
Cosa c'entra Aristotele con lo sport?
Roberto Guidetti
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Cosa c'entra Aristotele con lo sport? E' stato l'intrigante interrogativo che ha introdotto il dibattito “Raccontare lo sport” in un'affollata aula magna di Palazzo De Claricini a Padova, sede del FISPPA, il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata dell'Università cittadina, a due passi dalla basilica del Santo.
L'etica nicomachea aristotelica, spiegata con dovizia di termini dal primo relatore Simone Grigoletto del Dipartimento Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata-Università di Padova, ci dice che un'azione può essere valutata moralmente solo quando è frutto della scelta e della deliberazione a proposito dei mezzi per conseguirne il fine. Le virtù etiche – proprio per questo – non sono insegnabili, ma apprendibili attraverso l'esperienza e pratica personali, seguendo l'esempio degli uomini saggi. Grigoletto, oltre che ricercatore in Filosofia Morale presso il dipartimento padovano, è anche coach di basket giovanile, quindi il suo intervento ha fatto riferimento proprio alla figura dell'allenatore, che racchiude in sé consapevolezza dell'emulazione (da parte dei suoi ragazzi) e responsabilità di crescere i giovani, diventando non un modello, ma un ispiratore di quelle virtù, il cui valore può essere trasferito alle piccole e grandi situazioni quotidiane.
Tema dell'incontro le riflessioni etiche sulla narrazione sportiva, quindi chi meglio di un cronista poteva parlarne? Nel terzetto di relatori, non a caso c'era Flavio Tranquillo, voce “storica” di Sky Sport, molto applaudito nei suoi interventi, che ha spiegato il valore del “racconto” dell'evento nell'immediatezza (inaffidabile) dell'istantaneità che, a cuore caldo, diventerebbe più consapevole. "La questione etica – ha aggiunto – fa riferimento all'idea di modelli sportivi, che non vanno confusi con certi esempi religiosi, creati per favorire il proselitismo. L'amore per lo Sport – ha chiosato al termine dei suoi numerosi interventi, rispondendo anche alle domande del pubblico – non va mai disgiunto dal gusto per la cultura, indispensabile a realizzare l'idea di un formidabile insegnamento di vita".
A proposito di “raccontare” lo sport, prezioso il contributo del terzo relatore, Simone Pizzioli, ex arbitro di basket, oggi allenatore e co-fondatore di Basket Books APS, associazione che dal 2019 promuove la cultura sportiva attraverso eventi ed incontri e pubblica video-recensioni di libri, oggi arrivate quasi a quota sessanta, visibili nei principali canali social.
Pizzioli ha proposto quattro volumi, tutti legate al mondo del canestro: “Gli dei dell'asfalto” di Vincent Mallozzi, che racconta la storia del Rucker Park, spazio fisico creato a New York per sottrarre i giovani alla strada ed iniziarli alla pallacanestro; “Quando il basket era IL Jordan”, che ricostruisce la vita del primo telecronista italiano di pallacanestro, il memorabile Aldo Giordani; “Coach Wooden and me”, scritto dal leggendario centro dei Los Angeles Lakers, Karim Abdul Jabbar, per raccontare la sua meravigliosa amicizia con il grande coach John Wooden; e, a proposito di super-tecnici, il libro “Eleven rings”, undici anelli, che racconta la storia di Phil Jackson, allenatore-vincitutto a Boston e Los Angeles, che però a New York, in qualità di dirigente, non ebbe la stessa fortuna e capacità, dimostrate in panchina.

A questo proposito, abbiamo chiesto a Pizzioli se oggi, in un altro sport, la pallavolo, può risollevare le sorti delle azzurre l'arrivo di una vecchia gloria come Julio Velasco (un ritorno, il suo, dopo il biennio 1997-98) capace di una strepitosa serie di vittorie tra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta con la indimenticabile nazionale maschile di Bernardi, Vullo, Zorzi, Gardini e Giani...
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