
Basket: domenica 30 marzo a Rubano lo “Schiavon Day”
Giovanni Pellecchia
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Ritiro della maglia nello sport è l'iniziativa con cui si intende celebrare un giocatore o atleta, che abbia legato il nome ad una squadra e società, per renderlo così immortale e iconico.
La Virtus Padova, storica società cittadina che festeggia gli 80 anni di storia (è stata fondata nel 1945), aveva già ritirato nel 2016 la maglia numero 7 di Leonardo Busca: giocatore-simbolo del basket padovano classe ‘72 che, dopo gli esordi da giovanissimo nella prima squadra neroverde in A2 ed una carriera ai massimi livelli (Udine, Messina, Roseto e Capo d’Orlando le “piazze” in A), fece ritorno da veterano nella sua città e società contribuendo alla promozione in B.
Domenica 30 marzo medesimo onore e tributo è toccato ad un’altra “bandiera” virtussina con lo “Schiavon Day”.
Federico Schiavon, giocatore cresciuto nel vivaio neroverde, per ben 14 anni ha legato il suo nome a memorabili pagine di storia della Virtus.
Ripercorrendo le “tappe” salienti a ritroso, come in un film di Quentin Tarantino: le convocazioni in prima squadra, da giovane “under”; il ritorno da protagonista nell’estate del 2012, dopo essersi forgiato nelle “minors” (in D e C2 tra Noventa e Pro Pace); la promozione in Serie B nel 2015 (con Busca compagno di squadra) ed il seguente accesso alla B Nazionale, avendo nel frattempo acquisito i galloni di capitano (per sei anni); infine l’estate scorsa, complici motivi familiari e di lavoro (trasferitosi con moglie e figlia a Thiene, continua a giocare in C nel PlayBasket Carrè), il saluto. Che, però, non potrà mai essere un abbandono.
Ed a maggior ragione, dopo la memorabile giornata vissuta domenica. L’intero palazzetto, durante l’intervallo della gara di serie B Interregionale Virtus-Stings Mantova, ha accolto con entusiasmo il ritorno di “Fede”: vivendo, insieme al protagonista, un pomeriggio che rimarrà sempre nella memoria e nei cuori di tutti i tifosi. In questa occasione speciale, infatti, la Virtus Padova ha voluto rendere un tributo al suo storico capitano: è stata ufficialmente ritirata la maglia numero 5, che ora campeggia sulla parete del Palaport di Rubano (“tana” di tante battaglie) proprio al fianco di quella di Busca; e gli è stata consegnata la speciale divisa commemorativa.
In un’atmosfera unica, Schiavon è stato avvolto dall’affetto dei tifosi, di ex compagni di squadra e allenatori, e del corpo docente ed ex alunni dell’IC di Rubano dove insegnava Educazione Fisica. Presenti alcuni “volti noti” della storia virtussina: gli ex compagni Busca e Ferrari, passando per Contin, Crosato e Piazza; i coach, Paperini, Benetollo, Primon e Rubini; lo storico preparatore atletico Roberto Taffara; e primo tra tutti, visibilmente emozionato, il presidente Gianfranco Bernardi.
Sono intervenuti alla cerimonia tra gli altri l’assessore allo sport del Comune di Padova Diego Bonavina, la sindaca di Rubano Chiara Buson e la dirigente scolastica dell’IC Rubano Francesca Mazzocco.
"Schiavon ha incarnato i valori più autentici della Virtus"
«Federico Schiavon non è stato solo un ottimo giocatore, ma è diventato negli anni un simbolo della Virtus Padova – ha sottolineato il direttore generale Nicola Bernardi - Questa giornata speciale e il ritiro del suo numero 5 vogliono rappresentare un tributo doveroso all’atleta esemplare e alla persona straordinaria che grazie all’impegno, alla passione e alla dedizione, ha incarnato i valori più autentici della Virtus, diventando un modello, dentro e fuori dal campo, per tutti i giovani e specialmente per quelli che indossano i colori neroverdi. La sua storia è la testimonianza di come il lavoro, il sacrificio e la determinazione possano portare a grandi risultati.
E’ cresciuto nel nostro settore giovanile e ha costruito il suo percorso con determinazione, trasformando ogni sfida in opportunità. La sua carriera è l'esempio più autentico di cosa significhi guadagnarsi ogni successo sul campo, passo dopo passo, con serietà e spirito di squadra. Ma è fuori dal campo che ha lasciato un segno ancora più profondo: con la sua umanità, il suo senso di appartenenza e la capacità di essere un punto di riferimento per compagni, allenatori e ragazzi del settore giovanile e minibasket».

Le parole e le emozioni di Schiavon
«Le emozioni vissute sono state uniche ed indescrivibili, così come la gioia di rivedere tantissimi volti con cui ho condiviso momenti diversi della mia carriera in Virtus – rivela Federico Schiavon -: tanto basket, tanta vita e tanti ricordi. C’erano davvero tante persone: dai bambini che ho allenato a quelli di cui sono stato insegnante, passando per allenatori, compagni di squadra e dirigenti con cui ho condiviso tante stagioni. Alcuni li avevo invitati io, perché avevo piacere mi fossero accanto in un momento così speciale, per altri Nicola (Bernardi, ndr) con cui avevamo parlato di organizzare questa cosa già a novembre anche se poi non era stato possibile, mi ha fatto un’autenica sorpresa… Come per il ritiro della maglia: francamente, ci speravo, ma non ne sapevo nulla!».
«Arrivando in macchina in palestra, nella quale gli ultimi tre anni oltre a giocare con la Virtus ho insegnato, e nel vedere fuori dall’impianto la locandina con la mia foto, le emozioni si sono fatte subito sentire – confida Schiavon -: non nego che mi è scesa anche una lacrimuccia, colma di bellissimi ricordi. Ricordo ancora bene, del resto, quando mi si sono aperte “le porte” del mondo neroverde: era l’estate del 2003 ed io, proveniente da una società di paese (l’USMA Caselle di Selvazzano, ndr) e reduce da un Camp estivo di basket, tramite la telefonata di un mio allenatore sono stato ricevuto per un provino. Entrando, almeno inizialmente, nei Gruppi “B”: salvo essere ammesso, unico ‘88 tra i nati del ‘89, nei Cadetti regionali… Così come il ritorno, dopo essermi “costruito” per cinque anni nelle minors, in prima squadra. Ho vissuto stagioni memorabili: grazie a sudore e “fame”. Non finirò mai di ringraziare la Virtus, che mi ha poi dato anche la possibilità di intraprendere il percorso di allenatore ed istruttore minibasket».
«Domenica, appena entrato in palestra, mi sono sentito di nuovo “a casa” – chiosa “Fede” -: ritrovando tanti amici ed assaporando ogni istante di un pomeriggio speciale. Vedere però la mia maglia numero 5 ritirata, accanto a quella di una leggenda come Leo Busca (ho anche ricordato a suo figlio Alessandro come, curiosamente, mia figlia Margherita abbia due anni come lui allora), mi ha regalato un’emozione così grande che ho faticato a trovare le parole. Da piccolo avevo un grande sogno: non tanto andare in NBA o giocare in Serie A, ma semplicemente indossare la maglia della mia città e rappresentarla in campo. Esserci riuscito per così tanti anni, è stato un lungo cammino di cui vado estremamente orgoglioso: questo riconoscimento mi fa pensare che, forse, qualcosa di buono ho però anche lasciato!».
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