
Calcio: la magia della diretta in mondovisione di una partita di A
Giuliana Valerio
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Quante telecamere vengono utilizzate per una partita di calcio di serie A? Quante persone servono per una diretta in mondovisione, come lavorano e con quali tempi?
Lo abbiamo chiesto a Lisi Rizzo, padovana, che di lavoro fa il Mixer video ed è una dei dieci tecnici superspecializzati in Italia che affiancano il regista nella messa in onda degli eventi sportivi più seguiti nel nostro Paese e venduti alle emittenti di tutto il mondo in diretta: le partite della Lega Calcio.
Come sei arrivata a fare questo lavoro?
Non esiste una scuola specifica, che formi questa figura. Occorre esperienza e soprattutto conoscere bene lo sport che si deve coprire, gli schemi, le regole. Io venivo dal mondo dell’informatica e sono stata tra i primi in Italia a lavorare con i CAD, inizialmente in ambito di progettazione di negozi e poi come tecnico informatico. Successivamente ho lavorato come grafico 3D per un centro di produzione video che collaborava anche con emittenti televisive. Dopo qualche anno ho iniziato ad avere collaborazioni con varie strutture tra cui una società che aveva una piccola regia mobile e già lavorava per la RAI. Mi hanno chiesto se me la sentivo di provare come mixer video ed ho accettato. Insomma, avevo tutte le competenze tecniche, ma anche le caratteristiche giuste per questo lavoro: sangue freddo e pazienza.
Non stupisce che non sia un lavoro in cui si trovano molte donne…
In effetti, per questo tipo di produzioni, in Italia su dieci tecnici mixer video, io sono l’unica donna. Questo perché non solo è un lavoro che si effettua in un’ambiente prettamente maschile, ma è anche duro fisicamente, ci vuole forza fisica. Un tempo c’erano i macchinisti, personale che veniva pagato per fare i lavori pesanti: il montaggio e lo smontaggio, la posa e rimozione dei cavi di telecamere e microfoni. Per alcune produzioni si parla anche di dieci chilometri di cavi. La donna non ha la forza quindi è un mondo da cui è stata sempre esclusa. Negli ultimi vent’anni le cose sono un po’ cambiate, ci sono operatori, fonici, replaysti e controlli camera donna. Purtroppo ancora non moltissime.
Torniamo ai tuoi inizi
Ho cominciato a lavorare come mixer video free lance nel 1998. Da molti anni collaboro con varie aziende che lavorano per un unico hostbroadcaster che produce partite di calcio live vendute alle emittenti di tutto il mondo. Le riprese vengono inviate con un audio contenente solo gli effetti del campo e l’emittente provvede al commento nella lingua del Paese in cui verrà trasmessa. Inizialmente coprivo tutta Italia, poi ho ristretto al Nord e da qualche anno prediligo Triveneto e Friuli.
Ho seguito diversi sport, ma solo quelli che hanno budget tali da permettersi un servizio di alto livello, quindi soprattutto il calcio di serie A e grandi tornei di altre discipline, come il Sei Nazioni di Rugby o lo sci. La serie B di calcio non richiede la mia figura, perché in quella categoria ci sono meno soldi e il regista fa tutto da solo. È sempre una questione di budget, ci vuole una grande disponibilità economica per una grande produzione. E questo naturalmente penalizza altri sport, dove si va al risparmio e gli appalti sono al ribasso. È un peccato, perché dal punto di vista delle immagini e della spettacolarità sarebbero bellissimi da seguire, penso proprio al rugby, ma anche alla pallavolo, al basket, alla pallanuoto.
Quali sono gli strumenti che permettono la messa in onda in diretta di una partita di serie A in mondovisione?
Per prima cosa occorre la Regia mobile, un ‘contenitore’ che viaggia su ruote. Si utilizzano bilici a doppia espansione, che aperti misurano circa 50 metri quadrati. All’interno c’è tutto il necessario per le riprese live di un grande evento. La regia è suddivisa in sale separate da pareti per permettere la massima concentrazione. Ci sono una saletta per il mixer audio in cui convergono tutti i microfoni, una per il controllo camere in cui operatori specializzati regolano il diaframma delle telecamere, una sala molto grande in cui si trovano mixer video e replay.
