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Basket: due capitani padovani ai saluti

28 Giugno 2024 - 08:44

 

Giovanni Pellecchia
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Giovanni Pellecchia

Capitani padovani ai saluti. Si ammainano due “bandiere”.

In LBA (serie A), l'Umana Reyer Venezia saluta e ringrazia Andrea De Nicolao. Il play padovano classe ‘91, dopo sette stagioni, non vestirà più la maglia orogranata. Ragioni anche familiari lo portano in Lombardia: non a Varese in massima serie (di dove pure è originaria la moglie ed aveva disputato già due stagioni dal 2012 al 2014) ma in A2 per sposare – con un contratto pluriennale - l’ambizioso progetto della “nobile decaduta” Cantù, giunta già quest’anno ad un passo dalla risalita, perdendo in finale.

«La società ha accolto la richiesta di Andrea – si legge nel comunicato della Reyer – trovando l'accordo per la rescissione consensuale di contratto». «Mi riempie di orgoglio far parte di un progetto così ambizioso – ha ufficializzato lo stesso giocatore di fatto all’indomani - Sono molto carico, perché questa è una sfida nuova e molto importante per la mia carriera».

“Denik” o “The Shark”, nato a Camposampiero e più grande dei tre fratelli, tutti registi (davanti a Francesco classe ‘93 e Giovanni ‘96 che gioca in serie A), a Padova si è formato: prima a Vigodarzere, nella società del padre Stefano; poi per alcune stagioni sia alla Virtus che al Patavium Petrarca (dove ha raggiunto le Finali nazionali Cadetti) e, sempre da giovanissimo, guidando la Pro Pace nella stagione 2007-2008 alla vittoria della serie C2. Completato il settore giovanile alla Benetton Treviso, da lì ha spiccato il salto tra i “grandi”: dove, oltre alle maglie di Lago Maggiore (A Dilettanti), Scaligera Verona (A2, vincendo la Coppa Italia di categoria) e Reggiana (A1, vincendo la Supercoppa Italiana), ha anche indossato per 11 volte quella della Nazionale.

In divisa orogranata Andrea De Nicolao ha disputato in totale 380 partite: un numero di presenze che lo ha reso il secondo di sempre nella storia del club (dietro a Michael Bramos, 389) ed in assoluto il miglior “assist-man” con 648 passaggi smarcanti nel campionato italiano.

In questi sette anni, con la Reyer ha vinto: lo scudetto (stagione 2018-19), la Coppa Italia (2020) e una FIBA Europe Cup (2017-18). «Oltre alle qualità sportive – spiega il presidente della Reyer Federico Casarin - ha rappresentato qualcosa di speciale per questo club, fino a diventare capitano. È stato un vero compagno di squadra per tutti al Taliercio, dentro e fuori dal campo. Siamo dunque rammaricati di non averlo più con noi, ma capiamo la sua decisione, familiare più che sportiva, accettando la sua volontà. Si chiude sportivamente una pagina importante, ma Andrea rimarrà sempre nei cuori di tutti i sostenitori reyerini e nella storia della società».

«Cara Reyer, sono passati sette anni – il commosso saluto - Sette anni da quell’agosto 2017 in cui per la prima volta sono entrato in questo spogliatoio. Sette anni di emozioni, battaglie sportive, sfide epiche, vittorie straordinarie… e anche di momenti difficili. Ho avuto l’onore di condividere il parquet con campioni e uomini eccezionali, di lavorare con allenatori di primo livello e di condividere la quotidianità lavorativa con tanti professionisti che lavorano all’interno del club. Spesso anche con chi è nell’ombra, ma che fa un lavoro fondamentale. In questo ambiente così ricco di umanità in tantissimi sono diventati amici. E sono certo che questi rapporti umani continuerò a coltivarli portandoli dentro di me.
Non è facile salutarti, cara Reyer, perché sei diventata casa. Qui io, Carolina. Amélie e Sophie abbiamo stretto legami affettivi che resteranno per sempre. Torneremo, spesso. Perché a Venezia c’è un pezzo importante della nostra vita. Già, non è facile salutarti, cara Reyer… ma devo farlo perché è giunto il momento di aprire un nuovo capitolo della mia vita e di affrontare una nuova sfida. Denik out!».

Ma se 7 anni sembrano tanti, che si può dire del loro doppio? 14 sono state, appunto, le stagioni in maglia Virtus Padova di Federico Schiavon. Ala, classe ‘88, padovano doc, della prima squadra cittadina ha incarnato il “giocatore-simbolo” e nelle ultime sei stagioni pure il capitano.

