dell'Atletica Vis Abano per un decennio e svolto dal 2006 al 2016, il ruolo di tecnico istruttore per la parte di avviamento all'atletica leggera. Tutte esperienze che mi hanno fatto crescere moltissimo, sia a livello individuale che nelle relazioni con le altre persone. Posso raccontare un aneddoto recentissimo che mi ha colpito particolarmente nell’ambito della stagione indoor 2023 che abbiamo ogni anno l’onere e l’onore di organizzare presso il Palaindoor di Padova. A fine gennaio ho inserito un “Miglio indoor” maschile a invito per provare a fare il record italiano “fermo” a cinquant’anni fa. Tutto è stato curato nei minimi particolari: dalle lepri, all’orario gara, al cast dei partenti. Beh, osservare il pubblico (che era rimasto lì durante l’ora di pranzo), rapito da questa prova e sostenere a piena voce gli atleti mentre correvano, per me è stata una enorme soddisfazione che ha avuto come ciliegina sulla torta l’abbattimento del muro dei 4’ con il talento Pietro Arese, diventato nuovo recordman sulla distanza con 3’55”71. Molte sono state le attestazioni di stima che ho ricevuto per l’organizzazione del Miglio e per altre gare nell’inverno appena trascorso, e di questo vado molto orgoglioso.

