
L’ex-pallavolista Andrea Zorzi con “La magnifica imperfezione” porta la pallavolo a teatro
Roberto Guidetti
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Piccolo Teatro del quartiere Paltana, periferia sud di Padova, praticamente esaurito in ogni ordine di posti per “La magnifica imperfezione”, opera teatrale, che racconta il “giro del mondo su una palla in volo”. Protagonisti, l’attrice Beatrice Visibelli e l’ex-pallavolista Andrea Zorzi, classe 1965, originario di Noale, provincia di Venezia, ad immediato ridosso del territorio padovano.
Beatrice, diplomata alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman e fondatrice, con Nicola Zavaglia, della compagnia “Teatri d’imbarco”, è un’abile ed esperta “guida” per Andrea sul palco. Insieme, muovendosi con grande sicurezza in una scenografia essenziale, quasi a passo di ...volley, hanno ricostruito la storia di uno degli sport più affascinanti di sempre. E Zorzi, uno dei più grandi “opposti” della pallavolo di tutti i tempi, non poteva essere cantore migliore.
Zorzi ha fatto parte della cosiddetta “generazione di “fenomeni” che, tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento, guidata da coach Julio Velasco, vinse praticamente tutto, eccetto quel “maledetto” oro olimpico, che sfuggì di un soffio, ad Atlanta 1996, in finale con l’Olanda, impostasi al tie break per 22 a 20 in una gara divenuta leggendaria.
La regia di Nicola Zavaglia, che ha anche curato i testi, ha accompagnato per mano gli spettatori in un affascinante excursus storico che, dalla nascita della disciplina percorre tutto il 20esimo secolo, raccontando di schiacciate, bagher e muri, fino ai giorni nostri. Con lo straordinario oro olimpico parigino delle ragazze, guidate da quel Julio Velasco che, a distanza di un trentennio, riesce finalmente a far salire l'Italia sul gradino più alto del podio a cinque cerchi nel 2024. E di cui il super coach era venuto a parlare nello stesso luogo, il Piccolo Teatro, durante una serata di inizio 2026.
Una storia che non dimentica la grande storia, le Guerre, le persecuzioni, la Guerra fredda, dove la pallavolo ha rappresentato non solo uno sport, ma anche un modo di stare meglio insieme, di imparare le regole, di affrontare le difficolta.
Tante le storie che scorrono sul palco. Ci sono i filippini, che inventano la schiacciata, c’è Albert Goodwill Spalding (vi dice niente il cognome?) che aveva capito quanto fosse importante lo sport come mezzo di intrattenimento e unione per i soldati e che ha deciso di spedire in volo 16.000 palloni da volley ai 4 milioni di militari statunitensi che erano in Europa per combattere la prima guerra mondiale.
Molto spazio all'Italia, dove la pallavolo sbarca nel dopoguerra, portata proprio dagli americani e nel 1946 nasce la Fipav, la federazione italiana pallavolo. Solo nel 1964 questo sport entra a pieno titolo tra le discipline olimpiche.
Lo spettacolo si dipana tra storie raccontate con ironia e commozione, come le finali leggendarie, come quella vinta dalla Nazionale giapponese femminile, che ispirerà addirittura una serie manga (i fumetti nipponici), l’URSS schiacciasassi, che delle vittorie in campo fa vera e proria propaganda politica, e le storie affascinanti come quella di coach Carmelo Pittera, siciliano doc, capace di portare Catania al titolo italiano e la Nazionale alla finale olimpica, persa – guarda un po’ – con le giganti dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Ma viene ricordata anche la rappresentativa statunitense, di atleti campioni nel beachvolley e grandi individualisti, ma capaci dopo un trekking di settimane in montagna, di diventare un gruppo coeso e eccezionale e di vincere i giochi del 1980, con quei Kiraly e Timmons finiti poi a giocare nel nostro Paese.
Quindi, nel 1990, il primo “gioiello” azzurro con la conquista del Mondiale in Brasile e le divertenti storie, raccontate e vissute in prima persona da Andrea in compagnia di atleti del calibro di Masciarelli e Cantagalli, di incredibili trasferte e partite che hanno inaugurato un ciclo di successi davvero ineguagliabile. Insomma, la storia dlela pallavolo ma anche quella di “Zorro”, tra i principali mattatori della pallavolo italiana e mondiale, ritiratosi a soli 33 anni, ma capace di lasciare un’impronta decisiva nello sport di tutti i tempi, autore di una media-monstre di 28 punti a partita.
Al termine dello spettacolo, condotto da Massimo Salmaso, giornalista e autentico “almanacco vivente” della pallavolo padovana e nazionale, e regalato agli appassionati dalla FIPAV Veneto, sono state chiaate sul palco le ben 13 delle rappresentative euganee militanti nei maggiori campionati nazionali, e, in un momento di grande commozione, gli storici compagni di squadra delle prime partite di Zorzi, che, giovanissimo, ha calcato i suoi primi parquet proprio nel padovano con la Thermomec Padova.
Tutte le foto sono di Simone Dalle Fratte
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