Certo, nella lunga storia della società neroverde (fondata nel 1945), ci sono stati altri “capitani storici”. Andando a ritroso: da metà anni ‘80, quando la Virtus iniziò l’ascesa che la portò in A2 (dopo la fusione e trasferimento a Vicenza), ricordiamo Renzo Menin e Silvio Salmistraro (da questo “Fede” ha preso la maglia n. 5); altri, ed in particolare Mauro Varotto (sette stagioni) e Andrea Mancini, lo sono stati dalla metà del primo decennio di questo millennio quando la società, che era ripartita dieci anni prima dalle “ceneri” (1 Divisione), si è consolidata nelle principali serie regionali. O Leonardo “Leo” Busca, unico a ricevere dalla società l’onore del ritiro della maglia (la n. 7): che contribuì, da giovane, a portare la squadra in A2; e dopo avervi fatto ritorno, veterano reduce da una carriera ai massimi livelli, ha legato il suo nome anche alla promozione in serie B nella stagione 2014-15.

Nessun’altra storia come quella di Federico Schiavon, però, è così lunga (iniziata oltre 20 anni fa): tanto da assumere i toni stessi della favola… ovviamente a tinte neroverdi. Tanti i capitoli di quel bellissimo libro andatosi via via arricchendo, stagione dopo stagione, che ha contribuito a farne un esempio per tutti i giovani sportivi (non solo i cestisti) padovani.

Una carriera spesa quasi interamente in Virtus. Cresciuto nel vivaio, quando rimediò alcune convocazioni in prima squadra, e “forgiatosi” in altre società (a Cittadella in C2; Noventa e 3P Crm in D, dove vinse il campionato e restò l’anno dopo in serie C), è poi ritornato “alla base” nella stagione 2012-13. Con la prima squadra virtussina, in quest’arco di tempo guidata da tre allenatori (Massimo Friso, Daniele Rubini e Riccardo De Nicolao), Schiavon ha vissuto tutta la recente scalata: la promozione, vincendo la serie C 2014-15, in serie B fino all’accesso ed amara retrocessione dalla B Nazionale in quest’ultima stagione.

Virtussino “nel midollo” ha rappresentato al meglio, dentro e fuori dal parquet, l’emblema dell’attaccamento ai colori e alla città: a Padova, laureatosi in Scienze motorie, ha pure iniziato ad insegnare a scuola (oltre a fare l’allenatore ed istruttore del Minibasket).

«Sia dal punto di vista cestistico che umano, ha rappresentato e continuerà a rappresentare il prototipo di sportivo e persona che auspichiamo possano diventare un giorno tutti i nostri giovani tesserati – conferma il dg Nicola Bernardi - La sua storia in neroverde racconta di come un giovane, partendo dalle squadre del settore giovanile e lavorando sodo, giorno dopo giorno con impegno, dedizione e abnegazione verso il suo obiettivo, possa costruirsi una carriera di assoluto livello. Che lo ha portato da tempo a essere comunemente riconosciuto, tra i campioni che hanno militato nella nostra società. Sul parquet, è stato un giocatore che ha sempre indossato con orgoglio i colori neroverdi, rappresentando la nostra società e soprattutto la nostra città; per quanto riguarda quanto realizzato e costruito fuori dal campo, invece, è davvero impossibile trovare le parole...».

Federico Schiavon svolta pagina. Passa al PlayBasket Carrè in serie C, per tornare protagonista e sarà centrale anche in un progetto del Minibasket.

«Non è facile scrivere dopo 20 anni di Virtus, vissuti tutti d’un fiato con passione, amore e orgoglio – rivela - Era il lontano 2003-2004 quando iniziai a giocare con il gruppo Cadetti: avevo 14 anni e un sogno nel cassetto, arrivare a giocare in prima squadra. Con questi colori cuciti addosso son cresciuto come giocatore/ istruttore/preparatore/allenatore: quanti insegnamenti e ricordi avrei da raccontare! Sono grato per quanto ho ricevuto da Virtus e da tutte le persone con cui ho collaborato, grazie sopratutto per avermi fatto crescere come Persona. Tante, tantissime le vittorie e le gioie, poche le sconfitte e le delusioni: dispiace per l’epilogo dell’ultima stagione. Ma se sul campo abbiamo perso fuori, come seguito e tifosi, abbiamo vinto: quando ho fatto i primi passi in Virtus nel lontano 2003, la prima squadra era in serie D; ora è la prima realtà padovana in campionati ben più prestigiosi».

«Inizia un nuovo capitolo della mia vita e carriera cestistica: sono entusiasta di farlo con la maglia del Pizeta, per questo ringrazio la dirigenza, il coach e l’amico “Croce” (Enrico Crosato altro ex capitano virtussino, ndr) per la fiducia riposta in me che consente di avvicinarmi alla mia famiglia nell’Altovicentino (la sua compagna Eleonora e la piccola Margherita, ndr). Sono soddisfatto di poter ritornare a essere protagonista in campo e seguire i più piccoli del minibasket per creare un legame di continuità, ispirando i più giovani e trascinando nuovi appassionati al palazzetto. Faccio una scelta di vita cambiando colori – conclude -: il nero e il verde resteranno sempre i miei colori preferiti, i colori che hanno permesso di realizzare il mio sogno! Lo dico a tutti i bambini, a tutti le ragazze e i ragazzi, inseguite i vostri sogni. Non smettete mai di sognare perché con impegno, dedizione e coraggio raggiungerete i vostri obiettivi».

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