Diversamente, questo bellissimo mondo mi ha sottratto però anche molto tempo libero a causa delle trasferte con le Rappresentative, senza tenere in considerazione i moltissimi weekend impegnati a manifestazioni federali ufficiali in qualità di rappresentante del Comitato, oltre all’intricata materia di regolamenti e calendari elaborati in collaborazione con i nostri instancabili collaboratori.
Quali sono stati i fattori che ti hanno fatto diventare un atleta del suo livello?
Penso che per tutti coloro che praticano sport a livello nazionale, internazionale e comunque più in genere sport agonistico, tre siano i fattori fondamentali: impegno, costanza e sacrificio. Senza questi tre elementi non si va da nessuna parte.
Il momento più bello che ha vissuto in carriera?
Sicuramente la convocazione con la Nazionale U23 nell'incontro per Rappresentative nazionali a Zurigo nell'ambito della Diamond League. Era l’agosto del 2008, con la conclusione della prima parte della stagione agonistica, decisi di partire per Londra assieme ad alcuni amici per godermi qualche giorno di ferie. Durante le nostre “tappe” turistiche, una mattina mi squilla il cellulare, appare un numero di Roma, è la FIDAL: "sei stato selezionato in Azzurro per fine Agosto!". Inspiegabile la felicità di quel momento. Gareggiare, poi, in uno stadio “sold out” davanti a 55 mila spettatori con la maglia del tuo Paese, è stato qualcosa di indescrivibile. Ho i brividi ancora oggi a ripensarci. Era l'anno delle Olimpiadi di Pechino, anno della consacrazione di Usain Bolt come nuovo astro nascente della velocità mondiale; eravamo tutti nello stesso albergo a fare colazione in compagnia di Bolt, Bekele ed altre stelle mondiali. Mi sembrava di vivere un sogno. Conservo una serie di foto ed autografi di quella bellissima trasferta.
Ha mai provato ad entrare in un gruppo sportivo militare?
Si, ho tentato tre volte negli anni in cui portavo avanti gli studi all'Università di Padova. Una prima volta nelle Fiamme Gialle; andai a Roma per sostenere le visite mediche e psico attitudinali ma non fui selezionato. Sono sincero nel dire che c'erano ragazzi più forti che meritavano più di me di entrare. Una seconda possibilità l’ho avuta in Aeronautica Militare, ma nonostante avessi ottime possibilità di entrare nel concorso per titoli grazie ai miei requisiti culturali e curriculari, tra diploma, laurea triennale, patente, porto d'armi e brevetti informatici, avrei dovuto svolgere uno o due anni di servizio effettivo prima di poter esser aggregato al Gruppo Sportivo Militare, con il dubbio di riuscire, a quel punto, a mantenere quegli standard di atleta di interesse nazionale quale ero. Decisi, quindi, di continuare a portare avanti le mie attività vicino a dove vivevo. Poi mi sono concesso un’ultima possibilità con le Fiamme Oro, dove presi solamente contatti informali, ma poi nulla si concretizzò, anche perché dopo le ottime annate 2008-2012, una serie di infortuni mi portarono ad uno stallo di risultati che sbloccai nel 2016 a trent'anni, quando stabilii il mio PB negli 800mt con il tempo di 1'49''09.
Quale è il sogno del cassetto che non è mai riuscito a realizzare nella sua carriera?
Un titolo italiano assoluto negli 800mt. Tra gli altri piazzamenti ci sono arrivato vicino, a Torino in indoor nel 2009 con un 4° posto dopo un raduno di un mese in Sudafrica che mi ha lasciato ricordi indelebili, e a Cagliari nel 2008 con un 5° posto che mi vedeva in testa fino ai 100m finali... ma si sa che il rettilineo finale degli 800m può esser una bestia cattiva, cattivissima!
Si è mai ispirato a qualche atleta in particolare e quali sono stati i suoi “miti” nel mondo dello sport?
A dire il vero a un atleta in particolare no, in quanto seguo molti sport: dallo sci, al ciclismo, dal tennis, al calcio; mi piace tutto il mondo sportivo nel complesso, seguo Europei e Mondiali delle discipline più disparate, Olimpiadi non ne parliamo, non ne perdo un minuto. Ricordo tutto. Ad esempio Atlanta '96, Olimpiade seguita live di notte con mia sorella. Avevo 10 anni, ma ero letteralmente incollato alla tv, soprattutto quando trasmettevano l'Atletica Leggera. Posso però dire che negli ultimi anni la mia ammirazione è salita vertiginosamente per Eliud Kipchoge, bicampione olimpico e attuale detentore del WR in Maratona con 2h01'39" a Berlino nel 2018. Ho avuto il piacere di seguirlo e tifare dal vivo quando mi recai a Vienna nel 2019 per il suo tentativo "INEOS159" di scendere sotto il muro delle 2h nella distanza di maratona in condizioni ideali, cosa che puntualmente centrò con 1h59'40".
A chi deve essere riconoscente per i successi che hai conseguito nel mondo della corsa?