Per ogni telecamera c’è un monitor che mostra cosa sta riprendendo in quel momento e le comunicazioni avvengono attraverso delle cuffie collegate a speciali apparecchiature che permettono di selezionare chi ascoltare e con chi parlare per non generare sovrapposizione di voci. Il regista parla con gli operatori, il mixer e i controlli; l’assistente alla regia parla con il regista, i replay, il mixer audio e video, il produttore parla con l’assistente alla regia e con la sede dove convergono tutti i segnali prima di essere smistati al mondo e così via. Il tutto in diretta, alla velocità della luce.

Quante telecamere e quanti microfoni vengono utilizzati?
Da quest’anno per una partita di serie A vengono disposte come minimo 17 telecamere fino a 24, e una trentina di microfoni, posizionati lungo il perimetro di tutto il campo, in modo da cogliere più effetti possibili. Quindi, gestisco in contemporanea e in diretta almeno 17 telecamere e una quindicina di replay. Le telecamere, infatti, sono sempre al lavoro e devo tenere sottocchio almeno 17 monitor. Nel mixer, invece, utilizzo circa 40 bottoni, divisi in settori e fasce, perché, oltre a quanto già detto, ci sono segnali che provengono da altre fonti e che utilizzano effetti speciali per la messa in onda.
Utilizziamo telecamere fisse con ottiche particolarmente “spinte” per primissimi particolari, ma anche telecamere a spalla o Steadycam. Queste ultime sono apparecchi molto pesanti che vengono fissati con un’imbragatura, un corpetto che viene indossato dall’operatore, e sono dotate di uno stabilizzatore che fa in modo che la telecamera non ballari troppo. Da quest’anno viene anche utilizzata una nuova telecamera, il Gimbal, più piccola e leggera, che permette di dare rilievo a chi è in primo piano sfocando invece il fondo, è molto d’effetto. Nel live si usa per esempio in caso di un calcio d’angolo: inquadra la schiena del calciatore sfocando tutto il resto.
Entriamo nel tuo lavoro. Come funziona, chi lavora con te?
Al mio fianco ci sono il regista e un assistente alla regia. Il primo guarda i monitor delle telecamere e mi dà il comando per metterle in onda: mi dà un ‘Attento’ e il numero della telecamera che deve andare in diretta. In questo modo preallerta il cameraman, me e anche il controllo, un operatore ogni quattro telecamere, che regola il diaframma di quella telecamera a seconda della luce che c’è in quel preciso momento in quella parte del campo.
Dopo il comando, solitamente dopo un secondo, ripete il numero della telecamera, che è il segnale della messa in onda effettiva. Quindi: ”Attento 2” poi, immediatamente, “2”. Tante volte si viaggia così velocemente che non viene dato neppure l’”Attento”. Per fortuna lo sport segue sempre degli schemi e sono in grado di capire in anticipo quale telecamera dovrò mettere in onda. Anche se il regista mi dà il ‘Pronto’, controllo sempre il monitor prima di mettere in onda una telecamera perché potrebbe accadere che il cameraman stia assestando l’inquadratura. Quindi se vedo che la telecamera non è pronta ritardo o salto.
La telecamera che riprende il campo largo è la più importante e la più utilizzata e corrisponde alla numero 1, si trova a fine corsa, il primo pulsante a sinistra, e le dita la raggiungono praticamente volando. So perfettamente dove si trova il bottone per ciascuna di esse. È come suonare il pianoforte senza guardare le mani che lavorano, con uno spartito già in testa.
Qual è la prima cosa che fai quando arrivi in regia?
Il mio lavoro comincia almeno cinque ore prima del calcio di inizio. Appena arrivo devo verificare tutto, sempre, anche se l’impianto era già stato testato il giorno prima, quando viene montato. Faccio il controllo di tutte le telecamere, verificando se si accende il pallino rosso (Tally) che indica la messa in onda, e dell’audio, per capire se mi sentono in cuffia. Quindi faccio il controllo dei replay, 15 in tutto, che hanno ingressi diversi nel banco mixer. Controlli su controlli che mirano ad evitare problemi nel corso della diretta. Ma l’imponderabile è sempre dietro l’angolo: sono macchine…
Ricordo una volta che improvvisamente si è spenta la regia perché il gruppo elettrogeno a cui era collegata è andato in blocco. Siamo andati “a nero” per 15 minuti in serie A. In mondovisione, niente video, niente audio! E non è stata la prima né l’ultima volta...
