
Emiliano Bonazzoli: "Vialli e Van Basten i miei idoli da giocatore, ora provo ad essere un allenatore moderno"
Stefano Bizzotto
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Si è raccontato a Palazzo Moroni sede del Comune di Padova Emiliano Bonazzoli, più di 100 gol segnati e oltre 500 presenze, le maggior parte delle quali in Serie A e B, ex-attaccante professionista classe 1979. Il mantovano è stato premiato alla carriera lo scorso 3 ottobre durante un incontro organizzato dal consigliere Davide Meneghini.
Un'occasione per ricordare il suo passato nel Padova Calcio, squadra in cui ha militato per sei mesi nel 2013, segnando tre gol. Nei biancoscudati è arrivato dopo averne segnati 45 in tre anni con la Reggina. A seguito del raggiungimento di una comoda salvezza nella serie cadetta c’erano tutti i presupposti per continuare assieme. Il cambio in presidenza, da Cestaro a Penocchio, ha però scombinato tutti i piani, portando Bonazzoli a svincolarsi e passare tra i dilettanti del Marano per la stagione successiva.
Il passato biancoscudato è ritornato con forza nel presente a seguito del matrimonio con Giorgia, una signora padovana. La speranza dichiarata da Emiliano Bonazzoli è quella di vivere con la famiglia nella città del Santo, che gli ha donato molto, per il resto della vita.
Un attaccante molto amato dai suoi tifosi
Il percorso calcistico di Bonazzoli inizia nelle giovanili di Casalromano e Voluntas Brescia. Inseguendo il modello degli idoli Gianluca Vialli e Marco Van Basten, diventa presto un attaccante abile nel gioco aereo ma anche con la palla tra i piedi. A 18 anni inizia la carriera da professionista giocando in cadetteria con le “rondinelle” bresciane, dove esordisce nella serie maggiore: il match, giocato il 31 agosto 1997, passato alla storia per essere stato l’esordio di Ronaldo “il Fenomeno” con l’Inter a San Siro. Per la cronaca, il risultato fu di 2-1 in favore dei nerazzurri.
Grazie al suo costante impegno è sempre stato apprezzato da tutti i tifosi delle squadre in cui ha giocato, tra cui Parma (con cui vince una Coppa Italia nel 2001/02), Verona, Sampdoria, Padova, Este. In particolare, Bonazzoli è entrato nel cuore dei sostenitori della Reggina. Con gli amaranto, oltre ad aver giocato sei stagioni, ha segnato il gol che lui stesso considera il più importante della carriera. Una staffilata rasoterra segnata in trasferta contro l’Atalanta il 2 giugno 2003, che è valsa la salvezza in Serie A nello spareggio playoff di quell’annata.
Quindi, il 15 novembre 2006, gioca la sua unica partita con la Nazionale italiana, un’amichevole pareggiata 1-1 a Bergamo contro la Turchia.
Spartiacque della carriera di Bonazzoli l’infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro, subito nel 2007. Ma decide di non lasciare il calcio e continua per qualche anno, giocando tra le altre con Padova, Este e gli ungheresi del Budapest Honvéd.
Quindi il ritiro nel 2016, a 37 anni, dopo un’ultima stagione senza particolari sussulti giocata con il Cittadella in Lega Pro.
Un futuro da allenatore ancora tutto da scrivere
Subito dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Emiliano Bonazzoli si è tuffato nel percorso da allenatore. Ha iniziato nel 2016/17 con il Conselve, per poi passare al Thermal Abano l’anno successivo. Nel 2021 ha ottenuto il massimo patentino da allenatore, l’Uefa Pro. Negli ultimi anni ha allenato in Serie D il Fanfulla e in B il Lecco.
Attualmente è senza squadra, ma il suo obiettivo è quello di trovarne una il prima possibile. Cercando sempre di utilizzare la sua esperienza per gestire al meglio i giocatori a livello umano e le competenze tecniche per organizzare al meglio le sue future rose.
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