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Calcio Padova: esordio per i giovani Toldo e Montrone

19 Marzo 2024 - 12:06
Giovanni Pellecchia
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La sconfitta del Calcio Padova di domenica 10 marzo sul campo della Giana Erminio (2-0) ha sancito la definitiva impossibilità di raggiungere la vetta della classifica nel Girone A di serie C1: dove il Mantova, a sette turni dal termine del campionato, ha 9 punti di vantaggio. Per il quarto anno consecutivo, dunque, i biancoscudati dovranno ritentare il salto di categoria in serie B ai play off (in due occasioni, nella stagione 2020-21 e seguente hanno raggiunto la finale).
Ai colori della veronese Giana Erminio resteranno per sempre legati i ricordi di due giovani biancoscudati: Andrea Toldo (classe 2005, nato il 1° gennaio) ed Andrea Montrone (2006, 18 anni compiuti lo scorso 27 febbraio). Entrambi attaccanti, l’uno seconda punta l’altro punta centrale, si stanno mettendo in luce quest’anno con la squadra Primavera guidata da Luca Rossettini: dove hanno segnato rispettivamente con 8 e 3 gol.
Ed entrambi sono anche “figli d’arte”: di Francesco Toldo, padovano doc, ex portiere di Fiorentina e Inter ma soprattutto “eroe” della Nazionale durante la semifinale degli Europei 2000 in Olanda (quando parando tre tiri dal dischetto, uno nei 90’ e gli altri due ai rigori, spalancò all’Italia la strada per la finale); e di Angelo Montrone, barese di nascita ma a tutti gli effetti padovano d’adozione (si trasferì al Padova a 18 anni), ex attaccante che ha scritto pagine per sempre impresse nella memoria dei tifosi padovani.

Ricordi di solo quattro mesi addietro, invece, quelli dei due.

La gara Padova-Giana Erminio appunto, un grigio martedì di novembre con appena 300 spettatori allo Stadio “Euganeo”, valida per la qualificazione agli ottavi della Coppa Italia (competizione in cui il Padova ha raggiunto la finale contro il Catania: martedì 19 marzo ore 20.30 la gara di andata allo Stadio “Euganeo”).

In quella occasione, Toldo e Montrone hanno fatto il loro esordio... tra i “grandi”.

«Gli ultimi minuti della partita – ricorda Toldo, che lo scorso 22 dicembre ha esordito anche in campionato a Trieste -: ero lì che mi scaldavo e c’era la voglia di entrare e dare una mano. Quando mi ha chiamato mister Torrente è stata una bella emozione, perché lì ho capito che sarei finalmente entrato: poi c’è stato un momento in cui i minuti passavano e la palla non usciva più, la voglia di entrare e fare bene aumentava sempre di più».

Nell’occasione, in tribuna c’era anche papà Francesco che protetto da cappuccio ha però preferito restare defilato…

«Riconosco che è un idolo, sia per me che per tanti altri. Secondo me, a lui non piace molto parlare di me perché, prima di essere un ex giocatore, è un padre: quindi vuole lasciare spazio al mio percorso sia da uomo che da calciatore. Io mi confronto spesso con lui. Più che sul lato tecnico mi ricorda che l’obiettivo è divertirsi; poi le cose se devono succedere succedono».

Montrone, che l’estate scorsa pareva vicino al trasefrimento all’Hellas Verona, aveva già fatto il esordio pochi giorni prima in campionato. E non in una gara qualsiasi: il derby sul campo del Lanerossi Vicenza.

«Quando sono entrato, non me l’aspettavo però ero pronto: quando si viene chiamati in prima squadra, bisogna essere sempre pronti. É stata una bella “botta” di adrenalina debuttare davanti a undicimila persone: ero emozionato però l’ho gestita bene, non avevo paura ed avevo fiducia. I compagni mi hanno aiutato come hanno sempre fatto, fin da quando mi alleno con loro. Mio padre mi dà sempre consigli tecnici e caratteriali: il mio obiettivo è quello che si parli sempre più di me e meno di lui».

Quali le “tappe” del vostro percorso?

«Ho iniziato a giocare nell’Abano, la squadra della mia città (frequenta il “Liceo Scientifico Alberti” indirizzo Scienze Applicate, ndr) – racconta Montrone - Dopodiché ho fatto una breve parentesi al Due Monti e dopo sono passato al Padova Academy, dove sono stato per due stagioni. Successivamente sono passato tra i selezionati facendo 9 stagioni. Le differenze tra Primavera e prima squadra? Per me, la differenza più grande sono la pulizia tecnica ed i ritmi di gioco; la tecnica, però, è quello che cambia tutto. Rossettini, con le sue 300 partite in serie A, è sempre disponibile a darci consigli per migliorare; Torrente, prima delle partite, ci dice sempre di stare tranquilli e di mostrare la nostra personalità».

«Essendo nato a Milano, ho cominciato in un oratorio vicino alla mia zona; poi mi sono spostato nella Pro Sesto dove ho fatto tre anni – rivela Toldo - Dopo quelle stagioni, però, avevo voglia di spostarmi ed andare in un settore giovanile che mi valorizzasse: così l’anno scorso ho fatto sei mesi a Vicenza, anche grazie all’appoggio della mia famiglia. Da quest’anno sono qui, dove vengo da quando ero piccolo: i miei nonni sono di Padova e sono legatissimo a tutti i miei familiari ed a questa città che mi sta dando fiducia. I compagni e l’ambiente mi hanno accolto bene fin da subito, ed io stesso mi trovo molto bene in questo gruppo. In prima squadra, invece, cambia l’atteggiamento ed il comportamento da tenere: devi capire che non sei più in un ambiente protetto. Essendo un ragazzo, devi mantenere la calma e non perdere la testa. Rossettini è come un papà per tutti noi; Torrente ha un carattere più forte: ci ha detto di avere personalità».

Com’è nata la vostra vocazione di attaccanti?

«Per me, arriva chiaramente da mio padre che ha giocato tanti anni qui a Padova. Grazie ai suoi consigli, mi è sempre piaciuto fare gol – ricorda Montrone -: cercare l’adrenalina del gol e voler aiutare la squadra sotto questo punti di vista. Il gol di mio padre con l’Ascoli? L’ho rivisto molte volte, soprattutto l’esultanza. É bello vedere lo stadio così pieno, spero che un giorno sia possibile rivederlo così!».

«Mi è sempre piaciuto gioire ed esultare con i compagni per i miei gol – aggiunge Toldo - L’attaccante è la rockstar della squadra: è bello venir acclamati. Certo, anche io vado spesso a rivedere i filmati di mio papà; essendo stato un portiere, mi aiuta un po’ questa cosa: sennò ci sarebbero stati continui paragoni tra noi. Non sono portato per fare il portiere, troppe responsabilità: lui è stato un eroe per tutti, le sue parate lo hanno contraddistinto come uno dei più grandi».

E qual è il vostro modello?

«Personalmente, mi ispiro molto a Lukaku – rivela Montrone -: da romanista, ma da prima che giocasse nella Roma. Rispetto a lui, devo migliorare ancora molto sulla tecnica e nell’aspetto caratteriale: spesso sono molto irruento, dovrei cominciare a parlare meno con l’arbitro. Nel colpo di testa ho la mia specialità, ma tecnicamente devo lavorare ancora molto».

«Credo che si possa migliorare sempre in ogni aspetto – chiarisce Toldo - Il mio punto debole principale è però il piede destro che uso solamente per salire e scendere dall’autobus. Essendo interista anche per me l’idolo è Lautaro Martinez, fa tanti gol che è la cosa più importante per un attaccante».

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