Quando inizia la produzione?
Si inizia, da quest’anno, con le riprese delle magliette negli spogliatoi vuoti. La effettua un solo operatore con la telecamera mobile. Gira tanti piccoli video che poi vengono montati quasi in tempo reale e inviati alle reti internazionali che le usano per arricchire le introduzioni da studio alle partite. Il video deve durare in totale 30 secondi, con brevi inquadrature che riprendono particolari delle magliette dei giocatori più rilevanti, scarpe, guanti, ecc.
Quindi, un’ora e mezza prima dell’orario di inizio, vengono fatte le riprese dell’arrivo dei pullman dei giocatori e dell’ispezione del campo.
Per quanto riguarda le emittenti italiane, ci viene fatta richiesta di inquadrare in modo particolare determinati giocatori, su cui poi gli speaker parleranno. Per questo abbiamo delle telecamere dedicate espressamente a loro.
Quando si comincia la diretta?
45 minuti prima del calcio di inizio. I tempi sono importanti. Dobbiamo rispettare una scaletta che le diverse emittenti seguono per impostare i loro programmi. Apriamo ufficialmente il segnale internazionale, con una sigla, cui viene aggiunto un video appena montato di tre minuti che riassume quanto accaduto fino a quel momento: spogliatoi e magliette, arrivo pullman, ispezione campo. Quindi si inizia la produzione in diretta con il riscaldamento vero e proprio.
Per circa 40 minuti è un susseguirsi di immagini di pubblico, giocatori che si riscaldano e grafiche di vario genere, in attesa che tutte le emittenti siano allineate. Poi c’è il calcio di inizio.
Come si vive un lavoro nel quale si è seguiti da centinaia di milioni di telespettatori?
In realtà mentre sto lavorando, chiusa dentro la regia, vivo come in una bolla, il mio mondo finisce là, non mi rendo conto che in ogni angolo della terra stanno guardando il mio lavoro. Paradossalmente ho provato più emozioni quando andavo in onda su reti in chiaro in Italia, e sapevo che qualcuno da casa avrebbe guardato il mio prodotto.
Quando chiudono le porte e sento il countdown che segnala l’inizio della produzione, entro nella bolla, tutto il resto non esiste più, la concentrazione è assoluta, perché essendo live e viaggiando sui millesimi di secondo non puoi pensare a niente altro. In tutto questo tempo non posso staccare un attimo, non riesco neppure a bere, non c’è nessuno che mi possa dare un cambio.
I primi anni sentivo il cuore battere quando iniziava il countdown, poi è diventato normale, anzi, non vedo l’ora di iniziare: dobbiamo arrivare cinque ore prima dell’evento e, considerando anche le ore di viaggio, le giornate lavorative sono di almeno 12 ore, prima si comincia prima si finisce…
E non è finita con il fischio di fine della partita.
Certo che no. Alla fine ci sono le conferenze stampa, che da quest’anno comprendono non più solo i mister, ma anche due giocatori, uno per squadra. È un lavoro che dura un’oretta. Inoltre, devo fare lo scarico di tutte le riprese delle telecamere con ottiche più strette per tutta la durata della partita, che devono essere distribuite a livello internazionale per permettere alle reti di selezionare le immagini a supporto delle loro news: i gol, i calci d’angolo, i falli…
Insomma, non è un lavoro semplice...
Certo, prevede tempi strettissimi e la perfezione. In particolare in Lega, dove c’è molta pressione perché girano molti soldi. Non a caso siamo continuamente testati: alla fine di ogni evento ci sono dei veri esami. Ognuno di noi, dal regista all’ultimo tecnico, è sottoposto a un rapporto finale e se commettiamo errori importanti veniamo sospesi. Così c’è sempre un po’ di tensione e paura di sbagliare, che ognuno gestisce a modo suo.
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