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I Runners Padova festeggiano i 50 anni della fondazione e i 40 anni di Presidenza di Lucio Giuseppe Medici

13 Maggio 2024 - 18:59

 

Giancarlo Noviello
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Giancarlo Noviello

Il Presidente Lucio Giuseppe Medici non poteva scegliere una location migliore per la festa dei suoi 40 anni di presidenza e del mezzo secolo di vita della sua società d’atletica, i Runners Padova, la Fondazione Opera Immacolata Concezione, un meraviglioso polmone verde che oggi ospita più di 2000 anziani, grazie all’operosità di Don Antonio Varotto e Nella Berto.

Al suo interno è stata creata nel 2012 la Civitas Vitae Sport Education, per volere di Silvana Santi, che ne è anche presidente, con l’obiettivo di promuovere un concetto di pratica sportiva che vada oltre l’orizzonte agonistico essendo capace di agire come veicolo di inclusione sociale sia tra le generazioni che tra le persone con diverse abilità.

La storia di quello che è diventato uno dei più longevi e titolati club patavini, è stata ripercorsa all’interno dell’auditorium con una mostra fotografica e molti articoli redatti nel corso degli anni da diverse testate giornalistiche locali, che hanno pubblicato i risultati societari più importanti del sodalizio aponense fondato nel 1974.

Per dare ancora più risalto ai dieci lustri di attività sportiva, il presidente Lucio Medici ha organizzato un palco davvero sontuoso, ricco di personaggi di rilievo che hanno rappresentato una storia importante della nostra atletica leggera, come l’ex maratoneta vicentino Gelindo Bordin, il primo italiano a vincere la maratona olimpica a Seoul e l’unico italiano a vincere la maratona di Boston; Orlando Pizzolato, altro vicentino, due volte vincitore della maratona di New York; il padovano Ruggero Pertile che proprio nella città del Santo ha vinto il titolo italiano di maratona, e il mezzofondista di Paluzza Venanzio Ortis, oro e argento agli Europei di Praga nel 1978 nei 5000 e 10 mila piani.

Ad arricchire il palinsesto, orchestrato molto bene dai due giornalisti, Dario Bolognesi, speaker storico della Corri x Padova, e Franco Bragagna, commentatore di Rai Sport, si sono succeduti con interventi molto interessanti il presidente del Coni regionale Veneto, il professor Dino Ponchio, la presidente del Comitato Provinciale di Padova Rosanna Martin, altra atleta con un passato importante, il tecnico delle Fiamme Oro e ultramaratoneta di “missioni impossibili” Paolo Venturini e la presidente di Civitas Vitae Sport Education Silvana Santi.
Una festa nella festa, dove per ognuno di loro, è stata l’occasione di rivivere alcuni dei momenti salienti della propria carriera agonistica.

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Ad aprire le danze è stato subito Dario Bolognesi, che ha rivolto al collega Bragagna, una domanda molto diretta sullo stato di salute della nostra atletica: “In questo momento – ha esordito il giornalista della Rai - abbiamo la squadra più forte in assoluto, cresciuta nella sua interezza, emblematico in tal senso il trionfo nella Coppa Europa. Poi restano le eccellenze come i Tamberi, i Jacobs, la 4x100 e i marciatori, ma il movimento, anche grazie a loro, è cresciuto in toto. Adesso abbiamo un numero sempre maggiore di atleti potenzialmente in lotta per posizioni di prestigio. Il 2024 sarà un anno storico per l'atletica azzurra, prima con gli Europei di Roma, poi con le Olimpiadi di Parigi: "Avremo due appuntamenti di straordinaria importanza. A Roma, in casa, ci saranno tutti i nostri "big", due mesi dopo i Giochi.

