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Sara e Gaia Maragno, due sorelle per otto medaglie e due ori nel nuoto paralimpico

01 Marzo 2024 - 12:41

 

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Roberto Turetta
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Roberto Turetta

Non sentire naturalmente i suoni ma sentire appieno l’ebbrezza della sfida sportiva tra medaglie e altro. Riguarda due sorelle di Camposampiero, Sara e Gaia Maragno, sorde dalla nascita ma campionesse di nuoto paralimpico. Classe 2000 la prima e 2005 la seconda, fin dalla primissima infanzia si alternano tra le gare in piscina e lo studio, vincendo la principale di tutte le sfide: una vita di relazione “normale”, grazie all’installazione di apparecchi acustici cocleari. E il tutto ringraziando una famiglia che le ha sempre sostenute in ogni aspetto della vita.

«La nostra è una sordità dovuta a fattori genetici -spiega Sara, che grazie agli impianti acustici può portare avanti qualsiasi conversazione–. Nel mio caso fu scoperta a due anni, quando i miei genitori si accorsero che non mi giravo ai loro richiami. Mi portarono subito da medici e specialisti, i quali accertarono questa forma di disabilità. Nel contempo, partirono le corse dei miei per farmi avere una vita “normale”: gli apparecchi da utilizzare, sedute di logopedia per almeno cinque anni, ma anche e soprattutto la scuola». Quindi, subito dopo lo sport.

«Scelsero il nuoto, proprio come sfida: alcuni medici lo sconsigliavano perché, di più che in altre discipline, serviva capire le istruzioni degli istruttori. Ma mia madre non si perse d’animo e mi iscrisse. All’inizio ci furono delle difficoltà, ma poi pian piano imparai: più che ascoltare, un bambino guarda e imita. E così sono avvenuti i miei progressi». Idem dicasi per la sorella. «Con lei fu forse più semplice, perché il percorso era stato già tracciato e i miei sapevano già come orientarsi».

In ogni caso, entrambe in seguito si sarebbero fatte valere a livello paralimpico e agonistico. «Nel paralimpico abbiamo portato a casa otto medaglie in due: io un oro (delfino), tre argenti e un bronzo; Gaia, un oro (rana), un argento e un bronzo. Li abbiamo conquistati nel maggio 2022 ai Deaflympics di Rio de Janeiro, con gli spalti chiusi agli spettatori, e ad agosto scorso ai mondiali paralimpici di Buenos Aires, stavolta con il supporto fondamentale dei nostri genitori. A queste onorificenze si sono aggiunti i collari d’oro, uno ciascuna, assegnati per meriti sportivi dal Comitato Italiano Paralimpico. Un’altra bella soddisfazione».

Per le due nuotatrici non manca l’impegno anche nel nuoto agonistico tradizionale. «Ci sono delle differenze notevoli, qui usiamo apparecchi subacquei che sono proibiti nella versione paralimpica, mentre in quest’ultima è un semaforo a dare la partenza. Più che altro in quello agonistico “per normodotati” ho ottenuto risultati solo a livello regionale, per cui punto a qualcosa di più. Ci sto lavorando con il mio allenatore, Walter Biasin dell’Antares nuoto di Castelfranco Veneto. Figure come la sua sono basilari per superare certi momenti di difficoltà, soprattutto a livello psicologico. Oltre alla famiglia, ovviamente».

E a proposito di educazione allo sport e istruzione, l’insegnamento è una delle prospettive più probabili per Sara. «Sono alla specialistica di Scienze motorie: un percorso appassionante seppure impegnativo, visti gli altri impegni in ballo. Ma mi piace stare con i bambini, l’ho sperimentato a mia volta da istruttrice». Gaia è invece all’ultimo anno delle superiori.

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