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Keren Mbongo, 21 anni padovana, la punta di diamante del lancio del martello giovanile

15 Luglio 2026 - 11:57
Giuliana Valerio
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Giuliana Valerio

Keren Mbongo, 21 anni padovana, tesserata con Assindustria Padova si conferma come la promessa del lancio del martello giovanile in Italia.

L'Oro nei Campionati Italiani Under 23 di atletica leggera che si sono svolti l'11 e 12 luglio 2026 a Molfetta, con 60.92 metri al quinto turno certifica una stagione di altissimo livello, già impreziosita dalla maglia azzurra in Coppa Europa a inizio 2026. Una vittoria netta, costruita migliorando il 60.90 d’avvio e staccando di quasi tre metri la concorrenza per l’allieva del tecnico Renzo Roverato.

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Uno stato di forma eccellente, che Keren Mbongo ha confermato al 2° Trofeo dell’Adriatico a  Macerata il 18-19 luglio con un lancio da : 65.69 metri, nuovo primato personale con un miglioramento di 25 centimetri, che le vale il sesto posto nelle liste italiane alltime U23 e un ulteriore ritocco ai record regionali assoluto e under 23 che già le appartenevano.

Una storia sportiva che inizia da lontano

Dopo anni di pratica di diverse discipline, la passione per il lancio del martello a 16 anni. Un amore improvviso, talmente coinvolgente che le è difficile spiegarlo, ma che la porta a allenamenti quotidiani di quattro ore e a conciliare con lo sport lo studio universitario e la vita privata. Senza che questo sia un peso: lo sport per lei è soprattutto divertimento, ma anche il luogo dove farsi amici e amiche.

Il suo mantra? “Se va male vabbè, ci sarà un’altra occasione; un unico fallimento non mi definisce, io resto sempre una persona che funziona e… comunque sorrido”.

Keren, come ti sei avvicinata allo sport?

Ho iniziato con l’atletica a 12 anni, dopo aver giocato per sette anni a pallavolo. L’occasione è stata la volontà della mia scuola di portare una squadra ai Giochi studenteschi: la mia professoressa di ginnastica mi ha invitata a provare e ho deciso di cambiare completamente sport. Sono entrata in una piccola società sportiva, dove ho iniziato con il salto in lungo e, come si usa fare nelle società dove accolgono i più piccoli, mi hanno fatto provare molte discipline.

Sono poi passata con Assindustria, una società più strutturata. Ma, soprattutto, mi piaceva l’idea di condividere la passione per lo sport con i miei coetanei, e lì eravamo molto più numerosi. Anche se sembra strano, nell’atletica, uno sport individuale, c’è l’idea di squadra: penso al gruppo con cui ti alleni, alle persone che frequentano il tuo campo sportivo, ma anche a chi segue in trasferta…

Come hai scoperto il lancio del martello?

Ho provato il salto in lungo e triplo, il lancio del peso, il mezzofondo, con scarsi risultati. Ma in me vedevano della potenzialità, così l’allenatore mi ha fatto provare diverse altre specialità, che di solito non venivano proposte. All’inizio mi sono innamorata del lancio del disco, ho trovato una connessione che non avevo provato con nessuna altra specialità. Così mi sono spostata nel gruppo lanci, che comprendeva anche le discipline del giavellotto e del lancio del martello. E proprio guardando un mio compagno intento nel lancio del martello è scattato qualcosa: il movimento forte e elegante, la palla attaccata a un filo che vola lontanissimo… e ho deciso di provare.

È una specialità particolare, originale, e richiede molta passione. Mi piace il movimento, mi diverte il gesto atletico, mi sono innamorata di questa disciplina.

Quindi, giovanissima, le prime gare…
Ho iniziato a gareggiare da Allieva, a 16 anni. Non ho fatto grandi misure, ma ho continuato, perché stava davvero diventando una passione. Nel secondo anno ad ogni gara guadagnavo due o tre metri.

Nel 2022 ho fatto 58,33 metri, nella finale b campionati di società allieve e in soli due anni sono passata dai 36 ai 58 metri. Ma il vero scatto è stato nel primo anno junior U20, a 18 anni, quando si passa dal martello di 3 kg a quello di 4 kg. Inizialmente avevo paura che sarei peggiorata, invece nel 2023, alla mia terza gara, ho fatto la misura minima per qualificarmi per gli Europei U20: 57,64 metri (57,50 la misura da superare). Incredibile se penso che ero arrivata a quella gara con un record personale con il martello da 4 kg di 50 metri. Quando sono uscita dalla pedana ho capito di aver migliorato di oltre 7 metri! Ancora adesso non mi spiego come ho fatto…

Poi ho avuto un lieve calo e mi sono ripresa restando su quelle misure solo a partire dall’anno successivo.

Un anno difficile…

Quell’anno mi ero qualificata solo quinta al campionato nazionale estivo con la misura di 47 metri. Ero devastata, e ho temuto che non mi convocassero, nonostante mi fossi qualificata, per i campionati europei 2023 a Gerusalemme. Mi hanno convocata, ma non ho raggiunto neppure la finale.

Ero giovanissima, avevo 17 anni, e gareggiavo con gli U20, quindi con ragazze che avevano tutte anche tre anni più di me.

Come sei riuscita ad uscire da quel periodo?

