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L'Oro mondiale al campione paralimpico Mario Bertolaso, velocista padovano

22 Agosto 2023 - 09:37
Giancarlo Noviello
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Giancarlo Noviello

Oggi vogliamo parlare di una storia di sport e di inclusione: il trionfo di Mario Bertolaso, che grazie all’atletica leggera è riuscito a superare le barriere dell’autismo, aprendo nuove porte.
L’atleta paralimpico padovano, tesserato con l’Aspea Padova e specialista nella velocità (cat T20), è ritornato a Padova con le medaglie d’oro dai recenti campionati del mondo dei Global Games che si sono svolti in Francia. Solo l'ultimo degli incredibili risultati conseguiti nella sua carriera sportiva.
“Lo sport ha svolto per me un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo fisico, psicologico e sociale – a spiegarlo il plurimedagliato atleta padovano, che da pochi giorni ha compiuto 23 anni-. Molto spesso le persone autistiche hanno un quoziente intellettivo molto alto, ma questo non significa che non abbiano difficoltà in molti ambiti: sociali, verbali, interessi assorbenti, sensoriali e nelle autonomie. Il quoziente intellettivo non ci rappresenta. Sono convinto, invece, che nella mia categoria T20 delle disabilità intellettivo-relazionali, ci siano grossi passi ancora da compiere, perché non solo ci sono delle limitazioni per la partecipazione, quali ad esempio il quoziente intellettivo, ma i ragazzi con questo tipo di disabilità che anche rientrano nei canoni della Federazione Internazionale alle Paralimpiadi, possono fare solo quattro gare, ossia i 400, i 1.500, il salto in lungo e il getto del peso".

Mario, facciamo un passo indietro. Come è iniziata la tua passione per l’atletica leggera?
Nel 2011 provai a praticare il nuoto con l’Anffas Padova. Ero un ragazzo molto iperattivo e, un giorno, la signora Maria Giovanna che ringrazierò sempre, mi consigliò di andare all’ASPEA Padova che in quel periodo aveva la sede a Voltabarozzo. Ricordo che mi dissero, fin dal primo giorno, che il campo di atletica si trovava a Ponte San Nicolò; sbagliai strada, però poco dopo trovammo il campo giusto che si trovava in un luogo molto interno e nascosto. Insomma non fu così facile. Da quel momento iniziò la lunga avventura. Iniziai nel 2012, e le prime gare andarono ben oltre le aspettative.

Nel 2003 arrivò la diagnosi dell’autismo.

La malattia l’ha diagnosticò il dottor Zappella a Siena, credo tra il 2003 e il 2004. I miei genitori si accorsero di qualche involuzione comportamentale che non rientrava nei canoni della normalità; ricordo che il professore, durante la visita specialistica, mi regalò un orsetto di peluche. La diagnosi fu fatta in età molto precoce, all’età di 4 anni.

Ma ritorniamo ai ricordi più belli, ovvero quelli agonistici.
Nel 2012 corsi i primi Campionali Italiani Promozionali a Montecatini Terme. Nel 2012 vinsi per un centimetro il salto in lungo da fermo (1.94) e nel 2013 a Roma mi iscrissero nei 300 mt. Arrivai tra i primi tre posti promozionali e nel 2014 passai alla categoria agonisti. Mi proposero i campionati italiani indoor, ma non sapevo nemmeno come fossero fatte le piste al coperto. Le gare andarono molto bene e nei 60 metri arrivai secondo dietro a Gaetano Schimenti, classe ’94, il mio capo staffettista. Quindi i Campionati Fisdir ad Ancona , dove vinsi due argenti, nei 60 e 200 mt indoor, e Padova con l’argento sui 100 e 200 mt. Quando iniziai la prima superiore mi sentivo molto demotivato; feci un set fotografico con altri tre atleti e Bebe Vio, già all’epoca una star nascente. Rappresentavo l’atletica e ricordo che dissi ad una signora che non avrei fatto l’atleta. Questa signora, una mamma di una ragazza non vedente che praticava il nuoto mi disse: tu Mario, invece, diventerai un grande atleta. Aveva ragione: le sue parole diventarono una piacevole realtà

Nel 2015 arrivò la consacrazione.
L’ASPEA mi portò alla Fiamme Oro perché si erano accorte del mio potenziale. Aprii le porte al mondo paralimpico padovano. Nel 2016 arrivò la prima maglia azzurra ai Mondiali indoor di Ancona. Non arrivai molto preparato, ma conquistai comunque il primo bronzo nella 4x400. Il 2017 fu un anno molto particolare, perché mi arrivò una forte tachicardia ad una gara. Non mi rinnovarono il certificato medico agonistico, così decidetti di operarmi all’Ospedale “San Raffaele” di Milano dal dottor Dellabella e il suo team. Mi fecero un’ablazione, con il problema che piano piano si risolse gradualmente. Riuscii così a correre con un mese di allenamento i 100 in 11"77. Nel 2018 i raduni Fisdir a Napoli e iniziammo a costruire la prima staffetta, che si rivelò fortissima. Vincemmo i “Summer Games” con la prima staffetta; il tempo fu di 44”47, non certamente un grande tempo nella 4x100, ma sufficiente per conquistare il primo oro.