Sono molte le persone che mi sono state vicino in questi 28 anni di attività fino ad oggi. In primis i miei genitori che mi hanno sempre sostenuto (spesso e volentieri accompagnato e tifato di persona) nelle mie attività correlate all'atletica; poi sicuramente anche i miei quattro allenatori, tra tutti Giulio Muzzolon che mi ha seguito dal 2008 al 2017. Inoltre, la mia attuale compagna Eliana che da ottima chinesiologa, non smette mai di supportarmi nelle gare e nei recuperi dalle fatiche e dagli infortuni, soprattutto post operazione al tendine d'achille del 2017, che mi ha visto tornare nel 2019 in una nuova veste di stradista e smettere i panni del pistard.
Nella vita di tutti i giorni chi è Mattia Picello?
Sono socievole, amo stare in mezzo alla gente (non sarebbe possibile altrimenti portare avanti queste attività); sono ottimista, ho questa inguaribile peculiarità di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e sono meticoloso talvolta troppo ma una cosa o si fa bene… o non si fa!
Che obiettivi ha per il 2023?
Tornare a correre serenamente senza infortuni (ahimè a ottobre dell'anno scorso mi ha colpito una contrattura che mi dà ancora strascichi muscolari, ora la sto superando ma è stata dura... sarà l'età!) e puntare a qualche 10km e mezza maratona fatta bene nel corso dell'anno. Poi la voglia di fare almeno una maratona c'è, ma vorrei prima esser fisicamente integro al 100%.
Da Consigliere Regionale della Fidal, che giudizio dai ai settori giovanili? C’è qualcosa da rivedere o potenziare?
Il giudizio è ottimo. Lombardia e Veneto sono i due motori dell'Atletica Leggera in Italia con il primo e secondo posto nella classifica per numero di tesserati (contiamo circa 240 società affiliate per oltre 20.000 atleti qui in regione, un vero e proprio esercito pacifico), quindi lavorare qui è più stimolante che altrove. Inoltre il settore promozionale è il nostro focus come comitati regionali e non possiamo lamentarci con i numeri in continua crescita degli under16 ed under14. La ripresa post covid è stata un volano davvero impressionate per qualità e quantità espressa e le 5 medaglie d'oro nel medagliere di Tokyo 2021 hanno riportato l'Atletica Leggera al posto che merita, ovvero al centro delle discipline del CONI. Non a caso la chiamano la Regina degli sport.
Da sempre èstato un paladino per la lotta contro il doping. Nel mondo dell’atletica, a volte, si tradiscono ancora i principi e i valori che dovrebbero e devono essere condivisi, comuni e universali. Cosa ne pensa?
Nello scorso quadriennio olimpico sono stato uno dei relatori che la FIDAL ha incaricato direttamente per portare il progetto “Lotta al doping" nelle scuole secondarie di secondo grado attraverso una serie di convegni per sensibilizzare gli studenti su questa piaga sportiva e sociale. Dal mio punto di vista personale, il doping è la tomba dello sport, la nefandezza più grande che si possa compiere. In tutti i miei interventi, sono rimasto particolarmente colpito dall’attenzione che hanno dimostrato sempre gli studenti nel porre domande mirate sull’uso indiscriminato e/o scorretto di determinate sostanze utilizzate dagli atleti per migliorare le prestazioni, fino ad arrivare ai casi più clamorosi o aneddoti sempre più diffusi nel mondo della velocità. Al di là dell'Atletica, che comunque ha avuto i suoi casi celebri come, ad esempio, Alex Schwazer, in tutti gli sport è presente questo “male” quindi interessa davvero tutti noi, ieri oggi e domani.
Ha già progetti per il tuo futuro post sportivo? Cosa le ha insegnato l’atletica?
No, non perché non abbia progettualità futura ma perché non vedo un futuro senza sport nella mia vita, che sia in veste di atleta, tecnico o dirigente. Per ora vediamo di finire il mandato di questo quadriennio olimpico con serietà e dedizione come sempre, poi si vedrà. L’Atletica mi ha insegnato a relazionarmi con una moltitudine di persone in ambiti diversi tra loro, sempre e comunque curando i dettagli e i particolari della mia mission. Mi piace vivere con un pensiero positivo riguardo al passato ed in contemporanea con uno sguardo ottimista già rivolto al futuro!
© chesport.infoTutti i diritti riservati
Le più lette

Stop all’hate speech
Provincia di Padova, Corecom ed Esu sottoscrivono una dichiarazione d’intenti contro il linguaggio d’odio nello sport

Basket: Petrarca, i 95anni di Fabio Fabiano. Virtus, addio al presidente Gianfranco Bernardi
20 Novembre 2025: una data significativa per il Basket padovano

Le imprese impossibili di Riccardo Bucci
L’atleta veneziano si racconta in un'intervista esclusiva: dagli “Ironman” alle sfide in “acque libere”

Gaia Mercurio, dalla riabilitazione in acqua al record europeo nei 50 rana SB7
L’atleta paralimpica del Gabbiano, quarta in Europa e sesta nel mondo nei 100 rana: «Continuare a crederci anche quando sembra difficile»

Alberto Malesani: “Non mi manca il calcio, adesso è il momento della tranquillità e della serenità”
Ex giocatore ed ex allenatore, racconta la sua vita nel calcio

Rossella Cappotto: la danza una costante di vita
In sedia a rotelle per un rovinoso incidente ha riscoperto la magia della danza con prestigiosi podi



