
Basket in Carrozzina: nell’Italia che ha fatto la storia (2° posto ai Mondiali), anche due “padovani”
Giovanni Pellecchia
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Parla orgogliosamente anche padovano la Nazionale italiana Basket in carrozzina entrata di diritto nella leggenda, nella notte tra sabato e domenica 20 settembre. L’Italia, sconfitta per 81-57 nella finale con i fenomeni dell’Australia (al terzo successo, dopo quelli del 2010 e del 2014, e guidata da Jeylen Brown “miglior giocatore del torneo”), si è però aggiudicata la medaglia d’argento – miglior risultato di tutti i tempi! - ai Mondiali disputati ad Ottawa, in Canada.
Sconfitta che non macchia la loro avventura, che anzi rimarrà come una delle pagine più belle ed indelebili nella storia dello sport paralimpico italiano. "C’è amarezza per questa finale, non possiamo nasconderlo. Ma dobbiamo guardare all’intero percorso che abbiamo fatto in questo Mondiale – conferma il Ct Fabio Castellucci– e a come abbiamo scalato le gerarchie: con organizzazione, voglia, cuore e coraggio. Ci portiamo a casa un risultato che fa bene a tutto il movimento e questi ragazzi".
Nella squadra azzurra due autentici 'pilastri', uno sul parquet l’altro in panchina, sono due padovani. Seppur d’adozione: Ahmed Raourahi e Fabio Castellucci.
Raourahi: "Sono felicissimo della mia vita"
Ahmed Raourahi, classe ’80 ruolo ala, è tra i veterani ed uno dei migliori 'azzurri'. Ma, oltre all’innegabile rendimento in campo (4 punti di media a questi Mondiali), il valore aggiunto è proprio la sua vicenda personale. Affascinante. Che ne fa un modello ed un 'testimonial': di resilienza, forza di volontà, inclusione. Una vicenda non a caso raccontata dall'atleta nelle scuole dell’Alta Padovana: "Le mie visite nelle scuole – ha chiarito - servono anche per spiegare quanto la voglia di realizzare i propri sogni possa superare le disgrazie della vita. Cerco sempre di far comprendere il mio punto di vista, come viviamo noi atleti disabili".

La medaglia al collo, dunque, è il coronamento del 'sogno' di una vita. La bandiera italiana che porta sulle spalle è per quello che, ormai da diversi anni, è il suo Paese. E la mano sinistra, che afferra con orgoglio il trofeo, è l'unico mezzo (rimasto) che gli consente di essere tra i migliori giocatori di basket al mondo. Per lui, che condivide con tutti gli altri la carrozzina per giocare a basket, a differenza loro c’è (meglio, ci sarebbe) anche un altro enorme ostacolo: ha una sola mano.
Ahmed Raourahi aveva 10 anni e viveva a Ksar El Kebir, cittadina marocchina a nord di Tangeri (porto sullo stretto di Gibilterra storicamente strategico punto di passaggio tra Africa e Europa), quando un giorno, mentre era su un treno molto affollato con il suo papà, venne aggredito da un malvivente che voleva sottrargli la borsa con della merce acquistata. Nella violenta colluttazione, sbalzato fuori dalle porte del treno, finì sotto le rotaie. Conseguenze? L’amputazione ad entrambe le gambe e del braccio destro.
Negli anni di riabilitazione in Marocco, ha scoperto il basket ("Al quale mi sono avvicinato come un gatto curioso"). Sport piuttosto difficile da giocare senza gambe e quasi impossibile da praticare se manca anche una mano. Ma nel giro di poco tempo è diventato bravo, bravissimo, in pratica un fenomeno.
Tramite alcuni talent scout, va a giocare prima in Spagna, poi nel 2006 arriva in Italia. Insieme al connazionale Mohamed Bargo, che dalla scorsa stagione è anche il suo allenatore, arriva al Padova Millennium Basket: di cui Raourahi è un punto fermo, apprestandosi ad iniziare la tredicesima stagione (seppur in due diversi momenti), ed ha contribuito a riportare in Serie A (campionato che prenderà il via dal 24 ottobre).
Nel nostro paese, ha giocato pure con Roma e Cantù, vincendo 6 scudetti. E dal 2011, tramite il matrimonio con Roberta, ha acquisito la nazionalità italiana e ora vive a Camposampiero (Pd).
In alcune interviste, per certi versi emblematiche, ha rivelato: "Se non avessi fatto quell’incidente (lo definisce così, ndr)? oggi, probabilmente, giocherei a calcio: magari in Italia. Chi lo sa. Di sicuro, la mia vita sarebbe comunque legata allo sport. Oppure sarei serenamente un buon commerciante". Tenendo a precisare: "Al basket devo tutto. Se mi ritengo felice? Io non sono felice, ma felicissimo della mia vita". Ed in un’altra, con un’inflessione di dialetto veneto e fare un po’ scanzonato, sembra chiosare: "Probabilmente, se mi sentissi chiamare 'fenomeno', esclamerei: Chi? E mi volterei a guardare indietro".
Castellucci, già coach del Cus Padova e del MIllennium Basket
Nuovo “condottiero' dell’Italia, invece, è Fabio Castellucci. Classe ’82 ed originario di Alatri, Frosinone, ma ormai a tutti gli effetti padovano d’adozione. Nella nostra città, insegna all’Università (Scienze motorie) e dal 2019 vi allena il Cus Padova in Serie B. Si sposa nel 2025 con Chiara Coltri, 39enne veronese apprezzata ambasciatrice paralimpica, capitana della Nazionale italiana femminile e giocatrice in divisa amaranto, entrata in contatto con il basket in carrozzina proprio a Padova, dove si era trasferita per studiare Scienze Politiche all’Università.
Per tre stagioni Castellucci guida il Millennium, portato ad ottimi risultati: in Serie A, due volte 4°ed un 5° posto; tre Final four di Coppa Italia; e la semifinale di Eurocup 1.

In Nazionale, dopo esserne già stato vice ed aver guidato gli “azzurrini” dell’Under 23, ha assunto l’incarico di Ct soltanto il 31 luglio, proprio alla vigilia di questi Mondiali: ovvero quando la Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina, vista “la pronuncia di squalifica per violazione del codice etico trasmessa dalla IWBF”, ha comunicato l’interruzione del rapporto di collaborazione – ad effetto immediato – con Gertjan Van der Linden.
Sulla panchina azzurra, alla sua prima esperienza ufficiale, Castellucci ha contribuito a scrivere “la storia”: la prima medaglia iridata.
L'impresa mondiale
L’Italia, partita senza i favori del pronostico ma cresciuta partita dopo partita finendo per imporsi come vera sorpresa del Campionato del Mondo (un riconoscimento prestigioso pure per il capitano Filippo Carossino, inserito nel quintetto ideale della manifestazione), ha vinto tutte le partite del girone: battendo nell’ordine il Brasile (77-32), l’Olanda (63-56), ed i campioni in carica degli Stati Uniti (66-59).
Nelle gare ad eliminazione diretta, dopo aver superato negli ottavi l’Argentina (71-44) e nei quarti la Polonia (75-68), gli azzurri si sono aggiudicati anche la combattuta semifinale con la Gran Bretagna (63-59). Perdendo, come già ricordato, soltanto in finale con l’Australia.
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