Ho continuato ad allenarmi, perché penso che anche se una gara, una stagione, un allenamento va male, questo non ti deve bloccare: domani è un altro giorno. Mi dico che non è una stagione, una gara a definirmi, e che posso fare molto di più. Resto nel momento, prendo ciò che viene. E ha funzionato! Da quella stagione in poi è andato tutto molto meglio.
L’anno dopo, il 2024, non ho migliorato i miei 57 metri, ma sono riuscita a stabilizzarmi sui 55-56, cosa che comunque mi ha incoraggiata. Nel 2024 erano in programma i campionati mondiali a Lima, in Perù. Il minimo per qualificarsi era 58 metri, e non sono riuscita a raggiungerli. Ma la stagione per me era comunque andata bene: proprio nel 2024 ho fatto il lancio che mi ha permesso di vincere il mio primo titolo italiano ai campionati estivi juniores con la misura di 56,06 (nel video). Poi con 55,90 metri ho raggiunto il 5° posto ai campionati italiani assoluti estivi.

Nel 2025, avevo 19 anni, sono passata nella categoria U23 ed ho realizzato la misura minima per poter accedere ai Campionati europei di categoria, che si svolgevano a Bergen in Norvegia, superando per la prima volta la barriera dei 60 metri. Una misura che poi ho superato altre due volte nel 2026: 61,72 metri ai campionati italiani lanci lunghi invernali vincendo l’oro tra le promesse e il bronzo tra le assolute; e 60,13 alla coppa Europa di lanci lunghi invernali a Nicosia chiudendo al nono posto tra gli U23.

Intanto ti eri fatta notare…

A fine marzo di quest’anno mi hanno convocata a Tirrenia per un raduno della Federazione nazionale, insieme ai migliori due, tre atleti italiani per ogni specialità. Quest’anno è la seconda volta che vado al raduno e la sesta volta negli ultimi anni che vengo convocata.

Abbiamo svolto per una settimana diversi allenamenti con i tecnici federali e test di forza esplosività, velocità. È stata una bellissima esperienza, non solo da un punto di vista della crescita tecnica: ho passato del tempo insieme agli altri atleti e mi sono divertita. Anche a Padova sono seguita da tecnici di alto livello, ma lì ho potuto avere il supporto dei consigli del tecnico migliore in Italia che segue specificamente il lancio del martello: Nicola Vizzoni, di Livorno, medaglia d'argento ai Giochi olimpici di Sydney 2000 e agli Europei di Barcellona 2010. Mi ha aiutato sia a livello tecnico che emotivo. Ne avevo bisogno, perché nella gara nel campionato europeo di lancio del 2026 che si è svolto a Cipro, ero un po’ intimorita da competitor molto più forti di me. Ma ho portato a casa un buon risultato: mi sono classificata nona tra gli U23.

Al momento c’è una pausa nel calendario delle gare internazionali, nel 2026 non ci sono competizioni per la mia categoria. Ci saranno gli assoluti, ma credo mi manchi ancora un bel po’ di strada prima di poter gareggiare in un campionato europeo assoluto. Ora mi sto concentrando sugli allenamenti.

A proposito di allenamenti, come si prepara una lanciatrice del martello?

Per allenarsi al lancio si lavora soprattutto sulla forza fisica, utilizzando molto i pesi. Ora che sono un’agonista mi alleno tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 15.30 alle 19. Non è semplice, e sono costretta a bilanciare i tempi con le lezioni universitarie, che frequento a Padova in un Campus privato. Riesco a conciliare lo sport e lo studio abbastanza bene, anche se è impegnativo e avrei la frequenza obbligatoria. Ma per me e per la mia famiglia lo studio è molto importante e cerco di non sacrificarlo troppo per lo sport.

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Come ha preso la tua famiglia la scelta di questa disciplina e il tuo successo sportivo?

I miei genitori erano molto felici quando da bambina ho iniziato a giocare a pallavolo, e sono rimasti un po’ perplessi quando ho deciso di passare all’atletica, ancora di più quando hanno capito che mi ero appassionata al lancio del martello. Temevano che il mio corpo sarebbe cambiato, pensavano fosse una disciplina da maschio. Ho una sorella gemella e due fratelli, uno di otto anni e l’altro che ha un anno più di me e i miei genitori ci hanno sempre spinti a seguire le nostre passioni. Così mi hanno lasciato fare. Ora, visti i risultati e anche la gioia che io traggo da questa disciplina, sono contentissimi. Mi seguono quando possono, altrimenti si raccolgono tutti davanti alla televisione per fare il tifo per me.

Qual è il tuo “metodo antistress” prima delle gare?

Ad ogni gara voglio sempre migliorarmi ma all’inizio della mia carriera agonistica era come se avessi un blocco mentale che mi impediva di fare le prestazioni che sentivo avrei potuto fare. Nel tempo ho capito che non devo mai uscire dal campo triste, e che non devo farmi condizionare dal risultato. Quindi, mano a mano che andavo avanti ho cominciato a usare un mantra: “come va la gara, va”, mi ripetevo continuamente in gara e in allenamento; “devi avere un atteggiamento positivo, se è andata male la prossima volta cercherai di fare meglio”.
Questo mi serve anche nella vita: se va male, va bene lo stesso: si può rifare. Un fallimento non mi definisce, io resto sempre una persona che funziona.
E questo metodo funziona, soprattutto in gara. E' durante le gare che riesco ad ottenere le migliori misure, non negli allenamenti. Non sono stimolata, forse perché faccio molti lanci e non mi concentro sulle misure. In gara so che ho solo sei lanci e lì mi gioco tutto, so che posso e devo fare bene in quei soli sei lanci, vado in pedana e lo faccio.

(aggiornato il 27 luglio 2026)

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