
Dietro la diretta Rai della Maratona delle Dolomiti: sei ore in regia tra tecnologia, adrenalina e solidarietà
Giuliana Valerio
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La Maratona dles Dolomites non è soltanto una delle granfondo ciclistiche non competitiva più affascinanti al mondo. È un evento capace di unire sport, paesaggi mozzafiato e solidarietà.
La 39ª edizione, andata in scena domenica 5 luglio, ha portato sulle strade delle Dolomiti 8.008 ciclisti – 7.002 uomini e 1.006 donne provenienti da 78 Paesi – lungo i tre classici percorsi ad anello (Lungo: 138 km con un dislivello di 4230 m, Medio: 106 km e Sella Ronda: 55 km, 1.780 m dislivello). che attraversano le valli ladine e i passi Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena, Giau e Valparola.
L'edizione 2026, dedicata al tema "Pax", è stata impreziosita anche dalla benedizione di Papa Leone XIV, arrivata attraverso una lettera letta in studio in diretta televisiva e da un riferimento all'evento durante l'omelia, e da una raccolta fondi per tre associazioni di volontariato, tra cui le Cucine Economiche popolari di Padova.

Mentre migliaia di ciclisti affrontavano i 138 chilometri e oltre 4.200 metri di dislivello tra le montagne, un'altra squadra lavorava nell'ombra perché quello spettacolo arrivasse nelle case degli italiani. La diretta su Rai2 è stata infatti una vera impresa tecnica.
Tra i tecnici c'era anche Lisi, uno dei dieci video mixer video in Italia e unica donna, che, abitualmente, collabora alla messa in diretta delle partite di calcio di serie A trasmesse in tutto il mondo. Questa volta, però, il campo di gioco era lungo oltre cento chilometri.

La regia comincia quando tutti dormono
«Fare televisione in diretta non è semplice – racconta – oltre a un'attenzione costante, che può durare anche sei o sette ore, richiede una notevole fatica fisica perché a volte ci si sveglia nel cuore della notte.»
Per la diretta il team tecnico si è alzato alle 3.30 del mattino, per poi raggiungere dall’albergo la località dove era stata allestita la regia. «Siamo arrivati alla regia mobile verso le cinque, abbiamo acceso i mezzi che ospitano tutta la strumentazione e iniziato i test delle telecamere per essere pronti alla diretta delle 6.15 su RAI2. Da quel momento non ci si alza più. Per una partita di calcio si resta seduti circa cinque ore, qui sono state sei le ore consecutive, senza una pausa».
In totale sono stati impiegati 17 obiettivi e una squadra di circa trenta professionisti tra tecnici, operatori, motociclisti, piloti di elicottero e dronisti.
«Alle 5.30 l’elicottero era già in volo, anche i motociclisti con i relativi cameramen e i due operatori muniti di zainetto si dirigevano verso la partenza, tutti pronti per la trasmissione delle immagini ».
La partenza è stata per tutti i partecipanti alla corsa dallo stesso luogo, La Villa (Alta Badia) alle 6.30, ma ci sono volute circa due ore perché anche gli ultimi ciclisti attraversassero la linea del via. Uno spettacolo incredibile, con gli 8 mila partecipanti a sfilare come un fiume colorato lungo una stretta strada di montagna.
Subito due corridori si sono staccati e hanno lasciato a poca distanza il drappello degli inseguitori. Le donne, invece, per la prima volta nella storia della corsa, hanno mantenuto un distacco minimo, con una sola ciclista solitaria che è poi arrivata prima.
Terminata la trasmissione alle 12.05, il lavoro era tutt'altro che finito: è iniziato lo smontaggio di tutta la complessa macchina organizzativa e tecnica.
Una regia completamente diversa da quella del calcio
Seguire una partita significa controllare decine di telecamere fisse e cambiare inquadratura nel giro di pochi istanti. La Maratona delle Dolomiti e le corse ciclistiche in generale, che si svolgono su strada per moltissimi chilometri, impongono una logica completamente diversa.
«Lungo il percorso non ci sono telecamere fisse - spiega -. Ne avevamo soltanto all'arrivo, sei telecamere per gli ultimi due chilometri, e altre quattro dedicate allo studio dei commentatori. Avevamo anche due Jimmy, un supporto per telecamere con un braccio di due metri in studio e un altro di 12 metri all’arrivo. Quest’ultimo viene utilizzato per fare ‘spazzolate’, riprese che prendono l’atleta che sta arrivando e lo portano all’arrivo. Tutto il resto delle immagini arrivava da telecamere mobili, allestite su quattro moto, un drone e un elicottero, che faceva anche da ponte per trasmettere tutti i segnali alla regia».
Ogni moto aveva un compito preciso: la moto 1 segue la testa della corsa maschile, la 2 gli inseguitori maschili, la 3 la testa della corsa femminile, che è più lenta, la 4 è di supporto fornendo immagini panoramiche, del pubblico e di colore con i ciclisti che passano.
«Rispetto al calcio il lavoro in regia è meno frenetico. Non devi staccare le telecamere al millesimo di secondo per non perdere l’azione. Puoi lasciare respirare le immagini e valorizzare il paesaggio con riprese più lunghe. E in una manifestazione come questa è proprio la natura a diventare protagonista».

