
Martina Favaretto: “Pronta per i Mondiali di Hong Kong, pensando alle Olimpiadi”
Marco Camporese
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Ci sono assalti che si vincono con una stoccata e altri che si decidono molto prima, nella testa. Martina Favaretto lo sa bene. L’atleta delle Fiamme Oro, argento olimpico a squadre a Parigi 2024 e fresca campionessa d'Europa con l'Italia nella prova a squadre ad Antony in Francia, considera la preparazione mentale un elemento decisivo quanto quella tecnica e atletica. Da anni lavora con lo psicologo dello sport Bruno De Michelis per imparare a gestire pressione, emozioni e concentrazione nei momenti chiave. Con grandi obiettivi.
Dopo il ritiro della Nazionale a Roma, l'azzurra guarda già al prossimo importante appuntamento: i Mondiali di Hong Kong, in programma dal 22 al 30 luglio. Ma lo sguardo è rivolto anche più lontano, verso Los Angeles 2028, dove sogna di conquistare una medaglia olimpica individuale.
L'oro mondiale ed europeo a squadre nel 2022, il bronzo mondiale individuale e l'oro a squadre ai Mondiali di Milano nel 2023, l'argento olimpico a squadre di Parigi 2024 e il recente oro europeo a squadre conquistato nel 2026 a Antony in Franca. Il tuo e quello della squadra è un percorso in continua crescita.
Rappresentare l'Italia in queste competizioni e condividere questo successo con le mie compagne è sempre un'emozione fortissima e rende ogni vittoria ancora più speciale. Abbiamo una squadra molto forte e quest'anno ci siamo confermate al vertice. Un Europeo non è mai semplice, perché il livello è altissimo, ma grazie al sostegno reciproco siamo riuscite a conquistare il titolo. Confermarsi è sempre la sfida più difficile.
La soddisfazione per il titolo a squadre in Francia è stata accompagnata dalla delusione nell'individuale, dove sei uscita agli ottavi. Cosa è mancato?
Contro Marta Jakubowska è stato un assalto complicato. Ero sotto, sono riuscita a recuperare fino al 9-9, poi lei ha trovato gli ultimi punti. Ho commesso alcuni errori tecnici, ma soprattutto ho sbagliato l'approccio mentale. Ero arrivata alla gara molto tesa e non sono riuscita a gestire le emozioni. L'ansia mi ha impedito di ritrovare il focus e trasformare quella tensione in energia positiva. È una lezione importante e sto lavorando perché non accada più.
Quanto conta la preparazione mentale nella tua scherma?
È fondamentale. Da molti anni lavoro con lo psicologo dello sport Bruno De Michelis. Mi ha insegnato tecniche di self talking e di focalizzazione che utilizzo durante gli assalti. Un esempio è il “'teatro mentale' con il quale immagino un teatro in cui ci sono varie parti che rappresentano me stessa in pedana. C’è la parte della guerriera, della maga, della regina. Queste mi servono durante l’assalto per dialogare con loro e motivarmi nel raggiungimento dell’obiettivo dell’assalto. C’è poi un'altra tecnica, quella dell’'ancoraggio' che consiste in un movimento delle dita collegata a una parola che mi permette di tornare focalizzata nel match e dare il 100%.
In pedana prevale l'istinto o la strategia?
Prima della gara c'è un grande lavoro di analisi, che svolgo insieme a Mauro Numa, il mio allenatore che mi segue sin dall'età di 13 anni. Studiamo le avversarie e prepariamo il match. Però riesco a esprimere la mia scherma migliore quando riesco a liberare la mente e ad affidarmi all'istinto.
Guardando indietro, qual è stato il momento più difficile della tua carriera?
Nel 2023 ho attraversato alcuni mesi davvero complicati. I risultati non arrivavano e avevo perso il piacere di stare in pedana. Ho pensato seriamente di smettere. È stato un periodo durissimo, ma anche quello che mi ha fatto crescere. Ho continuato a lavorare, non solo dal punto di vista tecnico ma anche mentale. Grazie al supporto del team che mi segue e a quello della mia famiglia sono riuscita a uscirne, e poco dopo ho conquistato la mia prima vittoria in Coppa del Mondo assoluta. Quella è stata la svolta che ha cambiato il mio carattere e la mia vita da atleta.
Ora l'attenzione è tutta rivolta ai Mondiali di Hong Kong che iniziano il 22 luglio. Come li stai preparando?
Dopo gli Europei mi sono presa una settimana per recuperare, poi nel ritiro della Nazionale abbiamo lavorato molto sia sull'aspetto tecnico che su quello fisico. Arrivo da una stagione molto intensa e so che per affrontare un appuntamento così importante devo curare tutto, anche la preparazione mentale. Voglio arrivare in pedana pronta a gestire la pressione e le emozioni senza rivivere quanto accaduto nell'individuale agli Europei.
E poi ci sarà Los Angeles 2028, il grande obiettivo del quadriennio...
L'Olimpiade è il sogno di ogni atleta. A Parigi ho conquistato una medaglia importante a squadre, ma nell'individuale ho vissuto una delusione che mi ha insegnato tantissimo. Adesso penso a Los Angeles. Siamo a metà del percorso, mancano solo due anni, e voglio arrivarci con una maturità diversa. Il mio obiettivo è una medaglia olimpica individuale, oltre a quella a squadre. Nell'aprile del 2027 inizieranno le qualificazioni e sono convinta che arriverò a quell'appuntamento con un bagaglio di esperienza molto più ricco rispetto a Parigi.
Da dove nasce la tua passione per la scherma?
Avevo sette anni quando vidi in televisione Matteo Tagliariol vincere l'oro nella spada alle Olimpiadi di Pechino 2008. Rimasi affascinata e mi dissi che volevo provare. Ne parlai con la mia famiglia, iniziai ad allenarmi e me ne innamorai subito. Ci sono momenti in cui lo stress e la pressione ti fanno chiedere: "Chi me lo fa fare?". Ma se impari a resistere e ad affrontare anche i periodi più difficili, alla fine arrivano le soddisfazioni. Ed è proprio questo che rende speciale questa disciplina e lo sport in generale.
Foto di Federscherma, Augusto Bizzi
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