
“Come l’acqua del fiume Brenta” al Religion Today Film Festival
Monia Pasqualetto
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Campione mondiale di canoa, una lunga carriera di vittorie in diverse discipline sportive acquatiche, una grande passione per l’acqua che lo ha portato a realizzare negli anni importanti attraversate non solo nei fiumi ma anche nei mari e negli oceani. Nicola Zamuner, oggi preparatore atletico, originario di Treviso, ha trovato nello sport uno stile di vita ma anche una risorsa importante per sviluppare progetti ambiziosi.
Fu lui a preparare, qualche anno fa, una sua compaesana costretta all’uso delle stampelle dalla sclerosi multipla, a percorrere 80 chilometri lungo le rive del fiume Sile con una kickbike. Ora, grazie alla sua grande esperienza di sportivo, è stato scelto per girare un film documentario ambientato nel fiume Brenta, proprio quel corso d’acqua che tante volte Zamuner ha percorso nella sua carriera sportiva.

“Come l’acqua del fiume Brenta” si intitola il lungometraggio che sarà presentato al pubblico il 19 settembre nella splendida cornice del Religion Today Film Festival di Trento. Sotto la regia di Francesco Leitner, co-promotore del progetto e alla collaborazione di un nutrito team, dai collaboratori Lisa Martelli e Arianna Zanetti, alla casa di produzione Kenzi Production e a numerosi sponsor che hanno creduto nell’impresa, l’opera è finalmente pronta per il grande pubblico.
Racconterà il fiume Brenta, il suo stato di salute, i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, la bellezza di un paesaggio che offre la possibilità di praticare tanti sport, storie di persone che da sempre vivono lungo le sue rive. E’ un film che ripercorre una parte importante della storia locale, che presenta immagini suggestive di ambienti naturali, che riscopre scorci dimenticati e che si pone come obiettivo finale la salvaguardia di uno dei corsi d’acqua più belli e puri che si trovano sul suolo nazionale.
Nicola, lei è la testimonianza di quanto lo sport sia non solo una risorsa in termini personali ma anche una fonte di nuove opportunità di vita.
La mia professione nasce da una lunga e grande passione sportiva. Non avrei immaginato, anche se confesso che era uno tra i miei sogni, di arrivare a girare un film documentario. Un film che, in realtà, fa parte di un progetto più ampio che prevede la messa in onda di una serie televisiva di 11 puntate replicando, su altri fiumi, quanto fatto sul Brenta. Questa è una possibilità che mi è stata aperta proprio grazie all’esperienza che ho maturato in tanti anni di attività sportiva in acqua. Il Brenta presenta dei tratti non facilmente percorribili o raggiungibili se non con un buon bagaglio di preparazione alle spalle.
Partiamo dall’inizio. Il film propone una traversata del fiume Brenta, un viaggio che tocca due Regioni e diverse Province.
Siamo partiti dalla sorgente di Caldonazzo e siamo arrivati fino all’antica via di uscita del Brenta, ovvero il Canal Grande di Venezia. Lungo questo percorso ho fatto diverse tappe, spingendomi nell’entroterra per incontrare persone e raccogliere diverse testimonianze legate alla vita nei pressi del fiume: esploratori, navigatori, artisti, coltivatori di tabacco, sportivi, geologi da rafting.
Come ha percorso il fiume?
Ho usato il mio SUP (Stand UP Paddle). Rispetto alla canoa, la tavola mi ha consentito di spostarmi più agevolmente nell’entroterra per effettuare le interviste.
Quanto tempo ha impiegato per l’intera traversata?
Considerando le riprese e gli spostamenti all’incirca un mese. Un percorso che, da sportivo, riesco a concludere agevolmente in una giornata.
Ambienti, luoghi…cosa le è rimasto maggiormente impresso di questo spettacolare viaggio?
Ho scoperto delle cose, che mai avrei immaginato, sull’antica via del Tabacco e sui sentieri in località Valstagna che erano tra i punti più importanti per lo sdoganamento e l’arrivo poi a Venezia. Ho scoperto storie di persone e realtà che richiamano antichi lavori e che mi hanno fatto aprire gli occhi su un fiume che attualmente è tra quelli da conservare maggiormente in quanto libero da agenti inquinanti.
Nella sua voce si colgono stupore e meraviglia. Eppure l’aveva già percorso e conosciuto bene il Brenta come sportivo…
Ho scoperto una realtà del fiume diversa rispetto a quella che vivevo da atleta. Ora la vedo con altri occhi. E’ un luogo che offre la possibilità di fare diversi sport come canoa, rafting, sup, all’interno di un ambiente ricco di storia, natura, arte. Ho scoperto delle grotte nella parte trentina che sono di una bellezza infinita con all’interno piccoli laghetti, come la Grotta della Bigonda, vicino a Borgo Valsugana. E’ un posto un po’ dimenticato. La stessa popolazione sta diminuendo. E’ davvero un dispiacere perché la bellezza del territorio e dell’ambiente è qualcosa di unico. E’ un esempio fra i tanti.

Il prossimo grande appuntamento è ora per il 19 settembre a Trento. Cosa si aspetta dalla presentazione del lungometraggio?
Non è un film in concorso. Spero che al pubblico arrivi l’emozione che tutti noi abbiamo provato durante le riprese e la curiosità di scoprire storie antiche che sanno di storia e paesaggi dinanzi ai quali non resta che l’ammirazione e un ossequioso silenzio.
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