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Ma restando ai nostri “amarcord” sportivi del triveneto non possiamo dimenticare in ambito maratona la straordinaria vittoria del geometra vicentino Gelindo Bordin, che s’impose nel 1988 a Seoul. L’atleta nato a Lumignano, dal palco ha ripercorso la sua carriera agonistica dapprima tra le fila del Gruppo sportivo Montegalda. Poi passato alla Fiamm Vicenza fino ad approdare al GAAC Verona con i dirigenti Dario Bergamini e Sergio Pennacchioni che diedero vita poi alla Paf Verona squadra con la quale Bordin assieme a Francesco Panetta, Salvatore Bettiol, Loris Pimazzoni vinse praticamente tutte le più importanti competizioni di corsa su strada e campestre, arrivando a conquistare la maratona olimpica che vedeva alla partenza “calibri” come il keniota Wakihuri e il gibutiano Salah.

Poi è stata la volta di Orlando Pizzolato, entrato ufficialmente nella NYRR Hall of Fame, dedicata a coloro che hanno fatto la storia della maratona newyorkese. Il maratoneta vicentino, con un velo di emozione, ha ricordato la vittoria alle due edizioni consecutive della maratona di New York nel 1984 e nel 1985, dove giunse quarto nell’edizione del 1986. Come ha ricordato lui stesso, nel 1984 anno della prima vittoria, alcuni pensarono si trattasse di un colpo di fortuna. Prese il comando a metà della gara e lo mantenne fino alla fine nonostante si fermò sei volte nelle ultime 4 miglia. La giornata era eccessivamente calda e umida (i notiziari riportarono di una “nebbia calda” che ricoprì la città) e la maggior parte dei top runner – tra cui il campione in carica Rod Dixon – ne risentirono. Il suo tempo, 2:14:53, rimane il più lento nella storia dei vincitori della maratona di New York, ma gli portò una fama immediata.

Anche il mezzofondista friulano Venanzio Ortis, fisico longilineo e carattere un po’ chiuso, ha ricordato con molta emozione il titolo sui 5.000 metri dopo aver conquistato anche l’argento sui 10.000 m. A 46 anni da quel risultato, per Ortis segnò l’inizio di un’epoca d’oro per la disciplina in azzurro. Poi si è soffermato su un episodio, che come lui stesso afferma, gli ha cambiato la vita: ha ricordato il magnifico raduno in Australia e Nuova Zelanda nel 1977. “Andai là con Gerbi, Gabriella Dorio e il professor Lucio Gigliotti. Conoscemmo campioni come John Walker, Rod Dixon, Dick Quax e con loro metodologie come il bigiornaliero. Imparammo a non avere paura della fatica. A Christchurch corsi i 5.000 m su una pista in erba in 13’27”.

Ed è la svolta: «Ricordo un allenamento sulla pista durissima di Paluzza, poco prima della stagione estiva del 1978: 1 x 5.000 m, 1 x 4.000 m, 1 x 3.000 m, 3 x 1.000 m, al ritmo di 2’42” ogni mille, con poco recupero. E poi il ricordo di Padova, come atleta nelle Fiamme Oro. “Mi è rimasta una grande nostalgia delle Fiamme Oro. Ci rimasi per quattro anni e mi porterò sempre nel cuore l’argine del Bassanello, dove oggi, corrono moltissimi podisti. Osservando quell’argine, ogni volta che ritorno a Padova, mi viene il classico “magone”. Ricorderò sempre il pomeriggio di 43 anni fa, il 6 febbraio del 1981 per l’esattezza. Stavo attraversando l’argine di corsa venti minuti prima che si verificasse il violento conflitto a fuoco tra un gruppo terrorista e i due carabinieri Codotto e Maronese, barbaramente uccisi. Un attimo prima, qualcosa mi aveva fatto insospettire, perché riuscii ad intravedere con la coda dell’occhio, due camionette dei carabinieri appostate lungo l’argine. Un’esperienza terribile che mi porterò sempre dentro.

Al termine della cerimonia, con i video messaggi pervenuti dal Presidente della Fidal nazionale Stefano Mei, dell’assessore allo sport del Comune di Padova Diego Bonavina, e con l’intervento del vice sindaco del Comune di Abano Francesco Pozza, si è svolto il concerto tenuto dalla pianista Elisa Bordin, nipote di Gelindo: nel 2022 risultata tra le quattro migliori giovani pianiste selezionate tra gli allievi dei conservatori del Veneto.

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