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Potenziare gli impianti per favorire attività fisica ed economia

06 Novembre 2024 - 09:05

 

Monia Pasqualetto
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Monia Pasqualetto

Le infrastrutture per la pratica dell’attività sportiva sono carenti, per la maggior parte datate e non sufficientemente attrezzate per l’accessibilità alle persone affette da disabilità. E’ la fotografia che emerge da una serie di ricerche ed indagini effettuate sullo stato dell’impiantistica sportiva in Italia.

Un’immagine che stride con la capacità del Belpaese di sfornare campioni sportivi di fama internazionale; con le politiche di promozione dello sport, considerato tra i principali fattori di benessere psico-fisico e motore per uno sviluppo equilibrato in età infantile; infine, ma non ultimo, con il fatturato del sistema sport che, con ricavi annui di 96 miliardi di Euro (cifra che considera anche le esternalità, ndr) incide per oltre il 3% sul PIL nazionale.

Un dato, quest’ultimo, che da solo basterebbe ad azionare la leva degli investimenti in questo settore che coinvolge un mondo fatto di 65 mila società sportive, 10 mila imprese produttrici, 9 mila società di gestione di impianti e 50 società editoriali e di scommesse, per un totale di 400 mila addetti.

Valorizzare e potenziare gli impianti sportivi presenti sul territorio nazionale è, anche alla luce di questi dati, un’esigenza espressa da più parti negli ultimi anni che trova, tra l’altro, conferma nel fatto che, per quanto riguarda le spese complessive e pro capite dedicate allo sport, l’Italia si posiziona tra gli ultimi posti nella classifica dei Paesi UE.

Ma veniamo alle infrastrutture. Dall’ultimo censimento disponibile, relativo al 2022, sul territorio nazionale sono presenti 77 mila infrastrutture e impianti dedicati allo sport con un rapporto di 131,1 impianti sportivi ogni 100 mila abitanti. Media al di sotto della gran parte degli altri Paesi UE.

L’offerta di infrastrutture è minore nel Sud Italia (26%) e maggiormente concentrata al Nord dove si trova più della metà degli impianti (51,8%). Il 54% ha più di 30 anni, il 33% più di 40 anni e solo il 20% è stato costruito dopo il 2010.

La maggior parte degli impianti sportivi sono indoor e solo uno su cinque ha spazi sia interni che esterni. Tra le infrastrutture indoor, quelle più diffuse sono le polivalenti, seguite da campi coperti di basket, pallavolo, tennis e padel. A farla da padrone negli impianti outdoor sono, invece, i campi da calcio seguiti da quelli da tennis, dai polivalenti, da padel, da piste di atletica e di pattinaggio, da aree dedicate al fitness, da centri ippici, velici e nautici, da aree per arrampicata sportiva e parkour, da aree attrezzate per il tiro con l’arco e lo skatepark.

Se è vero che gli studi confermano che gli impianti rilevati sul suolo nazionale solo per la quasi totalità pienamente funzionanti (con punte di 9 su 10 al Nord) è altrettanto vero che per la maggior parte sono strutture datate che necessiterebbero di essere rinnovate. A partire dalle normative sull’abbattimento delle barriere architettoniche se si considera che 1 impianto su 5 non è fruibile da persone con disabilità.

Non solo. Il target primario di utenti è costituito da minori, seguito poi dalla fascia 18-64 anni e, in maniera molto esigua, dagli over 65. La metà degli adulti con più di 16 anni pratica sport in impianti e centri sportivi (53%), il 40% all’aperto su strada, verde e luoghi pubblici e solo il 7% a casa.

Se si abbassa la fascia d’età e si prende in considerazione la popolazione tra i 5 e i 15 anni queste percentuali si accentuano: solo il 7,8% degli under 16 svolge attività sportiva extra scolastica all’aria aperta e solo l’1,6% in casa. Ne consegue che 9 bambini/ragazzi su 10 praticano sport in un impianto sportivo.

Qualsiasi politica o iniziativa di promozione dello sport, se intende favorire la diffusione dell'attività fisica soprattutto nella fascia d'età infantile e adolescenziale, non può dunque prescindere dalla necessità di garantire un’offerta infrastrutturale adeguata, capillare sul territorio e in linea con le esigenze delle diverse discipline.

Obiettivi ambiziosi che richiedono senz'altro investimenti iniziali, in particolare da parte del settore pubblico dal momento che la maggior parte degli impianti sono comunali o statali, ma che sono potenzialmente in grado di innescare ed autoalimentare un circolo virtuoso anche dal punto di vista economico.

Il sistema sport coinvolge infatti una popolazione di utenti molto ampia e un insieme di attività, imprese e servizi che ruotano attorno all'intero sistema. Alcuni numeri fra i tanti. In Italia le persone interessate allo sport (che seguono o praticano una disciplina sportiva) sono 35 milioni e oltre 15 milioni sono praticanti. Le imprese di abbigliamento, attrezzatture e veicoli sportivi sono circa 10 mila (con ricavi di oltre 17 miliardi di Euro) e le società sportive, professionistiche dilettantistiche, e di gestione degli impianti sono circa 74 mila (con un fatturato annuo di 46 miliardi di Euro). A questi si aggiungono i quasi 23 miliardi di Euro derivanti da media sportivi e spese per eventi e betting sportivo e i circa 10 miliardi di Euro dal valore sociale che lo sport genera come effetto indiretto, a partire dal volontariato.

Contribuiscono in modo rilevante a quantificare economicamente il valore dello sport anche le cosiddette esternalità positive generate dall'attività sportiva che, migliorando il benessere e la salute dei cittadini, comportano, ad esempio, una sensibile riduzione delle spese sanitarie e un aumento dell'ingaggio dei giovani in attività lavorative ed educative. Un aspetto che nello sport system può essere quantificato in circa 11 miliardi di Euro

Fonti:
Uisp – Svimez – Sport e Salute “L’offerta di impianti e servizi sportivi nelle regioni italiane. Fabbisogni della pratica sportiva”
Banca Ifis – Coni “Osservatorio sullo sport system italiano 2023”
Openpolis “L’impatto dello sport sulla condizione sociale dei giovani”

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