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Basket: la retrocessione della Virtus dalla B Nazionale e gli "interrogativi” del basket padovano

01 Giugno 2024 - 17:52
Giovanni Pellecchia
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Giovanni Pellecchia

Il basket padovano sparisce dal panorama nazionale. O per meglio dire, bene specificarlo, nella prossima stagione non ci saranno nostre formazioni maschili nelle categorie nazionali.
Perché, a ben vedere, l’Alama San Martino di Lupari continua ad essere una realtà importante della A1 Femminile (ha raggiunto i play off pure quest’anno, uscendo per mano del Famila Schio poi vice-campione d’Italia). E nel maschile, padovani doc quali i fratelli De Nicolao, Andrea e Giovanni, sono protagonisti in massima serie; entrambi da capitani: l’uno della Reyer Venezia (in semifinale scudetto contro la Virtus Bologna), l’altro della Generazione Vincente Napoli che ha vinto la Coppa Italia. E Leonardo Marangon, nella sua stagione d’esordio in A2 a Cividale, è stato premiato “Miglior Under 21” da Lega nazionale pallacanestro.

La Virtus scende in B

Domenica 26 maggio, perdendo a Vicenza per 70-53 la gara4 dei play out con i berici, la Virtus Padova è retrocessa in B Interregionale.

Al di là dei cambi di denominazione dei vari campionati, quella maturata è una retrocessione.

Ai neroverdi di Riccardo De Nicolao non è bastato poter disputare i play out con il vantaggio del “fattore-campo”: sia nella serie persa contro Ozzano (in cui si erano portati inizialmente sul 2-0); sia, appunto, con Vicenza.
La Virtus retrocede ad un anno dall’accesso in B Nazionale ma, soprattutto, dopo ben nove stagioni nella categoria. Un “boccone amaro” soprattutto per la famiglia Bernardi che, con il patron Gianfranco prima ed il figlio Nicola l’attuale Gm, tiene le redini della società fin dal 1985: avendo fuso inizialmente due “anime”, la storica cittadina all’ombra del Duomo (nata nel 1945) e l’emergente Interspar Sarmeola; avendo portato la società ai fasti più alti, la promozione in A2 nella stagione 1992-93 (quando, però, si era fusa e trasferita a Vicenza); e, dopo averne raccolto i “cocci” l’anno dopo ed esser costretti a ripartire dai “bassifondi” (la Prima Divisione), riportandola dieci anni dopo, stagione 2012-13, in serie B.

L'Unione Basket Padova arranca

Ma se Atene piange Sparta non ride, avrebbero detto gli antichi. L’UBP, il sodalizio Unione Basket Padova nato l’estate 2015 (che inizialmente avrebbe dovuto comprendere la stessa Virtus), già retrocesso una prima volta dalla serie B al termine della stagione 2020-21 (caratterizzata dal Covid), l’anno scorso non era riuscito ad accedere alla B Nazionale: perdendo amaramente 3-0 la sfida “play in” con Crema, dopo aver chiuso la stagione regolare all’8° posto (che, solitamente, qualifica ai play off).

E nella stagione appena conclusa in serie B Interregionale, dove pure era partita con grandi ambizioni, ha faticato (non poco!) per salvarsi: passando anche attraverso un avvicendamento in panchina, quando al dimissionario Christian Augusti è subentrato il vice Maurizio Benetollo che ha centrato le ultime quattro e decisive vittorie in fila.

«Dopo diverse stagioni in Serie B a buoni livelli e l’approdo in Serie B Nazionale di un anno fa non siamo riusciti a superare l’ostacolo Vicenza, a cui vanno i nostri complimenti per la salvezza – si legge nel Comunicato del presidente virtussino Marco Chioatto dei giorni scorsi - Nel corso dei Play Out, purtroppo, non siamo stati bravi a capitalizzare il vantaggio che avevamo guadagnato al primo turno e questo è stato un fattore determinante anche nell’economia della serie di partite contro Vicenza».

Lo stesso Chioatto, ringraziando due “bandiere” neroverdi quali Federico Schiavon e Michele Ferrari ed i tanti tifosi che hanno seguito nel corso dell’anno la squadra al PalaBerta senza far mai mancare il loro sostegno, prova ad analizzare la retrocessione ed ipotizzare il futuro: «Per quanto riguarda le scelte operative e di gestione della squadra, come testimonia la storia della Virtus, non siamo avvezzi a cambi di allenatore in corso di stagione. Può essere una scelta opinabile, ma è anche questo aspetto che contraddistingue la Virtus Padova, garantendo a chi opera con noi tranquillità nel lavoro e un rapporto franco e sereno tra società, squadra e staff. Noi, ovviamente, ci assumiamo tutte le responsabilità delle scelte operate e della gestione sportiva. Anche noi non ci aspettavamo un epilogo così amaro. Nei prossimi giorni, metabolizzato l’esito di questa stagione, verificheremo ogni possibilità per dare modo alla Virtus ed alla pallacanestro padovana un prossimo futuro ad un adeguato livello per proseguire la storia della nostra società».

Mancano palazzetti, sponsor e ...Istituzioni

La “retrocessione sportiva”, sul parquet, della Virtus è, più in generale, un “passo indietro” della città.

Se le responsabilità tecniche vanno condivise – tra dirigenti, staff e squadra – così, anche le motivazioni devono essere allargate e... storicizzate. Padova retrocede per almeno altri tre ordini di motivi: la mancanza di una “casa” della pallacanestro, dato che la Kioene Arena (l’ex Palasport San Lazzaro) è da anni utilizzata solo e quasi esclusivamente dalla Pallavolo e la nascita del “PalaBasket” allo Stadio Euganeo è di là da venire (non a caso, in questa stagione, sia la Virtus che l’Ubp Petrarca hanno giocato al PalaBerta di Montegrotto dovendosi alternare con le realtà locali Thermal Abano di A2 Femminile e Bam di DR1 campionato regionale maschile); la poca o scarsa vicinanza delle istituzioni; ed infine anche la “sordità” del mondo imprenditoriale, testimoniata dal fatto che la stessa Virtus ha dovuto affrontare un campionato molto impegnativo e dispendioso senza uno sponsor nominale sulle maglie.

L’auspicio, dunque, è che questa retrocessione non rappresenti il ripiombare nell’“anonimato” (da cui sarebbe difficile potersi rialzare); ma, semmai, un’occasione per provare davvero a ripartire, e possibilmente su basi nuove e più solide.

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