
L’ex portiere della Nazionale Francesco Toldo, padovano, si racconta
Giovanni Pellecchia
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Lunedì 20 aprile, nell’ambito del ciclo di incontri con protagonisti dello sport che hanno reso lustro al territorio, l’ex portiere dell’Inter e della Nazionale (28 presenze in maglia azzurra) è stato ospite a Palazzo Moroni.
Per Toldo, classe ’71 (compirà 55 anni il 2 dicembre) che pur essendosi trasferito in pianta stabile a Milano alla sua città natale è sempre rimasto molto legato (vivono qui ancora i genitori e la sorella), si tratta di un parziale “risarcimento”: con la maglia del Padova, infatti, non ha mai giocato. «Feci un provino, quando avevo 11-12 anni, ma come terzino destro – ricorda -: meno male che non mi presero, se sarei stato rovinato!».
La carriera
Francesco Toldo non ha bisogno di particolari presentazioni. Gli inizi sono stati all’Usma Caselle di Selvazzano: «Una società parrocchiale – ricorda con affetto, emozionandosi - dove, su un campo duro come una tavola, andavi a giocare dalle 13, appena tornato da scuola, fino a quando avevi fame, quella vera, e allora tornavi a casa in bici. Giocavo fuori, un po’ in tutti i ruoli; anche se, siccome all’epoca ero un po’ grassottello e non avevo tanta voglia di correre dato che c’era anche la nebbia, mi fermavo negli angoli… Poi una sera aveva nevicato, io nel frattempo che avevo 15 anni ero cresciuto in altezza (è 1.96, ndr), sono andato in porta: mi sono divertito e… non passava niente. Tutti hanno detto: abbiamo trovato il portiere!».
La sua carriera passa per il Montebelluna ed approda al Milan, che quando ha 16 anni ne acquista il cartellino (con i rossoneri vince il campionato Beretti). E dopo le “tappe” a Verona e Trento, esplode: il campionato di Serie C 1992-93 vinto con il Ravenna; la Serie B vinta l’anno dopo vinto con la Fiorentina, dove esordisce in Serie A nel ’94 e con la società viola – che ne ha riscattato il cartellino - vince la Coppa Italia 1995-96 e la Supercoppa italiana 1996.
«Quando avevo 18 anni, mio papà mi aveva proposto di lavorare in tabaccheria: mi avrebbe dato di più di quanto prendevo giocando. Gli risposi che volevo giocare. Poi, tra i 21 ed i 24 anni, pensai: che figata! Si vince tutto (nel 1994 pure il Campionato europeo Under 21 in azzurro, ndr)! Sempre senza guardare all’aspetto economico. Quella della Fiorentina rappresenta davvero una “favola”. Fiorentina e Inter, oltre all’Usma ed alla Nazionale, sono le mie squadre: 8 anni con i viola, 9 anni a Milano. Chiusi con un momento brutto, quando andai in panchina: è stata dura! Avevo ricevuto diverse offerte da importanti club europei (Benfica, Bayern, Liverpool di Benitez e Barcellona), mi avevano anche offerto un contratto di 5 anni… Ma io, volevo vincere con l’Inter».
Fedeltà, peraltro, ripagata. Nelle nove stagioni in nerazzurro, Toldo ha vinto: 5 scudetti, 3 Coppa Italia ed altrettante Supercoppa Italiana, e soprattutto la Champions League 2010, nella stagione che ha preceduto il suo ritiro dal calcio giocato (vissuta non da protagonista), quella del “triplete”.
Senza dimenticare, le soddisfazioni ottenute a titolo personale o indossando la maglia della Nazionale. Nel 2000, è stato valutato miglior portiere del campionato italiano di Serie A e dei Campionati europei. In quell’edizione, che l’Italia perse in finale per 2-1 contro la Francia con il golden gol, il portiere padovano era stato l’“eroe” della semifinale contro i padroni di casa dei Paesi Bassi parando ben tre rigori: quello a Frank de Boer nei 90’ regolamentari e poi, quando la sfida dopo i tempi supplementari si decise nei tiri dal dischetto, allo stesso ed a Bosvelt.
«Me ne resi conto soltanto tornato in Italia, quando l’aereo atterrò a Venezia, e mi meravigliai: la gente mi salutava ed applaudiva. Dal mio punto di vista, avevo fatto soltanto il mio dovere. Vorrei aggiungere una cosa: quella volta, arrivare secondi fu considerato uno smacco. Ed in effetti, per noi che eravamo maestri nel cercare il contatto e di alcune “furbizie” nel perdere tempo, essere condannati da una regola che sarebbe stata poi tolta (il golden gol nei tempi supplementari di fatto chiudeva la partita, ndr) sa di beffa. Quella Nazionale avrebbe meritato, forse, qualcosa di più. Ma io quel 2° posto me lo tengo stretto! Il calcio dovrebbe trarre insegnamento da altre discipline sportive: penso alle Olimpiadi dove, certo, chi vince festeggia; ma, con sportività, sono riconosciuti anche il secondo e terzo classificato».
