
“Il Pallone secondo Gigi”, il libro che parla di un calcio che non c’è mai stato
Giovanni Pellecchia
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La nuova stagione del calcio è la 45a consecutiva che vede ininterrottamente (salvo i 19 giorni a marzo scorso, dopo che il 5 aveva rassegnato le temporanee dimissioni) Luigi “Gigi” Fresco sulla panchina Virtus Verona. Della società con sede a Borgo Venezia, oltre ad abitare davanti al Centro sportivo “Gavagnin – Nocini” (non più di 150metri), Fresco nato nel 1961 a Rovereto e laureatosi in Pedagogia all’Università di Padova, è dal 1982 presidente e allenatore.
A 12 anni, allenava già i bambini di sei; ma è appunto dall’anno del Mundial ‘82 in Spagna (quando l’Italia si laureò campione del mondo per la terza volta nella storia), che guida la prima squadra: all’epoca in Terza categoria e portata, attraverso sette promozioni tra cui le due in Serie C, al calcio professionistico.
Su quella panchina, dove ha stabilito il “record mondiale” di longevità intende restare – specifica - fino a toccare quota 50. "Uno dei segreti – spiega - è essermi circondato delle persone giuste: non sono mai stato da solo nella gestione, c’è un amministratore delegato e tante figure che operano per il bene del club. Anche se io non mi sono mai perso un allenamento: dagli esordienti alla prima squadra. Credo che il segreto sia stata la voglia, costante e smisurata, oltre al fatto di averci sempre creduto. Siamo partiti da zero, posso dire di aver costruito sulla sabbia, con un po’ di sana follia".
Una storia, ma prima di tutto una vicenda umana, più unica che rara
'Il Pallone secondo Gigi' (edizioni Incontropiede) è il titolo della biografia autorizzata che racconta un "miracolo". E' il romanzo di un allenatore-presidente, un quartiere, l’idea di calcio che resiste. La storia di un uomo che ha saputo fare della fedeltà alle sue idee anche il mestiere di vita.
Il libro, durato quasi tre anni di lavorazione, è il primo scritto dal 54enne freelance padovano Daniel Cavinato che, laureato in Scienze Politiche e allenatore (patentino Uefa C), dopo anni in alcuni importanti settori giovanili della nostra provincia da quest’estate all’Academy Plateola ricopre ruolo trasversale: collaboratore in prima squadra e direttore tecnico del Settore giovanile, ma pure responsabile comunicazione e referente di un paio di progetti importanti (l’affiliazione con l’Udinese ed in progetto con il Togo, in Africa).
"Fino a qualche tempo fa, quando mi chiedevano che libro stai scrivendo, dicevo è un libro che parla di un calcio che non c’è più – ha spiegato - Poi, con tempo, mi sono convinto che è un libro che parla di un calcio che non c’è mai stato. Gigi (lo chiama sempre così, ndr) credo abbia inventato un paradigma di come far calcio: un calcio che mette il fattore-umano al primo posto in assoluto. Principale insegnamento? Che la squadra la si costruisce soprattutto fuori dal campo, dando la priorità a relazioni e legami ed alla profondità dei legami di chi ne fa parte".
"La genesi del libro è particolare – ci rivela - Stavo raccogliendo del materiale per trattare un viaggio all’interno della passione sportiva, sotto le sue diverse sfaccettature. Ma quando l’ho 'incrociato', del tutto casualmente (vedendolo in tv intervistato da Raisport a bordo campo quando la Virtus Verona aveva eliminato il Padova nei playoff di C 2022-23 e si mise a rispondere in diretta al telefono alla mamma Rina, ndr), ho pensato che un capitolo solo su di lui non sarebbe bastato. Insieme abbiamo deciso di scrivere un libro. Perché non fosse un’agiografia, ho raccolto sterminati appunti e circa 30-35 interviste. Questa, però, non è solo la biografia di un grandissimo personaggio sportivo. È il risultato, partorito dalla stretta frequentazione per quasi tre anni di vita, di un uomo dalle sinapsi sempre in movimento e di un’umanità semplice e diretta, senza fronzoli. Che mi ha subito accolto come amico; e che, anche prima di entrare nel suo staff di collaboratori, mi aveva già fatto accedere a momenti di 'intimità' della squadra (il rituale della cena del giovedì al “Ranch Rocce Rosse” ed il pranzo del sabato in ritiro, ndr). E che ora, terminato il libro, posso ritenere più di un amico: un fratello maggiore o, data l’età, uno zio".
Il calcio come una filosofia: passione, educazione, comunità.
Della società Virtus Verona, portata dai campetti di quartiere fino alla C, Fresco è – come ricordato - sia l’allenatore che il presidente. Ma soprattutto il factotum. Anima e memoria. Vi ha costruito un modello di calcio a misura d’uomo: lontano dalle mode, vicino ai ragazzi. E nell’accoglienza dei migranti. Fatto di educazione, caparbietà e gran senso di appartenenza. I viaggi umanitari, i ritiri in montagna (molto particolari), i campi polverosi e facce che diventano Famiglia.
