
Intervista al Ministro per le disabilità Erika Stefani: “Sport fondamentale per l’inclusione”
Michelangelo Cecchetto
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Incontriamo il Ministro per le disabilità Erika Stefani che dall’età di 6 anni grazie al papà è appassionata di moto e corre anche in pista con i suoi due esemplari di 750 e 1000 cc, a Cittadella dove ha dato il via a "Mask to ride", l’iniziativa che vede impegnata l’associazione Crossabili fondata da Mattia Cattapan, consegnare in 14 regioni italiane 70 mila mascherine, attraverso la realizzazione di 70 eventi di moto free style che coinvolgeranno persone con diverse disabilità.
Mattia, giovane motociclista, è rimasto paralizzato alle gambe in un incidente in pista. Non si è perso d’animo e con la sua associazione dimostra ogni giorno come lo sport, a cominciare dal motociclismo, può avere come protagonisti i disabili o come minimo coinvolgerli assieme alle altre persone.
Talmente vero questo, che lo stesso Ministro Erka Stefani ci ha messo la faccia, facendo da ostacolo vivente alle esibizioni del campione Ivano Dal Farra. Come lei anche il Sindaco della città murata Luca Pierobon.

Occasione per Chesport.info di approfondire con la responsabile del nuovissimo Dicastero il ruolo tra sport e disabilità.
La persona con disabilità non deve essere relegata, rimanere chiusa nel suo privato, ma andare in piazza, ossia, essere parte della società. Così facendo dimostra che la società è tanto più aperta quando potranno essere protagonisti anche i disabili. Il limite della disabilità diventa elemento propulsore per evidenziare le potenzialità. Questo processo avviene spesso grazie alla pratica di una disciplina sportiva. Dimostra che capacità da latenti diventano espresse.
Qual è il ruolo delle Istituzioni?
Per una società aperta occorre che le piazze, le città, siano accessibili, ma anche le aziende dove molte professioni possono essere svolte da disabili, come pure tante strutture e gli spazi dovuque sia possibile. Ruolo basilare ce l’ha la scuola il cui vanto è quello di avere programmi per la disabilità.
E quello dello sport?
Dobbiamo partire da un concetto radicalmente opposto a quello che spesso si pensa. La disabilità non deve più essere mancanza, bensì valorizzazione di quello che si sa e si può fare. In questo lo sport è dimostrazione assoluta e da tempo lo concretizza. Lo sport sta permettendo prima di altre azioni l’inclusione delle persone con disabilità. Con lo sport tutti gli eventi sempre più presenti nella quotidianità sono passati d un approccio pietistico ad un vero coinvolgimento. Non dobbiamo dimenticare che proprio questo anno e mezzo di particolare emergenza Covid, ha messo in evidenza come tutti abbiamo dei limiti che non si devono intendere come esclusivamente fisici. Abbiamo toccato con mano l’isolamento, abbiamo sofferto e capito che è con l’interesse collettivo che si ritorna a vivere non con quello individuale che non porta a nulla. Questo lo sport lo esprime al meglio.

La sfida per il futuro prossimo?
Quello che sta ampiamente avvenendo con il concetto di “green”, di “sostenibilità” che ormai è precondizione e permea tutti i settori della vita quotidiana, deve avvenire anche con la disabilità. Quando questo si raggiungerà, spero il più presto possibile, la nostra società sarà veramente inclusiva, e questo percorso vede senza dubbio protagonista e di grande aiuto lo sport.

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