Il 2019 fu un anno indimenticabile dal punto di vista dei risultati, poi nel 2020 arrivò il Covid.
Il 2019 lo ricordo come un anno davvero importante, ero allenato da Federico Dell’Aquila. Arrivarono i primati sui 100, 200 e 400 metri. Iniziai la stagione con gli Europei indoor, dove vincemmo la medaglia d’oro sulla 4x100 e d’argento sulla 4x400 e una finale andando sotto i 24 secondi nei 200 indoor vincendo la 4x200; conquistammo l'argento anche nella 4x400. Sempre nello stesso anno, vinsi gli Europei giovanili under 20 in Finlandia a Lathi sui 400 con 54"03, mentre a Macerata vinsi i 100 metri con 11”51, che rimane ancora il mio attuale primato. A settembre, in una gara di atleti normododati, arrivò l’oro nella 4x100 con il tempo di 43”79. Mauro, il nostro delegato tecnico, controllò il crono e ci disse: “ragazzi abbiamo fatto il record europeo”, 6 centesimi in meno rispetto al record del Brasile che fermò nel 2011 il crono a 43”73. Un mese dopo andai in Australia dove conquistai la finale dei 100 arrivando poi ultimo; tre giorni dopo vincemmo la 4x100 stabilendo il record del mondo battendo l’Ecuador con il crono di 43”26, rimasto tuttora imbattuto. Ricordo che gli ecuadoregni in call room credevano di avere già la vittoria in tasca, ma noi eravamo ben preparati con i cambi e lì battemmo di due decimi. Arrivammo terzi nella 4x400.
Lo stesso anno ricevetti dall'Università degli Studi del Foro Italico a Roma, il Collare d'Oro 2019 al merito sportivo, la massima onorificenza dello sport italiano. Alla cerimonia di consegna erano presenti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Ministro per le politiche giovanili e per lo sport, Vincenzo Spadafora, il presidente del Coni nazionale Giovanni Malagò, e il presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli. I Collari d'oro paralimpici sono i riconoscimenti che premiano, al termine di ogni annata agonistica, tutti i campioni che hanno conquistato la medaglia d'oro ai Giochi Paralimpici o ai Mondiali delle discipline inserite nella programmazione dei Giochi Paralimpici.
Alla cerimonia era presente anche il Governatore del Veneto Luca Zaia anch’egli premiato per le Olimpiadi invernali di Cortina 2026. E’ stato un piacere conoscerlo di persona e devo dire che mi son sentito a mio agio a parlare con lui, una persona davvero alla mano.

Veniamo al 2020.

Il 2020 iniziò molto bene ma si mise in mezzo il lockdown per il Covid, che determinò dentro di me un blocco psicologico. Ebbi, però, la fortuna di allenarmi a casa con i mezzi che disponevo e un garage di 60 metri quadrati che utilizzavo per correre.
Nel 2021 a Bydgoszcz vincemmo la 4x100 e per la prima volta conquistammo l'oro nella 4x400 con 3'29"09
Due anni dopo l’emergenza sanitaria, andai a Cracovia senza pensare a vincere gli Europei e senza una specifica preparazione a causa della positività al covid, arrivai quarto nei 100. Rimasi sorpreso, battendo atleti molto più in forma di me e fu davvero un grande risultato per me vincere la 4x100 e conquistare l’argento sulla 4x400.

Nel 2023, nei “Global Games” di Vichy, ci misero in prima corsia nella 4x100 e arrivammo primi con il time di 43”47. Fu un momento davvero strepitoso.
Anche nella 4x400 arrivammo primi con 3'26"57, stabilendo il record italiano. Pensare che quella staffetta doveva saltare, perché un nostro frazionista, Fallou, aveva un dolore, però il nostro fisioterapista, magistralmente, risolse tutto, e Fallou ci diede il via per iniziare il riscaldamento; il resto è storia.

