
Triathlon: in Malaysia Marco Ugherani da record!
Giovanni Pellecchia
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Il personaggio non è nuovo ad imprese del genere. L’ultima, però, che lo specialista delle corse lunga distanza (oltre 25 Ironman all’attivo) ha completato lo scorso 1° novembre sull’Arcipelago di Langkawi, in Malaysia, è stata per sua ammissione «Una gara devastante, la più dura di sempre».
Marco Ugherani si ripete
Lo specialista delle corse su lunga distanza ha compiuto un’altra impresa memorabile portando a termine in 13h 14’ 54’’ l’Ironman di Langkawi (Malaysia). Ha concesso il “bis” dopo la Marathon des Sables del 2024 ed è stato l’unico italiano nella sua categoria (Master 55-59) a partecipare alla gara nel sud-est asiatico.
«La medaglia è importante – spiega - perché permette di raccontare un gara, un’esperienza, un obiettivo raggiunto… Ma l’esperienza di prepararsi ogni giorno, step by step è la strada che più mi gratifica. Ogni medaglia racconta un giorno ottenuto in mesi di allenamento, fatiche, rinunce».
Il 55enne trevigiano (classe ‘69), ex elicotterista militare ora imprenditore, appassionato di mountain bike (ha allestito un museo vintage con diversi pezzi d’epoca di inestimabile valore), ha all’attivo circa 25 gare di Ironman e da tempo si allena tutti i giorni per le gare di triathlon.
Ugherani veste i colori del Triathlon Uno Team Cittadella, affiliata alla FITri Federazione Italiana Triathlon del Coni dal 2012 che vede attualmente 46 tesserati agonisti anche nelle discipline del Duathlon (corsa, ciclismo, corsa) Triathlon invernale (corsa, ciclismo, sci di fondo) e Aquathlon (corsa, nuoto corsa). Per le prove di nuoto, ciclismo e corsa sull’arcipelago malaysiano l’atleta trevigiano si è però preparato in un Centro fitness di Castelfranco.
L'impresa
Il circuito di Langkawi prevedeva un percorso decisamente arduo: 3,8 km di nuoto (da compiere in due giri da 1,9 km); 180 km in bicicletta, con 1550 metri di dislivello; ed infine la maratona in piano lungo la pista dell'aeroporto, sotto il sole, che rievocava il Campionato mondiale di Ironman disputato da Ugherani nel 2022 a Kona nelle Hawaii.
«Era la prima volta che prendevo parte a questa competizione in Malaysia – ha rivelato, soddisfatto, il triatleta trevigiano - L’aggettivo giusto è devastante: sia da un punto fisico che psicologico. Probabilmente è stato l’Ironman più duro che abbia mai affrontato, considerate le condizioni climatiche di partenza: 36 gradi con il 95% di umidità. Dopo l’ultra-maratona nel Sahara in Marocco avevo deciso di cimentarmi nuovamente nella mia specialità: triathlon su lunghe distanze. Da maggio di quest’anno ho iniziato una preparazione fisica specifica. Il mio coach personale, Vittorio “Vic” Garaventa, mi segue fin dal 2013; mentre assieme al gruppo di specialisti di Sport Target, coordinato da Niki Mardegan, ho svolto potenziamento fisico e atletico, che è la parte più impegnativa da portare avanti. Nei sei mesi di preparazione, ho dovuto pure recuperare da un problema alla spalla infortunata circa una ventina d’anni fa».
Per l’appuntamento nell’arcipelago malaysiano, ha seguito una preparazione certosina con cura minuziosa dei particolari. L’altissimo tasso di umidità a Langkawi, infatti, comportava un consumo medio stimato del 10-15% di energie in più solo per l’effetto della termo-regolazione.
«Al briefing pre-gara – rivela Ugherani - avevamo ricevuto la raccomandazione di prestare attenzione al sole con elevata umidità durante la maratona ed alle piogge torrenziali che avrebbero potuto imperversare, quando avremmo corso in bici, con possibili accumuli di 20-30 centimetri d’acqua sulla strada. Ho dovuto tralasciare le sensazioni del momento e rispettare la strategia che mi ero prefissato perché rischiavo di spingere per andare più forte e... spremermi così come un limone».
Le diverse frazioni di gara
«La prova di nuoto è andata bene: la spalla ha retto e ho sempre “tirato” quando ero in acqua. In bici, invece, sono stato limitato dall’acido lattico. Non stavo bene: sia a causa dalla stanchezza dovuta anche al jet lag, sia perché sentivo di non aver digerito la colazione. Ho corso i primi 100 km con la nausea, non riuscivo proprio a girare e mi sono dovuto fermare tre volte per andare in bagno. Dal km 50 in poi sono subentrati anche i crampi».
«La maratona ha rappresentato l’incognita maggiore, anche perché all’interno del tracciato da 10 km era stato inserito un chilometro di sabbia. Fortunatamente avevo già avuto modo di correre nel deserto. Ho cercato di essere regolare, ma per l’intera maratona i crampi andavano e venivano. Ho continuato a gettare acqua ghiacciata sulle gambe, non appena mi fermavo ai ristori, mentre l’umidità, sempre più intensa, aveva reso l’asfalto viscido. Comunque alla fine ce l’ho fatta: ho tagliato il traguardo. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto. È stata un’altra bella avventura, un’esperienza di sport e di vita da raccontare».
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