
Alex Ferronato, dalla formazione al Kyoto Judo Kai di Cittadella alle prime esperienze nazionali
Dalla Redazione
La storia sportiva di Alex Ferronato si costruisce senza clamore, attraverso una pratica costante e un rapporto maturo con il tempo.
La sua formazione avviene al Kyoto Judo Kai di Cittadella (Padova), una palestra in cui il judo è trasmesso non solo come disciplina tecnica, ma come educazione alla misura, al rispetto e alla consapevolezza.
L’ingresso nel judo non nasce da una spinta esterna né da una tradizione familiare. È una scelta che matura gradualmente, consolidata dal lavoro quotidiano. Fin dai primi anni, Alex mostra un atteggiamento riflessivo, orientato all’apprendimento più che al risultato immediato.
Oggi Alex Ferronato prosegue il suo cammino nel judo giovanile con la stessa impostazione che lo ha accompagnato fin dall’inizio: lavoro costante e obiettivi chiari. In un contesto sportivo spesso segnato dalla fretta, la sua storia racconta il valore della continuità e del sostegno, dentro e fuori dal tatami.
La formazione e le guide tecniche
Nella fase iniziale del suo cammino sportivo, Alex viene seguito dal maestro Diego Lancini, Cintura Nera 6° dan, uno dei gradi più alti nel judo. Il dan indica il livello di esperienza di un maestro: il sesto dan certifica non solo una profonda competenza tecnica, ma anche un lungo percorso di insegnamento e riconoscimento all’interno della disciplina.
Sotto la sua guida, Alex costruisce le basi tecniche e mentali del proprio judo, apprendendo un metodo fondato sulla precisione del gesto, sul controllo e sul rispetto delle regole e dell’avversario.
Con il passaggio alle categorie superiori, il lavoro prosegue sotto la guida di Martina Maccari, Cintura Nera 3° dan, affiancata da un preparatore atletico, in un contesto di allenamento sempre più strutturato e consapevole.
È in questa fase che il judo diventa anche gestione del corpo, prevenzione degli infortuni e attenzione alla dimensione mentale, elementi centrali in un momento di crescita fisica e sportiva.
L’apertura al panorama nazionale
Il 2023 segna per Alex un passaggio significativo. Nella categoria Under 15 inizia a misurarsi con il livello nazionale, affrontando contesti più ampi e selettivi. Nel marzo 2023 conquista la medaglia d’oro al Trofeo Italia Under 15, appuntamento di riferimento del circuito giovanile, riservato agli atleti qualificati dalle selezioni regionali. Un risultato che arriva come conferma del lavoro svolto, più che come svolta improvvisa.
Nel novembre 2023, ai Campionati Italiani Under 15, ottiene la medaglia di bronzo, dimostrando solidità tecnica e capacità di restare concentrato nei momenti decisivi. Alex racconta che, prima di ogni incontro, cerca il silenzio e la concentrazione: entra sul tatami pensando esclusivamente a ciò che deve fare, con l’idea di portare a termine il proprio compito e accettarne l’esito.
I risultati non cambiano il suo atteggiamento. Alex continua a muoversi con misura, convinto che il miglioramento nasca dalla continuità del lavoro quotidiano. «Ho sempre cercato di fare le cose con calma - spiega - vedo che continuo a migliorare e questo mi spinge a dare sempre qualcosa in più».
Le Categorie superiori, il percorso di maturazione
Nel 2024 avviene il passaggio alle categorie superiori, con un aumento dell’intensità fisica e della complessità del confronto. In questa fase Alex affronta anche piccoli problemi fisici. «Nel judo - sottolinea - anche quando ci si fa male non si smette di lavorare: si continua a curare la tecnica, la preparazione mentale e l’attenzione ai dettagli».
L'oro olipico Fabio Basile, il modello di riferimento
Parlando di ispirazione, Alex cita Fabio Basile, judoka italiano diventato campione olimpico nel 2016 ai Giochi di Rio de Janeiro, vincendo la medaglia d’oro nella categoria -66 kg. Basile è stato il primo italiano a conquistare un oro olimpico nel judo maschile dai tempi di Ezio Gamba, nel 1980.
Più del titolo, però, colpisce Alex ciò che è venuto dopo. La carriera di Basile è stata segnata da gravi infortuni al ginocchio, che lo hanno costretto a lunghi periodi di stop e a un rientro complesso. È questa fase, più che il successo olimpico, a rendere il suo esempio significativo.
«Mi ha colpito il fatto che, anche quando ti fai male, non molli - continua Alex - In questa disciplina continui a lavorare anche quando sei fermo, per poi tornare più forte».
In quell’atteggiamento Alex riconosce un’idea di sport fondata sulla responsabilità e sulla continuità.
2025, il titolo regionale
Il 26 maggio 2025 arriva una conferma importante: Alex conquista il titolo di Campione Regionale, risultato che certifica la solidità del lavoro svolto negli anni. Non viene vissuto come un punto di arrivo, ma come una tappa di verifica.
Solitudine e sostegno
Nel racconto di Alex emerge spesso un’apparente contraddizione: sul tatami si è soli, ma nessun incontro si affronta davvero da soli. «Quando entro sul tatami sono solo – spiega - ma ho bisogno di sapere che il mio maestro è lì». Accanto alla guida tecnica, c’è anche il sostegno degli amici, che per Alex ha un valore concreto.
Ricorda, ad esempio, le chiamate ricevute quando si trovava a Salonicco, prima di una gara internazionale: messaggi e incoraggiamenti che, pur a distanza, gli hanno dato forza. Un supporto silenzioso, ma presente.
Il judo come scelta di vita
Se interrogato sul valore di questo sport, Alex non parla di medaglie. Parla di rispetto. Prima di ogni incontro c’è il rei, il saluto tradizionale del judo: un gesto che ricorda il luogo, l’avversario e il senso dell’incontro. «La prima parola che senti è rispetto», spiega.
Ed è per questo che, senza esitazioni, dice di consigliare il judo a tutti. «Questo sport mi ha cambiato come persona – racconta - Non solo per ciò che accade durante l’incontro, ma per ciò che resta fuori dal tatami: disciplina, attenzione, modo di stare con gli altri».
E.S.
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