L'arrivo a Corvara, con migliaia di ciclisti che affrontano gli ultimi tornanti in discesa, resta uno dei momenti più spettacolari. «Dal punto di vista dello spettatore e delle immagini è possibile che una corsa che dura così tanto, con pochi colpi di scena, possa sembrare noiosa. Certo, non ci sono stati momenti particolari, sorpassi, fughe e altro – puntualizza -, la gara è durata cinque ore con due ciclisti alla testa della corsa e un gruppo abbastanza omogeneo di inseguitori. Ma bisogna ricordare che non si tratta di una corsa competitiva: è una manifestazione ludica, che si svolge in mezzo a panorami fantastici: lo spettacolo della natura avvince e vince su ogni cosa. Negli ultimi chilometri, verso l’arrivo si vedeva un fiume di persone in bicicletta, una strada di colori in movimento. La Maratona delle Dolomiti è splendida dal punto di vista delle immagini, sia per chi ci lavora che per chi le guarda».
Droni sì, ma l'elicottero resta insostituibile
Anche nell'epoca dei droni, l'elicottero continua ad avere un ruolo fondamentale.
«Non serve solo per le immagini. Fa soprattutto da ponte radio per tutti i segnali che arrivano dalle motociclette. Inoltre l'elicottero può effettuare movimenti impossibili per un drone, seguendo il profilo delle montagne e mostrando il continuo saliscendi del percorso. Il drone, per motivi di sicurezza, non può fare certe riprese, non può avvicinarsi o stare sopra alle persone, ma solo a lato. Il dronista, inoltre, non è vicino al drone, non può seguirloin modo preciso a distanza. Inoltre, il drone può spostarsi per il vento, l’elicottero è più stabile. Di contro, il drone regala riprese molto suggestive, come quelle sotto il traguardo».
Quando il segnale scompare
Una diretta di sei ore attraverso le Dolomiti difficilmente può essere perfetta.
«Non va mai tutto liscio, soprattutto se lavori in zone dove possono esserci problemi di campo. A un certo punto abbiamo perso completamente i segnali. Le moto, il drone e perfino l'elicottero continuavano a sganciare perché alcune aree erano poco coperte. In quei momenti abbiamo dovuto allungare gli interventi dallo studio per riempire il vuoto.»
Ed è proprio in quei minuti che la trasmissione ha raccontato l'altra anima della Maratona: quella solidale.
Lo sport che diventa aiuto concreto
La Maratona delle Dolomiti è infatti anche un grande evento benefico. Accanto all'iscrizione ordinaria, 400 partecipanti hanno scelto il 'pettorale solidale', permettendo di raccogliere quasi 90 mila euro destinati a tre progetti sociali: le Cucine Economiche Popolari (CEP) di Padova, l'associazione "Insieme si può" e la Fondazione Laureus Sport for Good.
«Ho scoperto pochi giorni prima della gara che tra le associazioni beneficiarie c'erano le Cucine Economiche Popolari. Faccio volontariato alle CEP da diversi anni e credo profondamente nel loro lavoro. Durante la diretta abbiamo mandato il video istituzionale che racconta la loro attività e, mentre ero al mixer, per me è stata un'emozione fortissima: facce, mani, gesti e ambienti che frequento abitualmente.»
Dopo tanti anni di dirette, confessa, l'adrenalina del lavoro lascia spazio alla freddezza dell'esperienza. Ma per la Maratona delle Dolomiti è stato diverso.
«Ormai la diretta la vivo con grande professionalità. Però quando il lavoro incontra qualcosa in cui credi personalmente cambia tutto. Vedere le CEP protagoniste in una trasmissione nazionale di cui contribuivo alla messa in onda mi ha davvero emozionata».
Le Cucine Economiche Popolari della Chiesa di Padova affrontano la crescente povertà alimentare offrendo ogni giorno pasti caldi e servizi essenziali a chi vive in marginalità. Nel 2025 sono stati distribuiti 83.000 pasti a oltre 3.600 persone di una novantina di nazionalità, con un bisogno in continuo aumento. Vi lavorano 217 volontari e sono stati recuperate 42 tonnellate di alimenti. La mensa è il fulcro dell’atività, ma è affiancata da servizi di base come l’ambulatorio medico e il segretariato sociale. Il contributo della Maratona delle Dolomiti permette la continuità nella distribuzione dei pasti e un sostegno costante.
Dietro alle immagini perfette che scorrono in televisione, ci sono non solo competenza tecnica e ore di lavoro invisibile, ma anche emozioni capaci di trasformare il lavoro e lo sport in un'occasione concreta di solidarietà, che trovano diverse possibilità di esprimersi. «L'azienda che ha curato questo evento e con cui collaboro, VIDEE Spa di Pordenone, è molto sensibile a questi temi. Qualche mese fa ho promosso una raccolta tra colleghi e collaboratori per aiutare un ospite delle CEP che era malato. Bisognava pagare un albergo che lo ospitasse, era molto freddo e lui doveva curarsi e stare al caldo. Nel giro di poco tempo siamo riusciti a raccogliere il denaro necessario».
Per Lisi la Maratona delle Dolomiti si è conclusa come era iniziata: davanti a un mixer video. Con una differenza rispetto a tante altre dirette. Questa volta, tra i segnali da gestire e le immagini da mandare in onda, c'era anche una parte della sua vita da volontaria.
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