Valori umani: insieme, anzi, prima dei risultati sportivi.
La Virtus di Borgo Venezia
Borgo Venezia è un popoloso quartiere del capoluogo (quasi 31mila abitanti), nella zona orientale di Verona: umile, lavoratore, con i piedi ben piantati per terra. Il suo calcio nasce lì, come deterrente alla devianza giovanile. La Virtus non è stata solo una squadra, ma un presidio sociale. Il libro racconta un quartiere divenuto leggenda. "Di cui lui, che vive senza orpelli in un appartamento da 50mq, gira con una vecchia utilitaria cabriolet ed entra sempre in campo tenendo in mano una busta di plastica, è il personaggio di riferimento - continua Cavinato - Alcuni giornalisti dell’'Arena' mi hanno confidato di averlo soprannominato 'il padrino': niente in quartiere si muove, senza che lui venga a saperlo. Borgo Venezia, negli anni ’70 e ’80 quando girava l’eroina, era un quartiere complesso, la situazione era pesante: Gigi scendeva 'in piazza' proponendo lo sport quale alternativa. E lo faceva in modi concreti: portando un tossicodipendente nel ritiro in montagna con la squadra; o passando insieme a lui intere notti in bianco, guardando fino a sei film di seguito, per fargli superare le crisi di astinenza. Ha saputo coinvolgere tutto il quartiere facendone una comunità: il giornalaio, il bar, i ragazzini che distribuivano gli elenchi telefonici o riciclavano la carta quali prime forme di sostegno per la società sportiva. Ma anche gli sponsor: tassati per ammodernare le strutture, centro sportivo e stadio, e per poter garantire ai giocatori delle esperienze uniche".
"Gli stessi giocatori, che pure ha sempre pagato poco – conclude Cavinato - mi confermavano di essere cresciuti come uomini e di essere diventati persone diverse. Passando attraverso una “contro-educazione” sportiva: dalla cena del giovedì per fare gruppo, tradizione iniziata in un garage quando la mamma Rina e le amiche facevano il risotto, e che continua ancora oggi al ristorante Ranch Rocce Rosse, suo quartier generale. E per i tanti ritiri in montagna ed i viaggi, a fine campionato ed un tempo anche durante la pausa invernale, alcuni davvero avventurosi, che – oltre alla parte ludica ed alle amichevoli con realtà locali - rappresentano un’unicità: a Cuba, negli Usa, in Thailandia, vistando favelas e orfanotrofi o giocando partite nelle carceri. In alcuni casi, attivando veri e propri 'canali umanitari': come nell’ex Jugoslavia, subito dopo la guerra, quando raccogliendo l’eredità di Lady Diana attraverso donazioni hanno prima finanziato e poi partecipato all’inaugurazione di un palasport. Oltre all’accoglienza data ai profughi in arrivo dall’Albania, dalla Bosnia ed altre zone di conflitto.
Emblematico 'il caso' del gambiano Sheikh Sibi: sbarcato in Sicilia ed arrivato a Verona tramite associazione no-profit che dopo un paio d’anni negli Juniores è approdato alla prima squadra Virtus Verona, dov’è da dieci stagioni, ed è stato convocato nella nazionale del Gambia. Vede in Gigi un 'padre' anche se, tiene a precisare, da lui non ha mai avuto favoritismi o scorciatoie".
Il libro è lo spaccato di un’Italia calcistica che (forse) non c’è più
Il libro contiene aneddoti, date, e testimonianze di prima mano. La narrazione ci porta con la squadra negli spogliatoi, sui pullman, nei ritiri, nelle feste di fine stagione. E fa vedere l’uomo, oltre che l’allenatore: visionario, testardo, generoso, con la giusta faccia tosta.
"Anche tecnicamente, molto più bravo e fine di quanto si possa pensare – specifica Cavinato - specie nell’inventare situazioni di gioco, alcune clamorose. Qualche società, nel tempo, gli ha fatto interessanti proposte d’ingaggio e due-tre anni fa anche il Como (società-modello ed emergente nel panorama del calcio italiano, ndr) sembrava disposta ad avvicinarsi alla società. Ma Gigi ha lasciato cadere sempre ogni discorso: la sua vita si identifica appieno e soltanto nella Virtus Verona".
Lo sguardo del sindaco di Verona Damiano Tommasi, che cura la prefazione del libro dopo aver incrociato in passato la storia (il fratello Zaccaria ha giocato nella Virtus Verona e lui stesso, oltre a coinvolgere alcuni compagni della Roma in iniziative di solidarietà, vi si è allenato per qualche mese nella stagione 2004-2005 persa quasi completamente per un grave al ginocchio), integra al meglio la narrazione. Quella di una 'favola' in città. Perché i numeri e le statistiche non sono che un dettaglio. E il 'record mondiale di longevità' (45 anni, appunto), soppiantando sir Alex Ferguson, non è il punto. Il punto, semmai, è un legame che resiste al tempo, alle mode, alle crisi: l’idea che si possa fare calcio professionistico senza perdere né l’identità di un quartiere né l’aspetto sociale.
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