Toldo oggi: passione ed umiltà
Incontrando Francesco Toldo, oggi che si è ritirato dal calcio giocato da ormai 15 anni e che in Lombardia è entrato a fare parte anche dei volontari della Protazione Civile, balza subito all’attenzione la grande umiltà unita a sani valori di un tempo.
Il talento ed il ruolo del portiere. «Io non avevo talento: quello ce l’aveva Buffon, che a 17 anni era già titolare in serie A. Per me, invece, ha contato la grinta e la volontà di emergere lavorando duro. Oltre alla fedeltà alla maglia. Oggi sorrido, ma ricordo ancora il “test della paura” che faceva Giancarlo Caporello (padovano di Chiesanuova classe ’44 ha scoperto ed allenato centinaia di portieri tra cui Toldo stesso portato dopo provino nel 1985 a Montebelluna, ndr): una pallonata diretta in faccia da distanza ravvicinata. Il suo allenamento era militare, ti “spaccava”; ma se lo superavi eri pronto per il ruolo».
«Oggi, invece, temo non potrei giocare – aggiunge -E’ cambiato il calcio ed il ruolo del portiere: gli si chiede di giocare molto con i piedi, gestiscono il 70-80% dei passaggi (a mio avviso troppo, ma non è mai facile giudicare attraverso le epoche), e sono tutti bravi. Io ho 47-48 di piedi!».
L’impegno dopo il calcio giocato
«Nel 2010, terminato di giocare, sono entrato nelle file dirigenziali dell’Inter: fino al 2018 ho collaborato al progetto Inter Campus. Dopo qualche anno in cui mi sono “spupazzato” Bianca (la terza figlia avuta nel 2019 con la nuova compagna Susanna dopo Alessandro del 2001 ed Andrea 2005 con la moglie padovana Manuela, ndr), sono rientrato con le Legends. Ne fanno parte giocatori nerazzurri delle varie epoche; le tre “bandiere” del periodo dal 2010 a oggi sono: Handanovic, Ranocchia e D’Ambrosio, tutti con quasi 300 gare nell’Inter».
Toldo, entrato nella Hall of Fame nerazzurra nel 2019, è la figura chiave e guida il progetto “Inter Forever”, che coordina le leggende nerazzurre organizzando partite e eventi. La prossima, presentata nei giorni scorsi, è in programma il 13 giugno allo Stadio Santiago Bernabéu contro il Real Madrid: la 13. edizione del “Corazon Classich Match: Un partido con alma de infancia”, un match amichevole per raccogliere fondi utili a finanziare dei progetti benefici.
Non solo calcio...
Oggi Fracesco Toldo è un imprenditore nel settore delle costruzioni. «Imprenditore edile no. Diciamo che, per diversificare, finanzio la costruzione di case: da circa 30 anni mi sono affidato ad un amico, una brava persona. L’impegno è fare i lavori come si deve utilizzando buoni materiali, oltre ad esserci sempre per chi acquista. Penso che quando una coppia compra casa realizza il suo sogno: merita rispetto, non fregature. Non lo faccio per guadagnare, insomma, anche se devo rientrare almeno delle spese».
Negli anni scorsi, dopo essere stato “testimonial” chiave del progetto per l’ente benefico Showcare Padova e il Comune di Padova, che a maggio 2023 ha portato all’inaugurazione della prima palestra no-profit per malati oncologici e cronici (in via Pinelli 4, rione Crocifisso) offrendo loro programmi di esercizio fisico gratuiti fondamentali per il recupero, lo ha fatto nella raccolta-fondi per una nuova palestra a Treviso. «Loro sono veramente fantastici: forniscono gratuitamente una volta a settimana dei personal trainer a queste persone fragili. Un progetto in cui credo molto, che ho abbracciato fin da subito già a Padova: penso possa fare veramente del bene a chi ne ha bisogno. Sono “storie di vita”: tutte belle storie. Qualche anno fa anche mia cugina che si era ammalata senza dirmi niente si è rivolta a loro. Mi ha confermato: sono davvero bravi».
Allo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, nel febbraio 2022, Toldo ha messo a disposizione anche la sua casa (zona Voltabrusegana) per ospitare delle famiglie ucraine: «Penso che le immagini passate in quei giorni, ce le ricordiamo bene tutti. Io avevo a disposizione una casa grande, in cui non stavo praticamente mai, ed era chiusa. Mi sono rivolto ad Eleonora Fazzeri di Selvazzano for Children (associazione di volontariato nata nel 1998 con finalità di solidarietà sociale, ndr), chiedendole se era fattibile, lei mi ha dato disponibilità. Abbiamo ospitato due famiglie: una è solo transitata, e si è trasferita poi in Norvegia; un’altra, con nonna, figlia e due nipoti, si è invece inserita nel quartiere con i ragazzi che si sono iscritti nella locale scuola elementare Don Bosco».
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