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Stefano Barollo, campione del Mondo di Basket nei ‘Trisome Games’

16 Gennaio 2025 - 12:32

 

Giuliana Valerio
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Giuliana Valerio

Si è portato a casa l’oro nei Campionati del Mondo ‘Trisome Games’ per persone con sindrome di Down che si sono svolti ad Antalya in Turchia nel marzo del 2024 e, l’anno precedente, il titolo Europeo con la Nazionale Italiana che si era svolto a Padova. Risultati che hanno portato il Comitato Italiano Paralimpico del Veneto a premiarlo a Bussolengo (VR) insieme agli atleti che nel 2023 hanno vinto una medaglia iridata e il suo Comune, Selvazzano Dentro, a conferirgli un riconoscimento di eccellenza.
È Stefano Barollo, 25 anni, una passione per il basket e per il parquet, calcato sin da quando aveva 10 anni. Una passione che si è trasformata negli anni in risultati di eccellenza, ma anche in autonomia, indipendenza e, soprattutto, molta gioia.

Ad accompagnarlo nel suo percorso il padre, Andrea Barollo, ex giocatore di basket e sempre appassionato, attualmente allenatore (e non solo) della società dove milita il figlio, la società sportiva paralimpica, S.T.E.P. di Abano.
“Abbiamo iniziato 12 anni fa con cinque ragazzi offrendo il cosiddetto ‘basket integrato’ che vede cinque atleti in campo, tre ragazzi disabili e due normodotati che lavorano come partner e non fanno i canestri, li fanno fare a loro – spiega Barollo -. Siamo l’unica società a Padova che gioca questo tipo di pallacanestro. Oggi abbiamo 16 atleti, con diverse disabilità intellettive, dai 16 ai 50 anni di età. Mettersi a disposizione di questi ragazzi non è semplice, ma dà una soddisfazione pazzesca. Ero entrato così per caso, per far giocare Stefano, per farlo divertire e poi sono rimasto, i ragazzi si sono attaccati a me e io a loro”.

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Negli anni la società ha cominciato a partecipare a tornei e campionati, anche nazionali, con ragazzi divisi in categorie di disabilità. In quelle occasioni erano presenti i dirigenti della Nazionale che hanno visto e poi convocato due dei ragazzi padovani, tra cui Stefano, per i Campionati Europei per atleti con Sindrome di Down, che si sono svolti a Padova nel settembre 2023.
Lì la squadra italiana ha conquistato il podio e staccato il pass per i Mondiali in Turchia del 2024, dove hanno fatto il bis, battendo la Turchia 18 a 17, con un tiro libero proprio di Stefano. Una partita tiratissima dove c’era tutto il pubblico di casa contro.
“Ci sono stati dei cambi ma io ho fatto due canestri – interviene Stefano -Ai tiri liberi preferisco saltare e andare a canestro”. “Stefano ha un buon tiro da fuori – commenta il papà -. E comunque tutti i ragazzi sono molto bravi.

Sono 18 i ragazzi italiani che sono entrati nel circuito delle convocazioni nazionali, una dozzina vengono chiamati di volta in volta ai raduni, che si svolgono in diverse città d’Italia per 3-4 giorni. I ragazzi viaggiano senza genitori, ma con accompagnatori. Un modo per mettere alla prova la loro autonomia. “Mi piace viaggiare – continua Stefano – ma ho un po’ di paura a volare, preferisco il treno e la macchina”.

Eppure Stefano è partito con tutta la Nazionale dall’aeroporto di Fiumicino. Una marea di ragazzi chiamati a partecipare alle gare di ben otto discipline sportive.

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La magia dell'oro mondiale

“Stefano è salito sul treno dalla stazione di Padova senza noi genitori, insieme a due altri ragazzi di Padova, per il calcio e l’atletica, anche loro convocati per questi Mondiali – precisa il papà -. Sono arrivati fino a Fiumicino dove c’erano i dirigenti che li aspettavano. Poi hanno preso l’aereo per Istanbul e quindi hanno raggiunto Antalya. C’erano circa un centinaio di giovani atleti italiani. Lì ne hanno trovati altrettanti per ogni Nazione”.
“Mi sono divertito tanto – interviene Stefano - è stato emozionante e c’era un gran pubblico. Ero molto felice, anche se ero davvero emozionato prima della partita. Ho dedicato la vittoria al papà, alla mamma e a mia sorella. Ora il mio sogno è continuare a giocare a basket”. Nel 2026 sono previsti Giochi per ragazzi con Sindrome di Down, mentre non si parla ancora di specifiche gare per le Paraolimpiadi. Su questo, spiega il padre, la Federazione sta lavorando.

