Il ciclismo, non solo uno sport ma una fonte di ispirazione: la storia di Francesco Cavallaro, giornalista e scrittore

29 Agosto 2021 - 18:07

 

Monia Pasqualetto
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Monia Pasqualetto

 

In sella alla sua bici da corsa, nella fatica di affrontare la salita e ammirando le meraviglie della natura, trova l’ispirazione giusta per scrivere e guardare dentro se stesso. Francesco Cavallaro, 41 anni il prossimo 25 dicembre, giornalista professionista free lance e scrittore ha fatto della sua più grande passione, il ciclismo, un volano di crescita personale, professionale e spirituale. Residente a Due Carrare assieme alla moglie Lara e alla figlia Lucia, collabora per diverse testate giornalistiche e uffici stampa. Quest’anno è venuto alla ribalta della cronaca per la pubblicazione del suo ultimo libro “Una carezza nell’anima”, un romanzo di formazione la cui trama è stata costruita pedalando, nel silenzio di una corsa ancora tutta aperta.

Francesco, quando è nata la passione per la bicicletta da corsa?

Ho sempre avuto una passione per la bicicletta. Il ciclismo da strada è però un’altra cosa. Ho comprato la mia prima bici da corsa, usata, una decina di anni fa. Ho iniziato allora a fare le mie prime uscite, dapprima in pianura, poi, dopo circa un anno, ho alzato l’asticella aumentando il chilometraggio negli allenamenti ed affrontando le primissime salite sui Colli Euganei.

Salite impegnative per un principiante. Quale ti è rimasta nel cuore?

Una salita alla quale sono molto legato è quella del Monte della Madonna che porta ad un santuario. Un luogo per me importante che tuttora mi offre pace, silenzio e la possibilità di rigenerare me stesso. E’ un bel traguardo anche dal punto di vista sportivo perché è la salita più lunga dei Colli Euganei, circa sette chilometri con l’ultimo tratto che non scende mai sotto il 10% di pendenza media.

Hai toccato un punto focale di questa tua passione sportiva. Andare sulla bici da corsa non è solo voglia di fare sport ma un momento di profondo contatto con te stesso e con la tua spiritualità.

Andare in salita mi fa trovare la pace dentro di me. Ho la felice opportunità di stare in silenzio, meditare, pregare, fare focus sulle cose veramente importanti nella vita.

Puoi spiegarti meglio?

I percorsi che affronto sono percorsi immersi nel silenzio e in panorami che lasciano senza fiato e che invitano alla riflessione. I Colli Euganei ma non solo. Le Dolomiti, l’Altopiano di Asiago, il Monte Grappa, i meravigliosi passi dello Zoncolan, dello Stelvio, del Gavia, del Giovo, del Falzarego, del Sella, del Pordoi e del Campolongo, le tre cime di Lavaredo… la lista è lunga. La storia può essere divisa in tre fasi. L’approccio sui Colli Euganei e l’acquisto di una maggiore fiducia, l’impegno su percorsi più impegnativi e, quindi, l’inizio di pellegrinaggi in bicicletta assieme ad amici. Il primo è stato ad Assisi nel 2011. Un viaggio suddiviso in tre tappe di 140 chilometri ciascuna.

Un’esperienza che in questi ultimi anni è diventata un appuntamento fisso nel periodo estivo.

Dal 2018, ogni estate parto con un gruppo di amici per un pellegrinaggio in bici. Le mete sono le più diverse: Luordes, le salite del giro d’Italia e del tour del France. Tra gli altri abbiamo affrontato anche il passo La Bonette, il più alto d’Europa.

Tra i compagni di viaggio ce n’è uno speciale: un bravissimo ciclista della bella età di 74 anni.

Isaia Maggiolo, di Campodarsego. E’ una sorta di maestro per quanto riguarda la corsa su strada. In particolare mi ha insegnato a gestirmi durante le salite lunghe. L’anno scorso siamo andati assieme alla Chiesa di Santo Spirito, la chiesa più a nord d’Italia situata in Valle Aurina. Un luogo al quale mio padre, venuto a mancare due anni fa, era particolarmente legato. A luglio di quest’anno, sempre con Isaia, abbiamo affrontato le salite più importanti delle Dolomiti sconfinando in Austria dove abbiamo percorso la Lienz - San Candido, oltre allo Stelvio, al Gavia, al passo Giovo e al passo della Furcia.

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Questi viaggi-pellegrinaggio durano anche diversi giorni. Come vi organizzate?

Prenotiamo il pernottamento in strutture alberghiere per la notte. Per il resto viaggiamo senza assistenza, con in dotazione solo borse da bicicletta. Mangiamo dove capita. Una modalità un po’ precaria che riflette quello che succede nella vita. Si parte per un viaggio, affidandosi, accettando gli imprevisti e cercando di ripartire sempre.

Un grande spirito di resilienza…

Nonostante le difficoltà si va avanti. Lo stesso principio vale per le salite. Bisogna essere sicuramente preparati ed allenati ma per arrivare alla meta alle volte può essere necessario chiedere aiuto, pregare perché dall’alto arrivi la forza per raggiungere la cima, motivarsi tra compagni di viaggio. E alla fine, anche se sembra un’impresa al limite dell’impossibile, il traguardo viene sempre tagliato.

Nei pellegrinaggi porti con te, spiritualmente, anche tante altre persone.

Durante il viaggio preghiamo sempre per persone o situazioni che ci stanno a cuore. La mattina inizia sempre affidando la tappa al Signore perché protegga noi e i nostri famigliari che sono a casa. Non siamo alla ricerca della prestazione sportiva o del risultato ma di un profondo momento di incontro con noi stessi, con gli altri e con Dio. L’obiettivo non è sportivo ma spirituale.

E Lara, tua moglie, cosa pensa di questa tua passione?

Cerco di fare gli allenamenti settimanali il mattino presto o in pausa pranzo per non sottrarre tempo alla mia famiglia. Quest’anno ho fatto un passo in più coinvolgendo Lara, in sella ad una mountain bike assistita, in un giro ad anello che ha toccato San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Passo Valles, Falcade, Passo San Pellegrino, Moena, passo Costalunga, Lago di Carezza, Santuario della Madonna di Pietralba che, a 1500 metri d’altezza, è uno dei santuari più alti d’Italia. La tecnologia in questo caso ha fatto davvero la differenza e chiunque, anche senza grandi preparazioni atletiche, può con la pedalata assistita affrontare anche le salite più impegnative. E’ stata una bella esperienza che ci ha unito anche come coppia.

Francesco, chiudiamo questa piacevole chiacchierata con un accenno al tuo ultimo libro “Una carezza nell’anima”. Un romanzo che, personalmente, ho trovato molto interessante e che hai pubblicato a quattro anni di distanza da un altro tuo scritto “La fede quotidiana”.

E’ un romanzo di formazione. Parla della storia di Paolo, un bambino di dieci anni che cresce, diventa adulto, fa la scelta di sposarsi e di diventare giornalista. Premetto che non è un’autobiografia. Grazie alle scelte sue e di sua moglie riuscirà a migliorare le vite di altre persone. Le carezze che il protagonista e gli altri personaggi del romanzo si danno non sono altro che gesti, momenti ed esperienze profonde che fanno bene al loro io interiore.

 

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