
Caro Fefè…(a Padova racconta la storia della sua pallavolo)
Roberto Guidetti
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Ha trascinato i suoi giocatori della Nazionale in due anni a vincere Europeo e Mondiale. Un risultato non da tutti, ma che non stupisce se pensiamo che a raggiungerlo è stato un personaggio come Ferdinando “Fefé” De Giorgi, figura di spicco del volley italiano ed internazionale, da giocatore tre volte Mondiale e una volta Europeo, con alle spalle due stagioni nelle fila del Petrarca Padova, oltre che nei club italiani più prestigiosi e vincenti... Un grande atleta e un incredibile allenatore, ma è l'uomo-De Giorgi che rappresenta sicuramente un “unicum” nel panorama sportivo dei 5 continenti.
Salentino (è di Squinzano, al confine tra provincia di Lecce e Brindisi), classe 1961, sentirlo raccontare la sua storia – nell'incontro, organizzato dal giornalista “enciclopedico” del volley euganeo, nazionale ed internazionale, Massimo Salmaso l'8 marzo al Centro culturale San Gaetano di Padova - è un'esperienza assolutamente indescrivibile, condita da quell'humour di cui raramente si riscontrano tracce nel mondo sportivo, perlopiù impegnato a prendersi esageratamente sul serio.

Certo, Fefé può dire – Olimpiadi a parte, autentica “maledizione” storica per la gloriosissima pallavolo tricolore – di aver vinto praticamente tutto, ma il suo atteggiamento, contestualmente serio e disincantato, ha aiutato lui e le sue squadre a risollevarsi dai momenti più bui, quelli che (come ha sottolineato nell'incontro euganeo) aiutano a raggiungere i traguardi importanti.
Legato a Padova per avervi giocato due stagioni, con tantissimi amici ed ex-pallavolisti giunti al San Gaetano per salutarlo, De Giorgi ha descritto lo straordinario mondiale polacco-sloveno 2022 con la trionfale cavalcata di una Nazionale forte di ben 12 esordienti, tra cui tanti atleti provenienti dal Nord-Est (i 2 liberi sono padovani) o da sestetti triveneti. ragazzi giovanissimi protagonisti di un'impresa se non unica, sicuramente tra le più sensazionali nel mondo del volley e dello sport in generale.
Rigoroso e sorridente, Fefé – oltre che sapiente oratore – ha saputo cadenzare il suo racconto-conversazione con Massimo Salmaso grazie ad una verve capace di farci entrare con leggerezza in un mondo meraviglioso, fatto di fatica, lacrime, sudore e battaglie agonistiche anche con avversari (come Francia e Polonia), contro cui la sola grande tecnica non basta. Perché per vincere serve anche un cuore. Quello grande, immenso di Fefé, giocatore e tecnico preparato, marito e padre affettuoso, non soltanto dei suoi figli, ma di quella grande famiglia, che è diventata la Nazionale azzurra, orgoglio tricolore, capace di elevare il nostro Paese nell'Olimpo degli dei dello sport internazionale di tutti i tempi.
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