Gli esordi

Stefano ha cominciato a giocare a basket e a praticare molti altri sport fin da piccolo. A dieci anni è stato inserito nella squadra di normodotati nella società di Selvazzano Basket. Più cresceva, però, più risultava difficile tenere il passo con gli altri ragazzi. Quindi a 15 anni, la decisione del padre di cercare una società adatta a lui. La S.T.E.P. di Abano, allora, faceva un gioco propedeutico al basket, e piano piano il padre ha messo in piedi una squadra, di cui è diventato allenatore e non solo.


“Mi diverto molto a fare gli allenamenti, e mi faccio nuovi amici – continua Stefano – Del basket mi piace tutto, non perdo una partita in tv Il mio giocatore preferito è Michael Jordan e tifo per le squadre americane dei Chicago Bulls, Oklahoma City Thunder, e Orlando Magic”. Squadre che Stefano ha avuto occasione di vedere in un viaggio negli Stati Uniti con la famiglia.

Non solo sport

Stefano ha una vita piena. Prende l‘autobus da solo al mattino e passa la giornata in una cooperativa dove lavora. “Facciamo e coloriamo borse di tela – spiega - e le vendiamo ai supermercati. Il pomeriggio giochiamo e facciamo sport”. Fa parte dell’associazione Down Dadi, che lavora per introdurre i ragazzi con disabilità a percorsi di autonomia, con l’obiettivo che possano vivere in case di comunità.

“Nello sport e nella vita – precisa il papà - se tu dai loro l’opportunità di fare le cose, le fanno. Con i loro tempi, certo, però ci arrivano. In più si portano e portano una felicità dentro che noi abbiamo quasi perso. Quando 25 anni fa mi è nato Stefano, mi è caduto il mondo addosso. Perché non sei pronto, non sai cosa ti aspetta. Invece, giorno dopo giorno, un passetto alla volta siamo arrivati fin qui, addirittura ad un oro mondiale. Il merito è di Stefano, perché ha voglia di fare e ti segue. Ma lo stesso atteggiamento lo vedo in tanti ragazzi come lui. E ogni tanto mi chiedo se sono più io che do a Stefano o Stefano che dà a me. Io ricevo da lui un abbraccio ogni mattina (“Lo merita – ride Stefano - ogni mattina lo abbraccio!”) e nell’ora e mezza che trascorro in campo con la squadra dimentico tutte le cose brutte, ogni pensiero o problema”.

La squadra si allena a Giarre due volte alla settimana. Una volta al mese si fanno le partite, talvolta in altre regioni. “Non sempre i genitori sono disponibili a portare i ragazzi o sono in grado di sostenere le spese delle trasferte: mi spiace dire che mancano i mezzi, i soldi e gli impianti. Suppliamo noi, con la nostra buona volontà e risorse, ma siamo sempre alla ricerca di qualcuno che ci dia una mano, anche solo per acquistare le divise, e che ci permetta di continuare ad offrire questa meravigliosa esperienza a sempre più ragazzi”.

Lo sport regala autonomia e gioia

Fare sport aiuta a migliorare l’autostima, a socializzare e a sperimentare una sempre maggiore autonomia. Ma anche a stare alle regole, a lavorare in squadra, a seguire quello che viene chiesto dall’allenatore ad affrontare la sconfitta in modo sereno e sportivo. Sono cose importanti nella vita per tutti, ma in particolare per questi ragazzi. E lo sanno le molte società sportive, grandi e piccole che stanno cominciando a fare spazio ai giovani con diverse disabilità. Un esempio è la Reyer Venezia, che quest’anno si è iscritta con una squadra che gareggia nei tornei della Federazione Italiana di “Special Olympics”, dove milita anche la S.T.E.P. di Abano.

“Il basket e lo sport in generale li rendono autonomi – conclude Andrea Barollo -, si devono arrangiare, si devono vestire. Inoltre, è molto importante perché li porta fuori dalla loro casa, li mette a contatto con altre persone, conoscono altre realtà, si conoscono tra di loro, dopo la partita si scambiano il numero di telefono e poi si sentono. Credo sia importante far conoscere questa nostra realtà: accogliamo maschi e femmine, facciamo loro fare movimento ma soprattutto li facciamo divertire, offrendo anche la possibilità ai genitori di vivere in maniera serena il rapporto con il proprio figlio e la propria figlia”.
Ascoltate dunque il consiglio dell’oro mondiale Stefano Barollo: “Fate tanto sport, abbiate il coraggio di fare tante cose belle, di divertirvi e di fare squadra!”.

 

Ha collaborato Stefano Bizzotto

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