
Viero, gli ultimi ostacoli verso il titolo italiano di categoria di Spartan Race
Roberto Turetta
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Una corsa ad ostacoli molto ardua nata negli Usa e ora in via di diffusione anche in Italia. E’ la Spartan Race scandita da arrampicate impossibili e prove di energia muscolare pura. E c’è un appassionato che punta a ottenere il titolo italiano di categoria il prossimo 30 ottobre. Si tratta di Patrizio Viero, 44 anni di Vicenza, tesserato per la società Human Hurricane di Selvazzano Dentro. Di professione fa il consulente marketing, ma da sempre pratica sport, incastrando questi ultimi momenti tra la famiglia e il lavoro.
«Credo di essermi cimentato con le più svariate discipline: football americano, hockey in linea, atletica, arti marziali come kung fu e sanda, tennis -spiega-. Poi è arrivata, quasi per caso, la conoscenza di questo tipo di corsa. Nel 2014 faccio un viaggio di lavoro in Cina e, alla partenza, decido di prendermi una rivista per passare il tempo: ne vedo una sul bancone di un’edicola con in copertina un energumeno, impegnato in un tracciato caratterizzato da prove estreme. Incuriosito, la prendo e leggo il servizio: il tipo in questione è impegnato nella Spartan Race. Scatta subito la molla dell'interesse. Dopo aver atteso qualche mese per la nascita del mio secondo figlio, mi informo meglio e mi lancio in questa avventura».
L’occasione per praticarla si materializza con la scoperta degli Human Hurricane e la conseguente iscrizione. «E’ un gruppo giovane, tanto che sono io il più vecchio e mi chiamano zio -sorride-. Nelle gare si partecipa comunque individualmente, con loro mi alleno alternando la parte all’aperto alla palestra».
Resta da chiedersi come funziona la Spartan Race. E’ costituita da una serie di circuiti molto accidentati per i partecipanti. Tutti peraltro concessi in franchising perché è un marchio statunitense. I percorsi hanno diverse lunghezze: 5 chilometri, 10, 12, 20, 50, 100, ovviamente con differenti tempi di percorrenza. Le stesse gare sono suddivise in base all'età.

«Vista l’età mi cimento con i percorsi fino a 12 chilometri -aggiunge Viero-. Sono comunque molto ostici, perché alcuni ostacoli sono intrinsecamente ardui. Altri sono pure fantasiosi. Penso alla “monkey bar”, dove dobbiamo aggrapparci a delle barre come delle scimmie e poi andare avanti. O ad altri costituiti da fossati pieni d’acqua con delle travi da cantiere appena sopra; e tu devi percorrerle fino alla fine, tra la paura di annegare e il rischio di ferirsi al naso. O, ancora, occorre camminare fino a un traguardo sollevando un tronco per braccio. A cui si aggiungono le gare di equilibrio su una fune di oltre sette metri e tante altre. In sintesi è un’esperienza molto sfidante, perché bisogna mettere in atto le capacità più diverse: la resistenza, la durata, la forza esplosiva, la capacità di arrampicarsi e restare appeso».
Ci sono gare uniche e altre inserite in una sorta di campionato. In queste ultime, il vincitore prende 1000 punti e gli altri si vedono assegnare un punteggio a scalare in base al distacco dal vincitore. Continua Viero: «Sono il campione regionale in carica per la mia categoria, sabato 29 ottobre a Misano Adriatico punto al titolo italiano. Con 50 punti di distacco dal mio diretto inseguitore dovrei farcela». Poi, accanto alla parte competitiva, c'è quella goliardica di tanti che si cimentano per il gusto di farla.
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