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Anche nella 4x400 arrivammo primi con 3'26"57, stabilendo il record italiano. Pensare che quella staffetta doveva saltare, perché un nostro frazionista, Fallou, aveva un dolore, però il nostro fisioterapista, magistralmente, risolse tutto, e Fallou ci diede il via per iniziare il riscaldamento; il resto è storia.

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Hai un idolo nell’atletica leggera?
Il mio idolo sportivo è Pietro Mennea, perché mi ha insegnato che se vuoi ottenere qualcosa in questa disciplina devi sudartelo e pazientare. Devi capire che non tutti i risultati arrivano in tempi brevi. E così è stato per me: sono stati indubbiamente sette anni di agonismo molto intensi e faticosi, ma che mi hanno regalato enormi soddisfazioni a livello sportivo, personale e umano.

Come hai vissuto l’esperienza dei villaggi Olimpici?
Nel villaggio, in generale, si respira sempre una bella e rilassata atmosfera, siamo tutti ragazzi semplici e rivedere persone di tante nazionalità e intraprendere rapporti di amicizia con molti altri atleti, mi fa stare bene. Sono esperienze che ti aprono nuovi orizzonti mentali e ti fanno comprendere a fondo le più disparate angolazioni culturali. Esperienze che mi hanno portato a visitare l’Australia, la Francia e la Polonia due volte, Istanbul, tra le città turche che secondo il mio punto di vista esprime lo spirito multietnico, retaggio della sua lunga storia che la rende un po' europea, asiatica, islamica e cattolica, antica e allo stesso tempo moderna. Una città davvero stupenda.

Cosa pensi che si possa fare per migliorare il mondo paralimpico?
Devo essere sincero, vedo tanta falsa inclusione purtroppo. Tante chiacchiere politiche e pochi fatti.
Oggi, anche se non ci sono grandi risorse economiche, gli atleti affetti da disabilità come le nostre, andrebbero maggiormente tutelati e non abbandonati a loro stessi. Per fare un esempio banale, che poi tanto banale non è, i problemi di carattere psicologico me li sono dovuti risolvere autonomamente quando, invece, per superare certe “barriere” sarebbero indispensabili figure professionali ed essenziali come lo psicologo dello sport. Anche ottenere semplicemente uno sponsor per le scarpe sarebbe un risultato importante, perché le chiodate, ad esempio, non costano poi così poco. Tutto, inevitabilmente, ricade sulle nostre spalle, senza alcun sostegno economico.

Come curi l’alimentazione?
Come tutti gli sportivi senza eccedere, con colazioni normali a base di pane e marmellata, yogurt, caffè d’orzo, a pranzo tutti i giorni un piatto di pasta, perché è necessaria una base di carboidrati. Alla sera, invece, prediligo la carne, in alternativa mangio formaggi e salumi, oppure una frittata.

Per arrivare a raggiungere risultati importanti ed eccellere nello sport, quali doti bisogna avere?
Ci vuole perseveranza per superare le barriere, costanza e tanto impegno nel lavoro quotidiano.

Le tue passioni oltre allo sport?
Leggo molto, i giornali un po' meno, ma cerco comunque di tenermi informato. Mi piace molto la storia medioevale ed i Thriller storici di Marcello Simoni. La mia grande passione rimangono i vinili e la musica Metal in particolare. In futuro mi piacerebbe incidere un album e nel frattempo sto frequentando una scuola di musica, il “Modern Music Institute” (MMI); sono un chitarrista e il mio insegnante è Andy Martongelli musicista di fama mondiale. Vorrei rimanere nel mondo della musica, terminata la carriera da atleta. Sono un grande appassionato di Iron Maiden, Metallica, Saxon, Elvenking e Death SS, tra le tante band che ascolto.
Gli album che ho apprezzato di più nel 2023 sono "The New Era"degli Screamin Demons , e "Panic" dei Death SS. 

L’ultimo libro che hai letto?
Le ultime lettere di Jacopo Ortis, il primo romanzo epistolare della letteratura italiana scritto da Ugo Foscolo.

Il tuo futuro agonistico cosa prevede?
Non voglio pormi obiettivi troppo ambiziosi, perché mi piace rimanere umile e conservare un basso profilo agonistico. Non nascondo che la più grande ambizione sarebbe vincere una medaglia individuale ai prossimi Europei in Svezia, ma voglio arrivarci con tranquillità e senza ansia.

Chi vorresti ringraziare per i risultati conseguiti fino ad oggi?
Prima di tutto me stesso, per non essermi arreso davanti a niente in questi anni; poi i miei genitori e Maria che per me rappresenta una seconda mamma; i miei amici Pippo, Matteo e Camilla, il mio coach, e il team nazionale.

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