
Basket, Capitan Giovanni alza la Coppa
Giovanni Pellecchia
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Nella favola della “cenerentola” Napoli, c’è un padovano. Ad un anno di distanza dallo scudetto nel calcio vinto dal Napoli (dopo 33 anni), la città partenopea festeggia la Coppa Italia di Basket. Vinta domenica 18 febbraio alle Final Eight di Torino, a distanza di 18 anni esatti dal successo del 19 febbraio 2006 ottenuto a Forlì dalla squadra guidata da Piero Bucchi (detto che, nel lontano 1968, l’allora Partenope Napoli vinse anche la prima edizione della competizione).
La Generazione Vincente Napoli (nomen omen, avrebbero detto gli antichi) ha ribaltato il pronostico nelle tre gare. Un autentico capolavoro della società, ed in particolare del coach polacco Igor Milicic che guida la nazionale del suo Paese, ma sulla panchina partenopea conta pure sull’esperienza di Cesare Pancotto, rimasto vice dopo aver terminato in sella l’ultima stagione).
Iniziata la competizione da settima (al termine del girone di andata) e reduce da tre sconfitte in campionato, Napoli ha eliminato Brescia ai quarti; poi in una entusiasmante semifinale, rimontando da -12, ha superato Reggio Emilia al supplementare; ed in finale con l’Olimpia Milano, dopo aver condotto fin dal primo minuto, ha mostrato grande resistenza mentale e fisica nel finale vincendo 77-72.
Dopo due stagioni in cui si è salvata a fatica, con alle spalle vari fallimenti societari da quel 2006 (era tornata in serie A solo nel 2021), la società del presidente Sergio Grassi d’estate ha cambiato rotta: affidandosi a Alessandro Della Salda, amministratore delegato e allo spagnolo Pedro Llompart, general manager; e scegliendo un coach come Milicic, che ha costruito la squadra puntando su “nomi” importanti a caccia di riscatto.
In questo contesto, l’innesto del play padovano Giovanni De Nicolao (nato il 10 giugno 1996 a Camposampiero): dopo un biennio a Varese, alla prima vera responsabilità della carriera e subito investito del ruolo di capitano.
«Sono davvero felice ed entusiasta che la società, lo staff tecnico e i compagni di squadra mi abbiano designato nuovo capitano del Napoli Basket – ha dichiarato con orgoglio, ricevendo i galloni - Per me è un onore essere il capitano e spero di riuscire ad esserne all’altezza. Posso garantire ai tifosi che darò tutto ogni giorno. Vogliamo costruire qualcosa di grande assieme».
Impegno subito mantenuto: «Stupendo! - rivela al telefono per “Chesport.info” - Vincere la Coppa Italia, tanto più perché inaspettata e da capitano, è bellissimo: al tempo stesso una grande responsabilità ed un onore».
Guida e “carica” di energia per la squadra, sul parquet Giovanni ne è stato anche, con il trofeo in mano, il primo a scendere dal treno accolta alla stazione di Napoli da circa 300 tifosi in tripudio. E quando la squadra lunedì è stata ricevuta a Palazzo San Giacomo da sindaco ed assessore allo sport, come il presidente ed il coach, è stato premiato con una targa (per tutti, invece, la medaglia della città).
«Sono lieto di esprimere, a nome di tutta la squadra, la nostra profonda gratitudine nel rappresentare con orgoglio la magnifica città di Napoli e contribuire a scrivere un nuovo capitolo nella sua gloriosa storia – ammette - All’inizio dell’anno, mai avrei immaginato di vivere un sogno così straordinario. Continueremo con impegno e dedizione a dare il massimo in campo, onorando la nostra straordinaria città».
«Napoli è una città stupenda – ci spiega -: un po’ caotica e rumorosa forse, ma bellissima; specie per me che vivo a Fuorigrotta a 5 minuti dal mare… Nonostante le ultime tre sconfitte, stiamo facendo un bel campionato. In Coppa? A mio avviso, decisiva è stata la prima partita con Brescia, contro cui avevamo perso già due volte in campionato: vinta quella, ci siamo detti “Perchè no?”. I nostri tifosi, che riempiono il palazzetto ogni domenica, erano in gran numero domenica a Torino. Della mia famiglia? C’erano mio fratello Francesco e la mia ragazza».

Già, la famiglia De Nicolao. Merita un capitolo a parte: i tre fratelli, tutti nati a Camposampiero, in una famiglia dove si “respirava” basket. Sport praticato a buoni livelli e proseguito da allenatori sia dal loro papà Stefano, da diversi anni a guida della Pallacanestro Vigodarzere (società nella quale hanno mosso i primi passi e non a caso, come il presidente della Fip di Padova Flavio Camporese, tra le prime a complimentarsi), che dallo zio Pierluigi prematuramente scomparso (il figlio Riccardo è coach della Virtus Padova in serie B).
Tra il primo dei tre, il 32enne Andrea capitano della Reyer Venezia che nel suo ricco palmarès oltre alla vittoria con gli orogranata della FIBA Eurocup (2018) e dello scudetto (2019) vanta altri successi (nel 2015 la Coppa Italia di serie A2 con la Scaligera Verona e nel 2016 la Supercoppa Italiana con Reggio Emilia) e una decina di convocazioni in Nazionale (nel 2011, con la Nazionale U20 vinse l’argento agli Europei), ed appunto Giovanni che, reduce dal suo primo biennio in serie A a Varese vanta un’esperienza triennale di college negli Usa (ha giocato in Ncaa ai Roadrunners squadra dell’University Texas San Antonio), c’è il “mezzano” Francesco: classe 1993 e a sua volta ex giocatore professionista, tornato sul parquet di recente – ora che deve conciliare lavoro e basket - alla Pio X Mantova di serie C lombarda.
Riguardo la Coppa Italia, però, inevitabile il confronto con Andrea: che il trofeo lo alzò nel 2020… «Speriamo che arrivi presto lo scudetto – rivela, tra il serio e il faceto, Giovanni - Sicuramente sarebbe stato più bello vincere in finale contro la Reyer ed Andrea, ma anche così è stupendo! Al di là di tutto, non cerco paragoni: a fine carriera, però, mi basterebbe aver vinto quanto ha già fatto lui».
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