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Savino, il karateka padovano che insegna i kata ai nazionali Fesik

25 Luglio 2022 - 15:10

 

Roberto Turetta
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Roberto Turetta

Una passione per le arti marziali fin da piccolo. Quindi l’iscrizione a un corso di Karate, la crescita mai interrotta fino all’attuale sesto dan e alla fondazione di una sua società. E di recente la soddisfazione di diventare l’allenatore della nazionale italiana Fesik.

Lui è Corrado Savino, che del 2004 con la sua Jin Dojo situata in via Capitello 2 a Padova cerca di far conoscere e amare la più nota arte marziale giapponese.

«Seguo i karateka nazionali nell’approfondimento dei kata, sequenze di colpi e movimenti che costituiscono la parte più figurativa della disciplina –spiega Savino-. L’approccio e la filosofia restano però quelli che insegno quotidianamente in palestra: rispetto del prossimo, approfondimento costante delle tecniche, capacità di vedere le cose da un’altra prospettiva e sapere gestire le difficoltà».

Basta solo non cadere nei luoghi comuni, cioè fucina di disciplina comportamentale. «Per quest’ultima, basta il collegio» scherza. Il suo è un percorso che parte da molto distante. «Da piccolo era affascinato dagli anime giapponesi dove si praticavano arti marziali –precisa-. Mi sono iscritto alla prima scuola dove potessi praticarle (all’epoca ce n’erano solo di karate) e da allora non mi sono più fermato».

Fino all’istituzione di una sua scuola, in giapponese “dojo”, in cui trasmettere tutti i valori appresi. «L’abbiamo avviata io e mio fratello, ora contiamo 180 iscritti di tutte le età e l’offerta di più discipline come il brazilian jiujitsu, il Qi Gong e il Tai chi».

Questo, nonostante i contraccolpi della pandemia. «Come tante altre realtà analoghe, in questi due anni di Covid abbiamo perso moltissimi praticanti. Al di là delle difficoltà oggettive della pratica a contatto, molti ragazzini e adolescenti hanno perso continuità di allenamento e concentrazione. Noi però non ci siamo arresi e negli ultimi mesi siamo sempre andati avanti con la preparazione atletica e le gare».

Il suo dojo, del resto, è ben attento a certe dinamiche e segue una filosofia precisa. «Lo abbiamo chiamato “Jin” da una parola che in giapponese significa benevolenza ed empatia, tra le virtù che dovevano avere i samurai. Mentre lo stile che pratichiamo è il “Makotokai”, nato una ventina di anni fa su iniziativa del maestro Paolo Bolaffio: combina l'efficacia dell'eredità degli antichi Maestri con l'efficienza delle più moderne metodologie di allenamento, sempre alla ricerca del miglioramento continuo. Essendo relativamente recente non è tra i più diffusi, ma conta comunque centinaia di affiliati in più regioni italiane».

Quindi l’adesione alla Federazione Educativa Sportiva Italiana Karate, abbreviata in Fesik appunto, che nel nome pone l’accento sull’aspetto educativo prima di ogni altra cosa. E l’ultimo passaggio a istruttore nazionale.

 

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