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Sport e parità di genere, arriva il Safeguard Officer

03 Ottobre 2024 - 17:52

 

Monia Pasqualetto
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Monia Pasqualetto

Su 48 federazioni sportive italiane riconosciute dal CONI, solo due annoverano donne alla presidenza e nelle società sportive il 90% dei ruoli dirigenziali è ricoperto da uomini. Sono alcuni dei dati emersi stamattina, giovedì 3 ottobre, nel corso del convegno "Prevenzione e contrasto alla violenza di genere e traguardo della parità nello sport" organizzato a Palazzo Grandi Stazioni (VE) da Assist Associazione Nazionale Atlete su iniziativa della Commissione per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna della Regione Veneto. Un incontro nel quale sono state affrontate tematiche complesse legate al gender gap tuttora presente nel mondo sportivo con un’attenzione particolare ad alcune importanti iniziative normative che saranno adottate nei prossimi mesi per prevenire discriminazioni e sessismo nelle realtà sportive.

Tra queste, la figura del Safeguard Officer, ovvero di un responsabile con il compito di monitorare che non si verfichino sitauazioni di abusi o discriminazioni di qualsiasi tipo, che tutte le società e associazioni sportive dovranno adottare, in ottemperanza al DL 39 del 28 febbraio 2021, entro il 31 dicembre 2024.

“E’ confortante constatare come le istituzioni stiano prendendo coscienza del fatto che c’è bisogno di figure di salvaguardia per contrastare le molestie in diversi ambiti – ha dichiarato Loredana Zanella, presidente della Commissione per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna della Regione Veneto - Alla Mostra del Cinema abbiamo riflettuto sulla figura dell’intimacy coordinator, obbligatoria nelle produzioni cinematografiche per prevenire molestie e abusi. Oggi, anche in continuità con il Veneto regione dello sport 2024, abbiamo approfondito quella del Safeguard Officer. Ci auguriamo che anche la mentalità dell’intera società si adegui: tutti siamo chiamati a fare qualcosa di positivo affinché cambi qualcosa. La normativa lo sta facendo e noi proseguiamo la nostra missione assidua e importante di volontarie istituzionali per le pari opportunità tra uomo e donna anche nel mondo dello sport, in continuità con la Carta Etica dello Sport Femminile che la nostra Commissione ha proposto e continua a proporre a tutte le amministrazioni comunali del Veneto”.

Tanti gli ospiti presenti all’incontro, a partire dalla bi-campionessa olimpica del ciclismo su pista, Antonella Bellutti, dalla coach azzurra del Rugby under 20, Elisa Facchini, da Maria Luisa Garatti, atleta Fispes pluricampionessa italiana e maratoneta, dall'avvocato Fabio Fistetto esperto di diritto sportivo e politiche di Safeguarding. Ma anche esponenti di istituzioni ed enti come il Coni (rappresentato dal presidente Dino Ponchio) che avrà il compito di declinare i regolamenti per ogni federazione.

L’augurio è che il Safeguarding, ovvero il concetto di salvaguardia, non resti un principio astratto ma trovi concreta realizzazione all’interno delle società e di tutto il mondo sportivo.

“Lo sport muove il 2% del PIL in Italia – ha precisato Luisa Garribba Rizzitelli, Presidente Assist - I praticanti in Italia sono 15 milioni; i tesserati nelle 48 federazioni sono 4 milioni e mezzo, ma, di questi, due terzi sono uomini, sottolineando come l’assiduità sia una pratica sportiva più difficile per le donne. Solo una donna in tutta Italia è presidente regionale del Coni. Questi dati danno evidenza di come lo sport rifletta il gender gap presente nella società, ma vogliamo credere che un cambiamento sia in atto. Ci auguriamo che la figura del Safeguarder sia un’occasione per le società di analizzare seriamente le debolezze in tema di discriminazione e non come un mero adempimento burocratico da prendere sottogamba”.

La figura di tutela si affiancherà a quella del Responsabile per la protezione dei minori, previsto anch’esso dal DL 39/202,1 così da prevenire discriminazioni, sessismo e violenza nel mondo dello sport a 360 gradi.

Alcune zone d’ombra rimangano, tuttavia, e sono legate ad alcuni aspetti tecnici, come la formazione di queste figure che fungeranno da garanti. L’appello di Assist è che i territori facciano leva su figure professionalmente preparate e già presenti, come gli operatori dei centri anti violenza.

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