
Schermitrice pluripremiata, dentista e mamma. Le tante vite di Marta Nocent, ripartita dopo un terribile incidente
Roberto Turetta
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Marta Nocent si divideva tra lo studio all'università, lo sport e le uscite con gli amici. Una vita come quelle di tante ventenni. A settembre 2007 è però vittima di un terribile incidente in moto che la costringe alla sedia a rotelle, a causa della rottura di una vertebra. Ma lei non si perde d'animo. E proprio nello studio e nella pratica sportiva ha trovato il riscatto: classe 1986, fino a due anni fa residente a San Giorgio in Bosco e adesso a Curtarolo, è diventata una campionessa dello scherma in carrozzina e lavora attivamente come dentista. A giugno pure un'altra gioia, perché è diventata mamma di Alice. E dopo la pausa per la maternità, oltre che per il Covid, è ripartita con i primi allenamenti.
"Prima dell’incidente e della lesione al midollo spinale, giocavo a pallavolo a livello agonistico: lo sport aveva sempre fatto parte della mia vita –racconta Marta-. Una volta passato il periodo molto duro del ricovero in ospedale, ho cercato una disciplina che mi permettesse di utilizzare appieno la mia parte ancora funzionale. Tra le varie possibilità, c’erano il basket e lo scherma. Ho scelto quest’ultima perché tra i vari benefici infonde molto i valori di rispetto e lealtà verso l’avversario. Inoltre, una volta iniziato ad allenarmi al Petrarca Scherma, si è creata subito una grande sintonia con i miei compagni. Anche perché tanti di loro si esercitavano alla pari con me, da seduti, utilizzando la parte superiore del loro corpo. Per non parlare del rapporto con il maestro, spesso più di un allenatore, quasi un confidente".
E i risultati, con le relative soddisfazioni, non si fanno attendere a lungo: Marta si butta nelle competizioni tra il 2009 e il 2010, negli anni immediatamente successivi si laurea più volte campionessa italiana. Fino a ottenere due argenti nella specialità sciabola a squadre, rispettivamente ai Mondiali in carrozzina del 2017 e agli Europei del 2018. Ma ha raggiunto talmente tanti risultati che sono difficili da riassumere.

All’attività fisica si è spesso aggiunta la promozione sportiva nelle scuole. "Per anni sono stata a contatto con bambini e ragazzi per motivarli allo sport, partendo dalla mia storia. Vivere un trauma è diverso dal sentirne parlare, nel primo caso si inizia a ripensare radicalmente la propria vita. E capire cosa si può fare. Ma le possibilità ci sono e questo ho voluto sempre trasmetterlo alle nuove generazioni".
Nel frattempo non trascura la vita professionale. "A odontoiatria a Padova eravamo in pochi e ci conoscevamo tutti. Già nei mesi di ricovero in ospedali tanti miei colleghi mi portavano gli appunti, non volevano che mi ritrovassi indietro. Così ho continuato a studiare, riuscendo a laurearmi nei tempi. Ora lavoro in due studi dentistici".
Senza dimenticare il dolce e complicato ruolo di genitore. "E’ bellissimo, ma impegnativo. Con il mio compagno Riccardo abbiamo sistemato la casa in modo da rendermela accessibile e sicura quando devo badare ad Alice".
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